Perdite di Sangue prima del ciclo? ecco spiegato il motivo. Farmajet news

Le perdite di sangue prima del ciclo sono un fenomeno molto comune che interessa maggiormente le donne che soffrono di cicli irregolari. Possono essere spesso un campanello di allarme per patologie più gravi: cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta

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Le perdite di sangue prima del ciclo si verificano, generalmente, dai due ai sette giorni prima dell’inizio delle mestruazioni. Sono in genere di colore rosso scuro, o di sangue marrone e non sono particolarmente abbondanti. Si verificano soprattutto nelle donne che hanno un ciclo irregolare, con le mestruazioni che spesso fanno ritardo e sono dovute ad un abbassamento del livello di progesterone.

Queste perdite spesso si confondono con le perdite da impianto, che sono tipiche nelle donne all’inizio della gravidanza, quando, appunto, ancora non sanno di essere incinte ed aspettano che arrivi il ciclo mestruale. Le perdite da impianto durano qualche giorno in più, perché sono un sintomo dell’avvenuta fecondazione.

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Le perdite di sangue prima del ciclo si possono verificare nelle donne in fase di premenopausa

PERDITE DI SANGUE PRIMA DEL CICLO: LE CAUSE

Le cause possono essere svariate, proprio per questo motivo bisogna evitare di allarmarsi immediatamente, anche se una visita ginecologica periodica è sempre raccomandata. Le perdite al di fuori del ciclo mestruale prendono generalmente il nome di spotting, che tradotto dall’inglese significa “macchie o macchiarsi”. Se l’episodio avviene prima del ciclo, prende il nome specifico di spotting premestruale.

Cerchiamo di capire quali sono le cause principali delle perdite di sangue prima del ciclo:

PILLOLA CONTRACCETTIVA

La pillola anticoncezionale, essendo un contraccettivo orale, influisce molto sul ciclo ormonale della donna, pertanto è possibile che a seguito dell’assunzione di queste compresse, compaiano le perdite premestruali, soprattutto se si tratta dei primi mesi di assunzione.

SPIRALE CONTRACCETTIVA

La spirale è un metodo contraccettivo che prevede l’inserimento all’interno dell’utero di uno strumento chiamato, appunto, spirale, che impedisce la fecondazione. A seguito dell’inserimento della spirale è possibile che compaiano delle perdite ematiche prima del ciclo.

STRESS E ABITUDINI ALIMENTARI

Lo stress influisce, inevitabilmente, su tutte le nostre azioni quotidiane e gli effetti si risentono su vari organi, come lo stomaco, ma anche sull’apparato riproduttivo. Le donne che stanno vivendo un momento molto stressante, nelle loro vite, possono andare incontro a sbalzi ormonali che generano dei cambiamenti nel ciclo mestruale, quali possono essere le irregolarità o lo spotting premestruale.

I cambiamenti delle abitudini alimentari influiscono anche sul ciclo mestruale e portano alle perdite di sangue prima del ciclo. Se soffrite di anoressia o di bulimia, questo fastidio è normale, ma compare anche se iniziate improvvisamente una dieta ipocalorica o se, al contrario, iniziate a mangiare più del dovuto. E’ indispensabile, sempre, seguire una corretta alimentazione, con un giusto apporto di calorie e bere almeno due litri di acqua al giorno.

CISTI OVARICHE, FIBROMI, POLIPI, PIAGHETTE AL COLLO DELL’UTERO, TUMORI UTERINI

Se notate che le perdite ematiche prima delle mestruazioni si verificano in maniera ripetuta, senza che ci siano cambiamenti nelle vostre abitudini, significa che il problema è ben più grave. Queste perdite, infatti, possono rappresentare un campanellodi allarme per i sintomi citati, perché indicano che all’interno del vostro utero c’è qualcosa che non va e che va risolto al più presto.

Sia le cisti, che i polipi o i fibromi vengono asportati con interventi sempre meno invasivi, quindi non fatevi prendere dal panico, perché se queste formazioni vengono immediatamente individuate, sarà facile riuscire ad asportarle.

SINDROME DA PRE-MENOPAUSA

Se avete un’età compresa tra i 45 e i 50 anni, le perdite di sangue prima del ciclo possono significare che il vostro corpo si sta preparando per andare incontro alla menopausa.

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Se le perdite di sangue prima delle mestruazioni si verificano spesso è il caso di chiedere aiuto ad un ginecologo

COSA FARE IN CASO DI PERDITE DI SANGUE PRIMA DEL CICLO

Se le perdite sono di colore scuro, ma avete attraversato un periodo di stress, assumete contraccettivi o siete a dieta, non è il caso di allarmarvi, provate a notare se il disturbo si ripete e in quel caso chiedete consiglio al ginecologo.

Se, invece, apparentemente le vostre abitudini non sono cambiate, ma notate queste perdite ad ogni ciclo, che spesso sono abbondanti e di colore rosso vivo, allora in quel caso è necessario rivolgersi immediatamente al ginecologo, che saprà consigliarvi la cura giusta per voi, effettuando una visita ed un’ecografia.

 Spesso le perdite sono dovute ad un abbassamento del livello di progesterone, pertanto il medico può decidere di prescrivere un integratore ormonale, per ristabilirne il giusto livello nell’organismo.

L’Argento Proteinato che cos’è e a cosa serve. Farmajet news

ARGENTO PROTEINATO NEI BAMBINI: A COSA SERVE ED EFFETTI COLLATERALI NOTI

Le gocce di argento proteinato sono utili in caso di raffreddore e otite nei bambini molto piccoli. E’ un rimedio molto antico che presenta alcuni effetti collaterali. I medici non concordano all’unanimità sulla sua reale efficacia e funzione

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Avere il raffreddore e il naso chiuso sono fenomeni frequenti tra i bambini. Il pediatra, in alcuni casi, suggerisce ai genitori di utilizzare l’argento proteinato. Noto anche come argento colloidaleargento vitellinato o argento metellinato è efficace anche in caso di otite e sinusite. Il rimedio della nonna, un tempo veniva usato anche come disinfettante per le ferite e contro le infezioni delle vie urinarie e dei genitali.

Questo farmaco automedicante, non richiede la prescrizione medica, tuttavia non sono noti dati clinici che confermano l’efficacia. È un preparato naturale, efficace come antisettico, decongestionante e vasocostrittore. Viene solitamente prescritto per sostituire quei farmaci vietati ai bambini piccoli. Tuttavia, specialmente per i bambini con un’età inferiore ai 12 anni, è importante chiedere il parere medico.

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Di colore giallo-bruno, o marrone, questo farmaco da banco è disponibile in gocce. Sarà il pediatra a stabilire il dosaggio del principio attivo in base all’età del bambino.

Il rimedio naturale è efficace contro il raffreddore e l’otite

A COSA SERVE ?

Il rimedio è utilizzato specialmente nei bambini molto piccoli perché non possono utilizzare i classici farmaci che si prescrivono in caso di raffreddore.

