Il Sangue occulto nelle feci che cos’è e gli esami da fare. Farmajet news

La presenza di sangue occulto nelle feci può indicare patologie più o meno gravi. Specialmente dopo una certa età è importante eseguire dei test specifici per lo screening del tumore al colon-retto

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Ci sono casi clinici in cui il medico richiede, oltre alle analisi del sangue e delle urine, le analisi delle feci. Questo test viene eseguito per verificare la presenza di sangue occulto nelle feci. Presenze ematiche, infatti, non sono visibili ad occhio nudo nelle nostre feci e richiedono un’indagine che si può effettuare solo attraverso microscopio.

In genere questo esame viene eseguito per lo screening del tumore al colon-retto. È consigliato alle persone che hanno circa 50 anni e dovrebbe essere ripetuto almeno una volta ogni due anni.

È importante sottolineare che il risultato del test non ha valore diagnostico. Questo serve a identificare le persone a rischio di tumore al colon-retto e di polipi intestinali.

In base all’esito del test, sarà il medico ad indirizzare il paziente verso indagini più specifiche che includono anche la colonscopia. Vediamo dunque quali sono le cause principali, come viene eseguito il test e come comportarsi in base all’esito.

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I sintomi associati alla presenza del sangue occulto nelle feci dipendono dalla causa

CAUSE DEL SANGUE OCCULTO NELLE FECI

La presenza di sangue nelle feci indica che ci sono delle perdite ematiche, più o meno rilevanti, nel tratto digestivo.

Il fenomeno può dipendere da diverse patologie che devono essere trattate adeguatamente. Tra le cause riscontriamo emorroidi, epistassi, gengiviti, vomito, gastrite, ulcera, diverticolite, malattia infiammatoria cronica intestinale.

Altre cause possono essere la presenza di polipi, ragadi anali, infezioni intestinali, anomalie congenite, morbo di Crohn e tumori (colon e retto).

FALSI POSITIVI

Esistono però casi in cui si possono verificare dei falsi positivi. L’esito può essere falsato quando il paziente ha assunto particolari farmaci antiinfiammatori e se è presente il sanguinamento delle gengive.

Sull’esito può influire anche la dieta alimentare, specialmente se il paziente consuma carne rossa, pollame, pesce, broccoli, rape, cavolfiore, funghi, mele, pompelmi e arance ed integratori e alimenti che contengono vitamina C.

sangue_occulto_nelle_feci_03Sarà il medico a stabilire come procedere se l’esito è positivo

SINTOMATOLOGIA CONNESSA

I sintomi dipendono dalla causa. Nelle maggior parte dei casi, la presenza di sangue occulto nelle feci è asintomatica.

Per questo motivo la prevenzione diventa un elemento utile per trattare la patologia in anticipo.

Nei casi di patologie meno gravi, come le emorroidi o le ragadi, si potrà procedere con cure farmacologiche specifiche che elimineranno il problema definitivamente.

Quando la patologia è più seria, si eseguiranno delle ulteriori indagini prima di preparare il paziente alle cure specifiche.

COME SI ESEGUE IL TEST DEL SANGUE OCCULTO NELLE FECI

Il paziente dovrà raccogliere un campione di feci in un contenitore sterile da portare al laboratorio diagnostico. Il campione deve essere consegnato entro al massimo un paio di ore o, se viene richiesta una raccolta di più campioni è importante conservare il contenitore con le feci in frigorifero. In questo caso, come intuibile, è importante etichettare il contenitore e richiuderlo ermeticamente per non contaminare gli alimenti.

Sarà cura del laboratorio etichettare con il nome e i dati del paziente il contenitore alla consegna. Qui, gli addetti, analizzeranno il campione di feci con specifici strumenti e sostanze chimiche reagenti.

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In alcuni casi può essere necessario ricorrere alla colonscopia

CONSIGLI UTILI

È fondamentale non contaminare le feci. Per questo motivo i medici raccomandano di utilizzare dei guanti durante la raccolta, di evitare di mescolare il campione fecale con urine, detergenti e altre sostanze.

Bisognerà raccogliere il campione con l’apposita spatolina del kit prelevando le feci in 3 punti diversi. Inoltre, non bisogna eseguire il test durante le mestruazioni, con le emorroidi o quando si perde sangue con le urine.

Prima di fare il test è importante sospendere qualche giorno prima ogni tipo di farmaco e fare attenzione all’alimentazione.

COSA ACCADE SE IL TEST DEL SANGUE OCCULTO NELLE FECI È POSITIVO

Se il test è positivo, potrebbe essere richiesto dal medico di fare ulteriori indagini per individuare, per esempio, i polipi e rimuoverli con la biopsia.