Gli ioni d’argento e le molecole di natura organica che lo costituiscono, gli conferiscono grandi proprietà, antibatteriche e decongestionanti. L’argento proteinato è utilizzato come rimedio naturale contro il raffreddore, per disinfettare naso e orecchie. È efficace anche contro la sinusite e l’otite. Inoltre, aiuta a rinforzare il sistema immunitario, limita la moltiplicazione dei batteri e sconfigge l’infezione in corso. Si utilizza esclusivamente nel naso e nelle orecchie.

La concentrazione di suoi principi attivi varia dallo 0,5% al 2%, sarà il medico a stabilire il dosaggio.  Viene proposto, in generale, dopo che il bambino ha compiuto 6 mesi con una concentrazione del principio attivo pari a 0,5%. Dopo i 5 anni si può aumentare il dosaggio fino a 1% mentre sopra i 4-5 anni e 2% sopra i 10 anni.

In base alla prescrizione medica, questo rimedio viene utilizzato fino ad un massino di 3 giorni. Solitamente, vengono versate circa 3 gocce della soluzione nel naso per liberare le narici dei bambini. Se il bimbo soffre di otite si versa 1 goccia nelle orecchie.

In alcuni casi, il rimedio può essere associarto a lavaggi nasali con soluzione fisiologica, marina o ipertonica.

COME PREPARARE L’ARGENTO PROTEINATO

In farmacia si può acquistare una soluzione di argento proteinato con lo 0,5% di principio attivo già pronta. Una volta aperta, la soluzione deve essere utilizzata per un massimo di 15 giorni.

Si può, però, acquistare anche in polvere. In questo caso, bisogna scioglierlo e diluirlo con dell’acqua e conservare la soluzione in bottiglie di vetro.

È importante precisare al farmacista l’età del bambino per utilizzare la concentrazione corretta del principio attivo.

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E’ bene rivolgersi al pediatra per il dosaggio per evitare effetti collaterali

EFFETTI COLLATERALI DELL’ARGENTO PROTEINATO

Il rimedio è ancora sotto indagine clinica. È bene precisare che molti medici non concordano sulla reale utilità ed efficacia del farmaco.

Rispetto agli antibiotici, la soluzione ha il vantaggio di non danneggiare il sistema immunitario; al contrario, lo rinforza.

Tuttavia, esistono degli effetti collaterali noti del rimedio. Questi si sviluppano in caso di ipersensibilità al principio attivo, di uso prolungato e di sovradosaggio.

È sconsigliato in caso di gravidanza, durante l’allattamento e in concomitanza con prodotti che contengono la papaina, enzima della papaya.

Tra gli effetti indesiderati sono oggi noti il prurito, le allergie e le irritazioni cutanee. Il paziente può reagire con bruciore, dolore e rossore.

L’argento contenuto nel rimedio, inoltre, a contatto con il sangue può causare la comparsa di argiria. Questa patologia è un’alterazione del colore della pelle irreversibile. La pelle, infatti, diventa blu-grigia per effetto del deposito di ioni e nitrati d’argento.

Il suo sovradosaggio può causare amnesia, epatotossicità, cardiomiopatia, disturbi del linguaggio, epilessia e coma. I rischi del sovradosaggio sono anche mortali.

Per questi motivi, sopra elencati, il suo uso deve essere ponderato e la dose deve rispettare quanto indicato dal medico. È importante non utilizzare l’argento colloidale per tropo tempo.

CONSIGLI UTILI

L’argento proteinato macchia. Per questo motivo, bisogna fare attenzione quando si utilizza per evitare di macchiare lenzuola, vestiti e la pelle. Quando si instillano le gocce nel naso o nelle orecchie è quindi utile munirsi di un fazzoletto per tamponare e rimuovere il liquido in eccesso.

È consigliabile conservare il farmaco fuori dalla portata dei bambini per evitare che ne facciano un uso inappropriato o che lo ingeriscano.

 

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Lo studio dei cardiologi mostra come il riso rosso fermentato riduce il colesterolo cattivo

Una nuova ricerca di due cardiologi della zona di Philadelphia ha scoperto che un integratore alimentare da banco venduto in farmacia e nei negozi di alimenti naturali può essere un’alternativa per i pazienti che non possono assumere farmaci tradizionali per abbassare il colesterolo a causa del dolore muscolare legato alle statine. I risultati del loro studio, “Riso rosso di lievito per dislipidemia in pazienti intolleranti alle statine”, appaiono nel numero del 16 giugno 2009 di Annals of Internal Medicine.

Cardiologi David Becker, MD, e Ram Gordon, MD, Chestnut Hill Cardiology, hanno studiato 62 pazienti con colesterolo alto nel primo studio randomizzato, in doppio cieco controllato con placebo per valutare il riso rosso del lievito in pazienti con una storia di mialgie associate alle statine ( effetti collaterali che includono dolore e debolezza muscolare). Trentuno dei pazienti hanno preso tre capsule da 600 mg di riso rosso fermentato due volte al giorno nel corso di sei mesi e l’altra metà ha ricevuto compresse placebo identiche . I pazienti con riso rosso del lievito hanno anche partecipato a incontri settimanali per i primi tre mesi, dove sono stati insegnati le malattie cardiache e come integrare nella dieta l’ alimentazione cardiaca , l’esercizio fisico e la gestione dello stress .

Alla conclusione dello studio, la ricerca ha rilevato:

– I livelli di colesterolo delle lipoproteine ​​a bassa densità (noti anche come “colesterolo cattivo”) sono diminuiti di più nei pazienti che hanno ricevuto il riso rosso del lievito (riduzione media, 35 mg / dL) rispetto ai pazienti trattati il placebo (diminuzione media, 15 mg / dL).

– I livelli di colesterolo totale sono migliorati maggiormente nel gruppo di riso del lievito rosso rispetto al gruppo placebo.

– I punteggi di dolore muscolare, perdita di peso, colesterolo HDL (lipoproteina ad alta densità o “colesterolo buono”) e livelli di enzimi epatici o muscolari non differivano tra i due gruppi.

Il riso rosso del lievito, una base della medicina cinese per più di mille anni, è derivato da un fungo che cresce sul riso. Una serie di composti all’interno del riso rosso del lievito è stata trovata per rallentare la produzione di colesterolo nel fegato. La comunità medica, tuttavia, è stata lenta a considerare il suo potenziale utilizzo come terapia di trattamento alternativa per i pazienti con mialgia associata a statine perché il supplemento non è regolato dalla Food and Drug Administration.

“Ogni medico ha pazienti che rifiutano di assumere statine o hanno effetti collaterali significativi da loro”, afferma il dott. Becker. “Una delle maggiori sfide nella comunità medica è stata la mancanza di consenso o consenso su come trattare questi pazienti, siamo convinti che la nostra ricerca possa portare ad alcune risposte”.

Il dottor Gordon ha osservato: “Le statine hanno rivoluzionato il modo in cui i medici si sono presi cura dei pazienti cardiaci negli ultimi due decenni, ma per i pazienti che non possono tollerarli, gli effetti collaterali sono considerevoli”. Alcuni studi hanno stimato che fino al 15% dei pazienti che assumono i farmaci che abbassano il colesterolo devono fermarsi a causa del dolore muscolare. Secondo IMS Health, un’azienda di monitoraggio dei farmaci, oltre 200 milioni di prescrizioni di statine sono state compilate nel 2008. Il

dott. Gordon ha aggiunto: “Mentre il riso rosso del lievito non è appropriato per tutti, l’obiettivo della nostra ricerca era di vedere se ha potenziale essere un’opzione per quei pazienti che interrompono le loro statine a causa degli effetti collaterali Spesso questi pazienti con colesterolo alto sono lasciati senza terapia ipolipemizzante.attacchi di cuore , stent, chirurgia di bypass o ictus.”

Il dottor Becker e il Dr. Gordon sono in uno studio privato a Chestnut Hill Cardiologia in Flourtown, Pennsylvania, un sobborgo di Philadelphia e sono nello staff di Chestnut Hill Hospital e Abington Memorial Hospital. Essi Conduce anche un innovativo programma di prevenzione cardiaca denominato “Change of Heart”, sviluppato dal Dr. Becker nel 1993. Il programma di 10 settimane adotta un approccio olistico al benessere cardiaco, utilizzando dieta, esercizio fisico, gestione dello stress e terapie di trattamento tradizionali e alternative per aiutare le persone a ridurre e persino invertire gli effetti della malattia coronarica .

Il Dott. Becker ha dichiarato: “Il nostro attuale sistema medico pone poca enfasi sull’educazione dei pazienti, impiegando un approccio di squadra: i pazienti lavorano a stretto contatto con dietisti, esperti di fitness e consulenti di gestione dello stress e forniamo la prospettiva del medico per aiutarli a valutare e prendere in considerazione i tradizionali trattamento e terapie alternative Crediamo con passione che i pazienti debbano prendere il controllo del loro destino cardiaco. ”

“Oltre ai suoi risultati, questo studio è unico perché è veramente radicato nella nostra comunità piuttosto che negli interessi commerciali delle aziende farmaceutiche”, afferma Brooks Turkel, CEO di Chestnut Hill Hospital. “La premessa della ricerca è stata stabilita perché i pazienti locali hanno chiesto alternative ai farmaci per abbassare il colesterolo e ai potenziali effetti collaterali indesiderati.I nostri cardiologi, motivati ​​a fornire ai loro pazienti alternative, hanno sviluppato un programma di modifica dello stile di vita, Change of Heart, che ha è servito come trampolino di lancio per ulteriori ricerche sugli integratori naturali.All’Ospedale di Chestnut Hill siamo molto orgogliosi che la ricerca del dott. Becker, Gordon e del loro team abbia ottenuto il riconoscimento della comunità medica nazionale “.

“Il Chestnut Hill Hospital ha ricevuto finanziamenti per questo studio attraverso una sovvenzione del Commonwealth della Pennsylvania”, osserva Turkel. “Siamo grati che i nostri rappresentanti di stato abbiano visto il valore del programma Change of Heart”.

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Come i composti dell’uva possono aiutare a curare la depressione

Un nuovo studio svela il meccanismo mediante il quale i composti trovati nell’uva migliorano la resistenza allo stress nei topi e attenuano i cambiamenti cerebrali legati alla depressione.
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In una nuova ricerca, una combinazione di vari estratti di semi d’uva e di uva viene mostrato per ridurre la depressione indotta dallo stress.

Secondo l’Associazione d’ansia e depressione americana, il disturbo depressivo maggiore, o la depressione clinica , è ora “la principale causa di disabilità” tra le persone tra i 15 ei 44 anni negli Stati Uniti.

Ogni anno colpiscono oltre 16 milioni di adulti statunitensi. Questo è l’equivalente di circa il 6,7% della popolazione adulta del paese.

I trattamenti farmacologici convenzionali per la depressione non sono particolarmente efficaci. In effetti, gli autori del nuovo studio affermano che meno del 50 percento delle persone con diagnosi di depressione sperimentano una remissione temporanea della malattia.

La necessità di trattamenti alternativi è quindi terribile. Questo è il motivo per cui gli scienziati – guidati da Giulio Maria Pasinetti, un professore di neurologia presso la Icahn School of Medicine del Monte Sinai a New York City, NY – si sono proposti di studiare un percorso alternativo per il trattamento della depressione.

Questo percorso comporta l’effetto potenzialmente benefico dei composti derivati ​​dall’uva. Ricerche precedenti hanno dimostrato che i cosiddetti polifenoli dell’uva hanno una certa efficacia nella gestione del disturbo depressivo maggiore, ma i meccanismi precisi dietro questo non erano chiari.

Il nuovo studio del Prof. Pasinetti e del suo team spiega questo meccanismo. I ricercatori hanno testato l’effetto di un mix di tre polifenoli derivati ​​dall’uva nei topi e hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista Nature Communications.

BDPP, infiammazione e plasticità sinaptica

La miscela utilizzata dai ricercatori è chiamata “preparazione polifenolica dietetica bioattiva” (BDPP), ed è composta da succo d’uva Concord , un estratto di semi d’uva e trans-resveratrolo.

Oltre a testare il BDPP, i ricercatori hanno anche testato l’effetto di due nuovi fitochimici derivati ​​dal metabolizzare il BDPP.

Il Prof. Pasinetti e il team hanno somministrato il BDPP a un gruppo di topi cronicamente stressati. Hanno scoperto che la preparazione ha migliorato la resistenza dei topi contro la depressione indotta dallo stress.

Nello specifico, il modo in cui il BDPP faceva ciò era modulando la plasticità delle sinapsi del cervello, o le connessioni tra i neuroni e modulando l’ infiammazione .

Precedenti esperimenti in cui i topi erano cronicamente stressati avevano dimostrato che “i meccanismi epigenetici e infiammatori giocano un ruolo importante nel mediare la resilienza e la suscettibilità alla depressione”.

Nello studio, il team dimostra come uno dei due nuovi fitochimici riduce i livelli di una sostanza proinfiammatoria e come l’altro interviene epigeneticamente per aumentare l’espressione dei geni, il che, a sua volta, promuove la plasticità sinaptica.

La nostra ricerca mostra che il trattamento di combinazione con i due composti può promuovere la resilienza contro i fenotipi simili alla depressione mediati dallo stress modulando le risposte infiammatorie sistemiche e la plasticità sinaptica cerebrale in un modello murino di depressione”.

Primo autore dello studio Jun Wang, Ph.D.

I ricercatori osservano che questa scoperta ci avvicina a un trattamento per i meccanismi alternativi di depressione, spesso ignorati – come l’infiammazione e il malfunzionamento delle sinapsi .