Solitamente, l’approfondimento comporta sottoporre il paziente alla colonscopia, alla rettosigmoidoscopia e alla TAC.

La colonscopia consiste nell’osservazione del tratto intestinale attraverso un tubo molto sottile munito di telecamera. Solitamente, il test viene eseguito in anestesia parziale o totale in base al caso e al paziente.

Poiché i primi due test sono molto invasivi vengono eseguiti solo se necessario. Esistono però altre alternative che possono dare indicazioni ma non sono attendibili come la colonscopia.

Stiamo parlando di esami come il clisma opaco a doppio contrasto, la colonscopia tramite TAC, la colonscopia con videocapsula e la colonscopia robotica.

Polipo Uterino che cos’è e come va curato.Farmajet news

Il polipo uterino determina una sintomatologia riconoscibile e può interessare donne in età fertile o in menopausa. In alcuni casi bisogna intervenire chirurgicamente per asportare il polipo e riconoscerne la natura.

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 Il polipo uterino, o polipo dell’endometrio, è un’escrescenza di tessuto che si attacca alla parete interna dell’utero, l’endometrio. Le dimensioni possono essere variabili, da pochi millimetri a pochi centimetri, ed essere singoli o doppi. Possono anche riempire l’intera cavità uterina, raggiungere il canale cervicale e arrivare fino al collo dell’utero.

Le cause, sebbene non chiare, possono essere dovute ad alterazione ormonali. In particolar modo può dipendere dalla sovrapproduzione di estrogeni e dalla scarsa produzione di progesterone. Come conseguenza può accadere che la donna abbia un ciclo mestruale irregolare.

Gli studi medici hanno rivelato i fattori di rischio principali. Questi sono l’obesità, l‘ipertensione, gli squilibri ormonali, l’assunzione di farmaci antitumorali, la genetica e la menopausa.

Questi polipi possono essere benigni, maligni o precancerosi. La diagnosi viene confermata attraverso un’ecografia transvaginale e l’isteroscopia. Sarà il medico a stabilire se è il caso di intervenire chirurgicamente. 

A rischio della formazione di un polipo uterino sono anche le donne in menopausa

SINTOMI PRINCIPALI DEL POLIPO UTERINO

La presenza di polipi uterini può essere asintomatica. Per questo motivo possono essere rilevati solo dopo una visita ginecologica e un’ecografia transvaginale.

In altri casi, possono essere presenti alcuni sintomi. I sintomi sono differenti tra donne fertili e donne in menopausa.

I sintomi principali sono la metrorragia, menorragia, ovvero la perdita eccessiva di sangue durante le mestruazioni, la presenza di cicli irregolari e lo spotting. Altri sintomi sono la dispareunia, ovvero provare dolore durante un rapporto sessuale ed avere perdite ematiche in menopausa.

polipo3Può accadere che si formino dei polipi uterini prima o durante la gravidanza

POLIPO UTERINO IN GRAVIDANZA

La presenza di un polipo cervicale potrebbe ostacolare una gravidanza. Questo dipende dalla dimensione e dalla localizzazione del polipo. Infatti, il polipo endometriale potrebbe ostacolare l’annidamento, e quindi impedire il concepimento, ed aumentare i rischi di aborto.

Se il polipo uterino viene scoperto durante la gravidanza non bisogna allarmarsi. È importante monitorare la sua dimensione nel corso dei trimestri di gestazione. Se non ostacola la gravidanza, dopo il parto si potrà intervenire per rimuoverlo.

POLIPO UTERINO QUANDO FARE L’INTERVENTO

L’asportazione del polipo uterino viene valutata dal ginecologo dopo aver eseguito un controllo specifico. E’ fondamentale prendere in considerazione i sintomi riferiti dalla donna.

L’asportazione chirurgica avviene quando c’è il rischio che i polipi benigni si trasformino in forme tumorali maligne.

In alcuni casi si procede con il raschiamento della parete dell’utero. In altri, la rimozione avviene attraverso l’isteroscopia. Questa avviene passando attraverso la vagina e il collo uterino con una sonda ottica. L’intervento viene eseguito in anestesia generale e dura circa 20 minuti. La paziente è solitamente ricoverata in day hospital per essere dimessa, se le sue condizioni, lo permettono in giornata.

Una volta rimosso, il polipo viene sottoposto ad un esame istologico per accertare che sia di natura benigna e non tumorale. Nel caso in cui questi contengano cellule neoplastiche maligne si deve eseguire un’isterectomia, per rimuovere l’utero.