“Il nostro approccio per utilizzare un trattamento combinato di DHCA e Mal-gluc [i due fitochimici] per inibire simultaneamente l’infiammazione periferica e modulare la plasticità sinaptica nel cervello”, dice il Prof. Pasinetti, “lavora in sinergia per ottimizzare la resilienza contro la depressione cronica da stress -come fenotipi. ”

Continua: “La scoperta di questi nuovi composti polifenoli derivati ​​dall’uva naturali che prendono di mira le vie cellulari e molecolari associate all’infiammazione può fornire un modo efficace per trattare un sottogruppo di persone con depressione e ansia , una condizione che colpisce così tante persone”.

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Mangiare la Pelle del Salmone Benifici nutrizionali.

La pelle di salmone è generalmente considerata sicura da mangiare. La pelle contiene più degli stessi minerali e sostanze nutritive contenute nel salmone, che può essere un’aggiunta eccellente a qualsiasi dieta.

Ci sono alcune cose da considerare quando si sceglie di mangiare la pelle di salmone, come la fonte e la qualità del pesce. Le preferenze personali possono anche avere un ruolo nel decidere se mangiare la pelle di salmone o meno.

Fatti veloci sulla pelle di salmone:

  • A patto che si tratti di salmone di alta qualità, la pelle può costituire un’ottima aggiunta alla maggior parte delle diete.
  • Molte persone evitano la pelle del salmone semplicemente perché non sanno come cucinarlo.
  • Aggiungere pelle di salmone a un menu è semplice e può fornire al corpo sostanze nutritive extra.

Dovresti mangiare la pelle di salmone?

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La pelle di salmone contiene molte delle stesse sostanze nutritive del pesce.

La pelle di salmone può apportare un’aggiunta deliziosa e salutare alla dieta.

Contiene più della stessa proteina e acidi grassi omega-3 essenziali contenuti nel pesce.

Il corpo non può produrre acidi grassi omega-3, quindi le persone devono assumerli attraverso la loro dieta.

Il salmone contiene anche buoni livelli di vitamine B e D, oltre a minerali essenziali come il selenio .

La FDA ( Food and Drug Administration ) statunitense raccomanda che le persone, in particolare le donne di età compresa tra 16 e 49 anni e i bambini di età superiore ai 2 anni, mangiano da 2 a 3 porzioni di pesce grasso, come il salmone, ogni settimana.

Lasciare la pelle può fornire alcuni nutrienti aggiuntivi per il corpo. Alcune persone potrebbero non pensare che la pelle appaia appetitosa, ma coloro che scelgono di lasciarlo scoprono che le loro ricette preferite funzionano altrettanto bene.

Benefici nutrizionali della pelle di salmone

Il salmone vive a temperature estremamente fredde dell’oceano. La loro pelle contiene un’alta concentrazione di acidi grassi omega-3 per aiutare a mantenere il salmone caldo nell’oceano.

Questi acidi grassi possono anche fornire alcuni benefici per la salute del corpo umano.

Gli acidi grassi omega-3 possono aiutare a proteggere il cuore da specifici fattori di rischio per le malattie cardiache , come la pressione sanguigna . Possono anche aiutare a proteggere il cervello dalla degenerazione, aiutare la pelle a rimanere elastica e in salute e proteggere gli occhi dalla degenerazione maculare senile .

Cosa dicono gli studi sui benefici?

Uno studio pubblicato sulla rivista Marine Drugs ha anche osservato che la pelle di salmone potrebbe aiutare a trattare il diabete di tipo 2 . La pelle di salmone sembrava avere una forte capacità antiossidante quando somministrata ai soggetti del test, e può anche aiutare con le ferite causate dal diabete .

Un altro studio pubblicato su BMC Cancer ha osservato che gli acidi grassi omega-3 sembrano avere un ruolo nella prevenzione del cancro . Le diete più elevate negli acidi grassi polinsaturi omega-3 possono aiutare a combattere le cellule tumorali.

La pelle di salmone aggiunge anche più proteine ​​salutari alla dieta, che può aiutare le persone in cerca di un’alternativa alla carne rossa.

Come cucinare la pelle di salmone

Quando il salmone viene bollito, affumicato o cotto a vapore, la pelle può diventare fradicia e gommosa, il che non è molto piacevole da mangiare. Tuttavia, quando la pelle di salmone grigliata, scottata o fritta diventa croccante ed è piena di sapore a causa di tutti i grassi presenti nella pelle.

Cucinando il salmone con la pelle

Alcune persone preferiscono cucinare il salmone con la pelle. Cucinando il salmone in questo modo si evita che la carne delicata si secchi. La pelle di salmone croccante può anche aggiungere una consistenza diversa al piatto.

Quando si cuoce il salmone sulla griglia, lasciando la pelle su può proteggere la carne sottostante dalla combustione.

Pancetta di salmone

Uno dei modi più semplici per preparare la pelle di salmone è quello di fare “pancetta di salmone” o “scorza di salmone”, che sono sottili strisce di pelle di salmone fritte nell’olio.

  1. separare la pelle dal pesce
  2. tagliatelo a strisce da 1 pollice e asciugatelo con un tovagliolo di carta: potrebbe richiedere del tempo per ottenere tutta l’umidità dalla pelle, quindi siate pazienti
  3. aggiungere l’olio da cucina in una padella e mettere a fuoco medio-alto
  4. quando l’olio è caldo, aggiungere le strisce essiccate di pelle di salmone nella padella
  5. gira i pezzi secondo necessità per evitare che brucino
  6. quando sono croccanti, togliere le strisce dalla padella e scolarle su un tovagliolo di carta per rimuovere l’olio in eccesso
  7. aggiungere sale e condimento a piacere
  8. Questa ricetta semplice può essere adattata per adattarsi a quasi tutti i pasti ed è un modo semplice per aggiungere la pelle di salmone alla dieta.

Rischi ed effetti collaterali

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Il salmone fresco pescato può essere raccomandato per evitare pesci potenzialmente contaminati.

Ci sono alcune cose importanti da considerare prima di aggiungere la pelle di salmone alla dieta.

È essenziale sapere da dove viene il salmone prima di mangiare la pelle. Il salmone che vive in acque sporche, inquinate o contaminate può assorbire le tossine dal cibo e dall’acqua in cui nuotano.

Queste tossine possono mettere una persona a rischio di esposizione a inquinanti organici persistenti (POP), che potrebbero causare problemi di salute.

Cosa dicono gli studi sui rischi?

Uno studio pubblicato su PLoS One ha suggerito che una dieta ricca di salmoni e POP agricoli potrebbe essere collegata a disturbi metabolici come il diabete di tipo 2 e l’ obesità nei soggetti del test.

Il salmone può anche essere contaminato da sostanze chimiche chiamate policlorobifenili (PCB) e metilmercurio. Il salmone può anche assorbire queste sostanze dall’acqua contaminata e dal loro cibo. Più a lungo il salmone viene esposto a questi prodotti chimici dannosi, più si accumulano nel tempo.

Scegliere una fonte di salmone

A causa di potenziali rischi come questi, molte persone preferiscono mangiare salmone selvatico. Tuttavia, può ancora valere la pena di verificare che il salmone selvatico provenga anche da aree di acqua pulita.

Interazioni farmacologiche e altri rischi

Mangiare un sacco di acidi grassi omega-3 può anche interagire con alcuni farmaci, come anticoagulanti o anticoagulanti. Mentre il piatto di salmone occasionale non può essere motivo di preoccupazione, è sempre utile fare il check-in con un medico prima di apportare modifiche drastiche alla dieta.

Mangiare la pelle di salmone aggiungerà anche più calorie alla dieta rispetto al salmone senza pelle, e le persone che stanno osservando il loro consumo di grassi o calorie vorrebbe tenerne conto nei loro piani di dieta.

Porta via

Mentre mangiare la pelle di salmone è solitamente considerato sicuro, la fonte e la qualità del salmone possono diventare un fattore.

Le persone che potrebbero essere più sensibili a potenziali contaminanti, come donne incinte o che allattano, potrebbero voler evitare di mangiare del tutto la pelle di salmone. Per la maggior parte delle altre persone, mangiare la pelle di salmone da una buona fonte può essere un ottimo modo per aggiungere utili acidi grassi e sostanze nutritive alla loro dieta.

Radiazione cellulare: l’esposizione elevata può causare tumori?

L’alta esposizione alle radiazioni a radiofrequenza ha provocato tumori nel tessuto intorno ai nervi nei cuori dei ratti maschi, ma non nei ratti femmina o nei topi maschi o femmine, secondo le conclusioni preliminari di due studi.
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Due nuovi studi hanno investoigato gli effetti della radiazione cellulare sulla salute dei roditori.

Bozze di rapporti sui due studi del National Toxicology Program (NTP), che fa parte del National Institutes of Health (NIH) negli Stati Uniti, sono state rilasciate di recente , in attesa di una revisione da parte di esperti esterni che è prevista per il 26 marzo -28. I membri del pubblico possono anche inviare commenti.

Le relazioni contengono i risultati restanti di due ampi studi di “tossicologia e carcinogenesi” – uno condotto nei ratti e l’altro nei topi – degli effetti delle radiazioni a radiofrequenza (RFR) emessi dai telefoni cellulari.

“I livelli e la durata dell’esposizione”, spiega il dott. John Bucher, uno scienziato senior dell’NTP, “alla RFR erano molto più grandi di quello che le persone sperimentano anche con il più alto livello di utilizzo del cellulare, e hanno esposto l’intero corpo dei roditori. “

Radiazioni ad alta frequenza – come i raggi X e i raggi gamma – e alcune radiazioni ultraviolette ad alta energia sono conosciute come radiazioni ionizzanti perché possono estrarre elettroni e altre particelle cariche all’interno degli atomi. Portano abbastanza energia per danneggiare il DNA all’interno delle cellule, che può causare il cancro .

Tuttavia, l’RFR si trova all’estremità inferiore dell’energia dello spettro e non è in grado di eliminare particelle cariche e alterare la struttura atomica, ma può far vibrare atomi e molecole. Genera calore se assorbito in grandi quantità da cibo, tessuti e altri materiali che trattengono l’acqua.

Quindi, anche se RFR non è il tipo di radiazioni che possono causare il cancro danneggiando il DNA, ci sono state preoccupazioni che potrebbe alterare il tessuto in altri modi che potrebbero portare al cancro.

Ratti, topi esposti a diversi livelli di RFR

I ricercatori dell’NTP osservano che la “fonte predominante dell’esposizione umana alle RFR avviene attraverso l’uso di telefoni cellulari”.

Per i loro studi, hanno costruito camere speciali, in cui hanno esposto ratti e topi a diversi livelli di RFR.

L’esposizione si è verificata in uno schema di 10 minuti acceso, 10 minuti spento, per un totale di poco più di 9 ore al giorno e si è protratto per 2 anni.

Il dott. Bucher dice che 2 anni di età in un topo o un topo ha circa 70 anni in un essere umano.

I livelli di esposizione RFR variavano da un valore massimo consentito legalmente per i telefoni cellulari negli Stati Uniti a circa quattro volte tale livello.

Gli animali sono stati esposti alle stesse “frequenze e modulazioni” di quelli dei segnali 2G e 3G utilizzati per effettuare chiamate vocali e inviare messaggi negli Stati Uniti. Successive generazioni di RFR – come 4G, 4G-LTE e 5G – usano diversi frequenze e modulazioni.

Schwannoma trovato nei cuori di topi maschi

I tumori che i ricercatori NTP hanno trovato nel cuore dei ratti maschi sono di un tipo chiamato schwannoma, che si sviluppa dalle cellule di Schwann che formano il tessuto protettivo e di supporto che circonda i nervi periferici. Questo tipo di tumore è raramente canceroso.

I risultati hanno mostrato che l’incidenza degli schwannomi nel cuore dei topi maschi è aumentata quando gli animali sono stati esposti a livelli di RFR “oltre le emissioni consentite dei telefoni cellulari”.

I ricercatori hanno anche scoperto che questi livelli di RFR hanno portato a modelli insoliti di danni nel tessuto cardiaco in ratti sia maschi che femmine.

Tuttavia, hanno trovato poche prove di problemi di salute derivanti dall’esposizione a RFR nei topi.

Il dott. Bucher afferma che i risultati “non dovrebbero essere estrapolati direttamente all’utilizzo del telefono cellulare umano”, ma rileva anche che i tumori che hanno visto “sono simili ai tumori precedentemente riportati in alcuni studi di utenti di telefoni cellulari frequenti”.

“Le conclusioni richiedono ancora un’attenta discussione”

Il dottor Otis W. Brawley, dell’American Cancer Society (ACS), osserva che mentre i risultati preliminari “sono destinati a creare molta preoccupazione, […] l’evidenza di un’associazione tra telefoni cellulari e cancro è debole, e finora, non abbiamo visto un più alto rischio di cancro nelle persone “.

“Ma,” continua, “se sei preoccupato per questi dati sugli animali, indossa un auricolare.”

Sottolinea inoltre che, in risposta alle domande di una recente conferenza stampa, il dott. Bucher ha affermato che i nuovi dati non hanno modificato il suo uso dei telefoni cellulari e non ha consigliato alla sua famiglia di cambiare il loro uso.

In una dichiarazione sui nuovi dati, il Dr. Jeffrey Shuren, direttore del Centro per i Dispositivi e la Salute Radiologica presso la Food and Drug Administration (FDA), insiste che “le conclusioni richiedono ancora un’attenta discussione” e nota che la loro comprensione è che l’evidenza è “per lo più equivoca, o ambigua,” sul fatto che le esposizioni RFR “abbiano effettivamente causato il cancro in questi animali”.

Egli sottolinea anche alcuni “risultati insoliti” degli studi, incluso il fatto che i ratti esposti a RFR vivevano più a lungo dei topi di controllo che non lo erano.

Per coloro che sono comunque preoccupati dell’esposizione alle RFR dall’uso del telefono cellulare, l’ACS consiglia di tenere l’antenna lontana dalla testa – ad esempio, utilizzando la modalità vivavoce o un dispositivo vivavoce – e inviare messaggi di testo in preferenza a fare chiamate vocali, tranne durante la guida.

Altri modi per limitare l’uso del telefono cellulare includono spendere meno tempo a parlare su di essi e usare invece una rete fissa, se disponibile.

Le tecnologie dei telefoni cellulari sono in costante cambiamento e questi risultati forniscono preziose informazioni per guidare gli studi futuri sulla sicurezza dei telefoni cellulari”.

Dr. John Bucher

I composti di birra possono aiutare a trattare la sindrome metabolica

Quando si tratta di bevande salutari, è improbabile che la birra sia in cima alla lista. Un nuovo studio, tuttavia, suggerisce che alcuni composti nella bevanda popolare potrebbero offrire benefici significativi per la salute per le persone con sindrome metabolica.
birra

I ricercatori suggeriscono che alcuni composti presenti nella birra potrebbero aiutare le persone con sindrome metabolica.

I ricercatori rivelano come una forma di xantumolo (XN) – un flavonoide trovato nel luppolo, un ingrediente essenziale nella birra – e due derivati ​​idrogenati del composto possano aiutare a migliorare la resistenza all’insulina nelle persone con sindrome metabolica, così come l’apprendimento inverso e disturbi della memoria indotto dalla condizione

Il co-autore dello studio Fred Stevens, del College of Pharmacy dell’Oregon State University (OSU) di Corvallis e colleghi hanno recentemente riportato i loro risultati nella rivista Scientific Reports .

La sindrome metabolica è una condizione in cui una persona ha almeno due dei cinque disordini metabolici. Questi includono ipertensione , obesità addominale , alti livelli di trigliceridi, bassi livelli di colesterolo HDL (high-density lipoprotein) , o colesterolo “buono” e alta glicemia a digiuno.

Si stima che circa il 23% degli adulti negli Stati Uniti abbia la sindrome metabolica.

Non solo la condizione mette questi individui a rischio di altre condizioni di salute – come il diabete, le malattie cardiache e l’ ictus – ma ricerche precedenti hanno scoperto che le persone con sindrome metabolica possono essere maggiormente a rischio di compromissione cognitiva.

Il nuovo studio, tuttavia, suggerisce che i composti di birra potrebbero aiutare a combattere questi ultimi, riducendo gli effetti di una delle principali cause della sindrome metabolica: una dieta ricca di grassi.

I composti hanno ridotto l’insulino-resistenza

In uno studio precedente , Stevens e la squadra hanno indicato XN come un possibile trattamento per la sindrome metabolica, ma c’è un ostacolo importante al suo uso clinico: nel corpo umano, XN è convertito in un metabolita estrogenico chiamato 8-prenylnaringenin (8-PN ), che può favorire la crescita del cancro al seno .

“Siamo stati sempre criticati per i potenziali effetti collaterali perché 8-PN è uno dei più potenti fitoestrogeni conosciuti in natura, e questa non è una buona notizia”, ​​spiega Stevens. “Se qualcuno ha assunto XN per periodi di tempo più lunghi, potrebbe portare a effetti collaterali estrogenici, potenzialmente.”

Il ricercatore osserva che per poter metabolizzare 8-PN, nella molecola XN è richiesto uno specifico “doppio legame”. “[…] Ho pensato che se potessi liberarmi di quel doppio legame idrogenando la molecola, allora quel metabolita non può più formarsi”, dice Stevens. “Ho pensato che forse questa è la soluzione al problema.”

<! – [: LINK | 317937 | Solo un’ora di allenamento di resistenza ogni settimana può aiutare a prevenire la sindrome metabolica, dicono i ricercatori:] ->Lui ei suoi colleghi hanno testato questa teoria nel loro nuovo studio. Hanno valutato gli effetti di XN e di due derivati ​​idrogenati di XN – α, β-diidro-XN (DXN) e tetraidro-XN (TXN) – su topi con obesità causati da una dieta ricca di grassi.

Il team ha scoperto che tutti e tre i composti, in particolare il TXN, erano efficaci nel ridurre la resistenza all’insulina tra i roditori, che è un importante fattore di rischio per il diabete di tipo 2.

È interessante notare che DXN e TXN sono risultati più efficaci di XN e, cosa importante, non hanno prodotto effetti negativi.

“Probabilmente la biodisponibilità dei derivati ​​idrogenati è migliore che per XN stesso – questo spiegherebbe perché funzionano meglio”, ipotizza Stevens.

“Ora abbiamo composti che hanno ancora gli effetti benefici originali ma non gli effetti collaterali”, aggiunge. “Non ci sono effetti estrogenici sfavorevoli e la tossicità epatica indotta dalla dieta ad alto contenuto di grassi è mitigata: il nostro studio sui topi ha dimostrato che XN, DXN e TXN non sono epatotossici”.

Apprendimento e memoria migliorati

Ma i vantaggi di XN e dei suoi derivati ​​non finiscono qui.

Nel valutare i topi obesi in un labirinto di acqua, i ricercatori hanno scoperto che tutti e tre i composti hanno portato a miglioramenti nell’apprendimento spaziale e nella memoria.

Il coautore dello studio Jacob Raber, del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’OSU, afferma che questa scoperta “potrebbe essere importante” per le persone che hanno problemi cognitivi a causa della sindrome metabolica.

“Le nostre scoperte con i roditori suggeriscono che potrebbe essere possibile ridurre o addirittura impedire l’apprendimento e disturbi della memoria attraverso un derivato dello stesso composto chimico trovato nella birra”.

Jacob Raber

Per quanto interessanti siano queste scoperte, va notato che – purtroppo – difficilmente raccoglierai le stesse ricompense ingannando una pinta della tua birra preferita.

Il rischio di cancro può aumentare mentre il sistema immunitario diminuisce

I risultati di un nuovo studio potrebbero essere un punto di svolta per la ricerca sulla prevenzione del cancro. Il sistema immunitario può svolgere un ruolo molto più importante nel rischio di cancro correlato all’età di quanto si pensasse in precedenza.
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La ghiandola del timo (mostrata qui) può avere un ruolo nel rischio di cancro.

Ogni anno, più di 8 milioni di persone muoiono di cancro a livello globale. Sebbene i trattamenti stiano migliorando costantemente, ci sono ancora molte domande senza risposta.

Essenzialmente, il cancro è causato da una successione di mutazioni geniche che si accumulano nel tempo.

Sappiamo che alcuni fattori possono aumentare la velocità con cui si verificano queste mutazioni genetiche e quindi aumentare il rischio di cancro. Questi fattori includono tabacco da fumo, alcol e obesità .

Tuttavia, non tutti i fattori di rischio sono evitabili; uno dei principali fattori di rischio sta invecchiando. Con l’aumentare della nostra età, aumenta anche il rischio di cancro. Perché l’invecchiamento aumenta il rischio di cancro in modo così significativo? Un gruppo di ricerca multidisciplinare ha recentemente fornito una risposta inaspettata a questa domanda.

Invecchiamento e rischio di cancro

È ovvio che, con il passare del tempo, aumenta la probabilità di mutazioni. Fino ad ora, questa è stata la spiegazione standard: più si invecchia, più mutazioni si hanno e il rischio di cancro è maggiore.

Un recente studio – condotto presso l’Università di Dundee nel Regno Unito, e con l’aiuto del Curie Insitute di Parigi, in Francia, nonché della Heriot-Watt University e dell’Università di Edimburgo, entrambe nel Regno Unito – si interroga se sia questo il L’intera storia.

L’ipotesi che il team si proponeva di dimostrare era che il rischio di cancro aumenta con l’età a causa dell’invecchiamento del sistema immunitario. È noto che il sistema immunitario diventa meno efficace con l’età, rendendoci più sensibili alle malattie.

Potrebbe anche aumentare il rischio di cancro? Le loro scoperte sono state pubblicate questa settimana negli Atti della National Academy of Sciences .

L’invecchiamento del sistema immunitario

La ghiandola del timo, che è un organo del sistema immunitario, è coinvolta nella crescita e nello sviluppo delle cellule T, che sono i principali attori del sistema immunitario. Gran parte del declino della forza del sistema immunitario nel tempo è dovuto al costante deterioramento del timo.

Nonostante la sua importanza nei nostri anni più giovani, il timo inizia a ridursi dall’età di 1 anno. Dimezza in dimensioni ogni 16 anni, e la produzione di cellule T segue l’esempio. Gli autori del nuovo documento si sono chiesti se questa diminuzione della capacità potrebbe avere un ruolo nel rischio di cancro.

I ricercatori hanno preso i dati dal programma di sorveglianza nazionale, epidemiologia e risultati finali del National Cancer Institute (NCI). In tutto, hanno incluso 2 milioni di casi di cancro in persone di età compresa tra i 18 ei 70 anni.

Successivamente, il team ha progettato un modello matematico che prevedeva come i tassi di cancro sarebbero aumentati se fossero correlati a un sistema immunitario in declino. Hanno confrontato le loro scoperte con dati reali.

I ricercatori hanno scoperto che il loro modello ha adattato i dati più strettamente rispetto alla cosiddetta ipotesi di mutazione multipla standard.

Come spiega il leader dello studio, il dott. Sam Palmer, “L’ipotesi dell’immunosorveglianza è che le cellule tumorali si alzano continuamente nell’organismo ma che normalmente il sistema immunitario le uccide prima che un nuovo tumore sia in grado di stabilirsi. , cercando di distruggerli. ”

Se non riescono a trovarli abbastanza presto o il sistema immunitario è debole, allora la popolazione oncologica ha la possibilità di crescere e le probabilità che questo accada aumenteranno con l’età, visto che il timo si restringe continuamente”.

Dr. Sam Palmer

Fornisce ulteriori informazioni su come il loro modello potrebbe funzionare, dicendo: “Abbiamo immaginato una guerra tra cellule T e cellule tumorali, che le cellule tumorali vincono se crescono oltre una certa soglia”.

“Abbiamo quindi impostare questa soglia in declino con l’età, proporzionale alla produzione di cellule T”, ha aggiunto il dott. Palmer. “Questa semplice ipotesi risulta essere in grado di spiegare gran parte dei dati sull’incidenza del cancro.”

Differenze di sesso nel rischio di cancro

Il rischio di cancro correlato all’età aumenta più rapidamente negli uomini rispetto alle donne. Poiché il timo declina più rapidamente negli uomini rispetto alle donne, questo potrebbe spiegare questa differenza, che la teoria dell’ipotesi di mutazioni multiple non può spiegare.

Quando sono state esplorate le differenze di genere, i profili di rischio tra uomini e donne si adattano meglio ai dati del modello rispetto alla teoria tradizionale.

Ovviamente, questo studio era basato su un modello matematico e quindi dovrà essere replicato nel mondo reale. Ma è certamente spunti di riflessione.

Come dice l’autore senior dello studio, la dottoressa Thea Newman, “Questo è ancora molto presto, ma se abbiamo dimostrato che potremmo parlare di un modo completamente nuovo di trattare e prevenire il cancro”.

Aggiunge, “Quasi tutte le ricerche tradizionali sul cancro si basano su come possiamo capire le mutazioni genetiche, indirizzarle e quindi curare la malattia”.

” Non stiamo discutendo sul fatto che le mutazioni causano il cancro”, continua il dottor Newman, “ma ci chiediamo se le mutazioni da sole possano giustificare il rapido aumento dell’incidenza del cancro con l’età quando l’invecchiamento causa altri profondi cambiamenti nel corpo”.

L’esperta di Thymus, la professoressa Clare Blackburn, dell’Università di Edimburgo, discute le potenziali implicazioni future. Dice: “Oltre alle mutazioni, questo suggerisce che dovremmo anche concentrarci su come potenziare la funzione del timo in modo controllato, forse mediante trapianto o rigenerazione controllata, così possiamo aumentare il numero di cellule T che stiamo facendo.”

“Certamente,” aggiunge, “dobbiamo anche verificare se ci possono essere conseguenze non intenzionali nel farlo, e come minimizzarle se si verificano”.

Queste scoperte sono affascinanti e aprono una nuova strada da esplorare per i ricercatori oncologici. Questo team di ricercatori di biologia, fisica e informatica potrebbe aver fornito un primo passo fondamentale verso nuove strategie di prevenzione del cancro.

Bere tè caldo può contribuire al rischio di cancro. farmajet news

Il tè caldo è una bevanda base nel periodo invernale; può aiutare a tenerci caldi e lenire il mal di gola. Può darci quella spinta energetica al mattino o aiutarci a rilassarci nel pomeriggio. Tuttavia, un nuovo studio suggerisce che bere il tè caldo può avere gravi conseguenze negative per alcuni di noi.
te caldo

Molti di noi si godono una tazza di tè bollente, ma potremmo metterci a rischio senza saperlo?

In tutto il mondo, il tè caldo è una bevanda molto amata; Euromonitor International stima che nel solo 2016 sono stati consumati circa 2,9 milioni di tonnellate di tè.

Ciò non sorprende, visto che i tè sono gustosi e possono portare molti benefici per la salute, spesso causati dagli effetti antiossidanti di composti come i polifenoli .

Tuttavia, un recente studio dell’Università di Pechino, in Cina, ha rilevato che la temperatura alla quale il tè viene consumato potrebbe influire sulla salute, in particolare in alcuni gruppi già a rischio di esiti negativi per la salute.

L’autore dello studio principale Jun Lv, uno studente di dottorato del Dipartimento di Epidemiologia e Biostatistica dell’Università di Pechino, ha scoperto che il consumo di tè caldo è correlato all’esordio del cancro esofageo .

Secondo il World Cancer Research Fund International, il cancro esofageo è l’ ottavo tipo di cancro più diffuso in tutto il mondo.

Negli Stati Uniti, ci sono stati stimati 16.940 nuovi casi di cancro esofageo nel 2017, mentre nel 2014 circa 45.447 persone avevano questo tipo di cancro.

Secondo Lv, bere regolarmente tè caldo è legato al cancro esofageo nelle persone che fumano e bevono alcolicamente abitualmente, indicando così una complessa congiuntura favorevole allo sviluppo di questa malattia.

Lv e colleghi hanno condotto le loro ricerche nell’ambito della National Natural Science Foundation of China e del National Key Research and Development Program. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Annals of Internal Medicine .

Un aumento di cinque volte del rischio di cancro

Lv e il team hanno studiato il legame tra bere il tè a temperature molto elevate e lo sviluppo del cancro esofageo nella popolazione cinese; La Cina non è solo il consumatore numero uno del tè, ma è anche un paese con una delle più alte incidenze di questo tipo di cancro.

Secondo i ricercatori, gli uomini cinesi in particolare sono più propensi a essere appassionati non solo del tè caldo, ma anche delle sigarette e dell’alcool.

La combinazione di tabacco, alcool, composti presenti nel tè e gli effetti negativi delle bevande servite a temperature molto elevate probabilmente finirà per danneggiare la salute, Lv e colleghi suggeriscono.

I ricercatori hanno monitorato la salute dei partecipanti allo studio China Kadoorie Biobank , il cui scopo è raccogliere dati sullo sviluppo di malattie croniche – comprese malattie cardiache, cancro e diabete – in Cina.

Per garantire la coerenza dei loro risultati, gli scienziati hanno escluso i partecipanti che avevano una diagnosi esistente di cancro, così come quelli che avevano ridotto il tè, l’alcol e le sigarette. Alla fine, hanno analizzato i dati provenienti da 456.155 partecipanti adulti di età compresa tra i 30 e i 79 anni.

Tutti gli sviluppi sulla salute di questi partecipanti sono stati seguiti per un periodo medio di 9,2 anni. Durante questo periodo, 1.731 partecipanti sono stati diagnosticati con cancro esofageo.

Lv e il team hanno scoperto una correlazione positiva tra bere tè caldo bollente, assunzione regolare di alcol, fumo e un rischio maggiore di cancro esofageo.

Coloro che si sono impegnati in tutte e tre queste abitudini hanno mostrato un aumento di cinque volte del rischio per questo tipo di cancro rispetto ai loro coetanei che non bevevano il tè ad alte temperature, bevevano alcolici o fumavano sigarette.

Gli individui che bevevano solo tè caldo – e che non bevevano alcol o fumo – non avevano un rischio più elevato di cancro esofageo, suggerendo che l’effetto concertato di quei tre comportamenti era un importante fattore di rischio.

Sulla base dei risultati, Lv e colleghi consigliano alle persone di scegliere con cura le loro abitudini e, se trovano difficile rinunciare alla loro bevanda o sigaretta quotidiana, i ricercatori suggeriscono che è meglio evitare di bere il tè a temperature molto elevate. Concludono:

[I nostri risultati] suggeriscono che l’astensione dal tè caldo potrebbe essere utile per prevenire il cancro esofageo in persone che bevono alcolici eccessivamente o fumano”.

Il mirtillo puro può abbassare il colesterolo con la stessa efficacia del farmaco

Un composto di mirtilli mostra promettenti studi preliminari di laboratorio sull’abbassamento del colesterolo efficacemente come un farmaco commerciale e ha il potenziale per un minor numero di effetti collaterali, secondo un ricercatore del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti.
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Il composto, pterostilbene, ha il potenziale per essere sviluppato in un nutraceutico per abbassare il colesterolo, in particolare per coloro che non rispondono bene ai farmaci convenzionali utilizzati per questo scopo, dice il ricercatore. I risultati sono stati descritti oggi al 228 ° meeting nazionale dell’American Chemical Society, la più grande società scientifica del mondo.

“Siamo entusiasti di sapere che i mirtilli, che sono già noti per essere ricchi di composti sani, possono anche essere un’arma potente nella battaglia contro obesità e malattie cardiache , che sono gli assassini principali negli Stati Uniti “, dice il capo dello studio Agnes M. Rimando, Ph.D., un chimico ricercatore presso l’Agricultural Research Service (ARS) dell’USDA. Lavora presso la ricerca sull’utilizzo dei prodotti naturali dell’ARS Unità a Oxford, Miss. I

ricercatori hanno sospettato per qualche tempo, sulla base di studi aneddotici, che i mirtilli potrebbero avere un ruolo nell’abbassare il colesterolo, dice Rimando. Il

pterostilbene è un antiossidante è simile al resveratrolo, un altro antiossidante identificato nell’uva e nel vino rosso, che si ritiene anche possa abbassare il colesterolo. Altri ricercatori hanno trovato pterostilbene nell’uva, ma questa è la prima volta che viene trovata nei mirtilli, dice Rimando. Lei e i suoi associati hanno dimostrato che questo composto può aiutare a combattere il cancro . Pterostilbene è stato segnalato in precedenza da altri ad avere proprietà anti-diabetiche.

In questo nuovo studio di laboratorio che utilizzava cellule epatiche di ratto, Rimando e i suoi collaboratori, Rangaswami Nagmani e Dennis Feller, della School of Pharmacy dell’Università del Mississippi, hanno esposto le cellule a quattro altri composti trovati nei mirtilli. Dei quattro composti, lo pterostilbene ha mostrato la più alta potenza per attivare il recettore PPAR-alfa delle cellule, che a sua volta ha un ruolo nella riduzione del colesterolo e di altri lipidi.

Lo pterostilbene era simile in attività al ciprofibrato, un farmaco commerciale che abbassa il colesterolo LDL (cattivo) e i trigliceridi. Ma il ciprofibrato, il cui meccanismo d’azione sulle cellule è meno specifico, può avere effetti collaterali come dolore muscolare e nausea. Pterostilbene, che si rivolge a un recettore specifico, è probabile che abbia meno effetti collaterali, dice Rimando, aggiungendo che il composto non ha mostrato alcun segno di tossicità cellulare negli studi preliminari.

Finché gli studi non sono condotti sugli esseri umani, nessuno sa quanti mirtilli una persona ha bisogno di mangiare per avere un effetto positivo sull’abbassamento del colesterolo, avverte Rimando. Il suo studio aggiunge una lista crescente di benefici per la salute attribuiti al piccolo frutto ricco di antiossidanti, compresa la protezione contro l’invecchiamento, le malattie cardiache e il cancro, oltre a fungere da richiamo della memoria.

L’American Chemical Society è un’organizzazione senza scopo di lucro, fondata dal Congresso degli Stati Uniti, con una partecipazione multidisciplinare di oltre 159.000 chimici e ingegneri chimici. Pubblica numerose riviste scientifiche e banche dati, convoca importanti conferenze di ricerca e fornisce programmi educativi, di politica scientifica e di carriera in chimica. I suoi uffici principali sono a Washington, DC, e Columbus, Ohio. il miglior preparato puro di mirtilllo e’ in vendita su Farmajet

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