IL DECORSO POST OPERATORIO

Subito dopo l’intervento, quando l’effetto dell’anestesia finisce, la paziente può avvertire alcuni sintomi. Questi solitamente passano dopo qualche giorno e la donna può tornare a svolgere le sue attività quotidiane.

Oltre ad un senso generale di malessere, la paziente può avere febbre, dolori e crampi addominali. In altri casi possono manifestarsi perdite vaginali da infezione, emorragie e difficoltà ad urinare.

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La prevenzione è indicata specialmente per le donne predisposte

I POLIPI DELL’ENDOMETRIO SI POSSONO RIFORMARE?

L’intervento ha l’obiettivo di evitare che i polipi uterini si riformino. Tuttavia, le probabilità che si sviluppino nuovamente esistono. La spiegazione sta nei cambiamenti ormonali periodici a cui ogni donna deve far fronte.

Le donne, ormai predisposte, nonostante la rimozione chirurgica, devono continuare a eseguire controlli periodici.

Sarà il ginecologo a valutare come curare e trattare il singolo caso.

COME PREVENIRE LA LORO FORMAZIONE

Sebbene esistano delle cure farmacologiche specifiche, la loro somministrazione non può essere continuativa. In genere si tratta di cure ormonali, la pillola anticoncezionale, e l’uso della spirale.

Poiché sono noti alcuni fattori di rischio, è importante agire su questi.

Per prima cosa, i medici suggeriscono di cambiare stile di vita ed alimentazione per ridurre l’ipertensione e controllare il peso. E’ importante svolgere regolare attività fisica.

I medici, per quanto riguarda l’alimentazione, suggeriscono di evitare il consumo eccessivo di carboidrati, di zuccheri e grassi. La dieta alimentare deve comprendere specialmente fibre, frutta e verdura. Carne e pesce devono essere cotti a vapore, al forno o alla griglia. Da evitare sono alcolici, caffeina e bevande zuccherate.

FARMAJET CONSIGLIA PAPILOCARE

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GARCINIA CAMBOGIA: COS’È, COME FUNZIONA ED EFFETTI COLLATERALI

La Garcinia cambogia è un integratore naturale che oggi è apprezzato da tanti per l’effetto che ha sul dimagrimento. Non esistono però certezze dimostrate scientificamente sulla sua efficacia. Affinché avvenga il dimagrimento bisogna associare l’integratore ad una alimentazione sana e all’attività sportiva.

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Quando si vuole perdere peso, trovare la soluzione più adatta alle nostre esigenze diventa una priorità. Si entra in un meccanismo dove, pur di dimagrire rapidamente, si cercano soluzioni alternative o da associare alla dieta e all’attività fisica. La Garcinia cambogia è tra gli integratori naturali che, soprattutto nell’ultimo periodo, viene promosso, anche sul web, per le sue proprietà di dimagrimento. Ma, funziona davvero? È un integratore adatto a tutti? Elimina davvero la pancia, rendendola piatta?

Come tutti i rimedi naturali, piante ed erbe incluse, che fanno dimagrire, come lo zenzero  o l‘aceto di mele, anche questo integratore ha però delle controindicazioni.

Prima di approfondire l’argomento, ricordiamo che non esistono integratori o pillole miracolose in grado di farci perdere quei chili e centimetri indesiderati. Dimagrire vuol dire impegnarsi e seguire un regime alimentare sano ed equilibrato e fare attività sportiva. Tisane, farmaci, integratori possono solo dare un ulteriore aiuto nel raggiungimento del nostro obiettivo.Molti sostengono che la Garcinia cambogia aiuta a dimagrire.

COS’È

Conosciuta anche come tamarindo del Malabar, Garcinia gummi-gutta, brindleberry e Kudam puli, la Garcinia cambogia è una pianta tropicale originaria dell’Indonesia. Il suo nome prende origine dalla regione della Garcinia, in cui si trova. È un arbusto che appartiene alla famiglia delle Clussiaceae.

I fiori sono piccoli mentre i frutti sono carnosi e contengono 5 semi circondati da una polpa gialla dolce e commestibile. I frutti sono solitamente chiamati tamarindi, hanno la buccia di colore verde, e sono simili a piccole zucche.

Proprio all’interno della buccia si trova l’acido idrossicitrico(HCA), la sostanza che permette il dimagrimento e che si trova in alcuni integratori alimentari specifici.

garcinia 2Bisogna associare la Garcinia cambogia ad una dieta ipocalorica

COME FUNZIONA LA GARCINIA CAMBOGIA

La Garcinia Cambogia è solitamente utilizzata come rimedio per i problemi di stomaco. Sugli effetti del dimagrimento non ci sono ancora studi accertati.

Insieme all’acido idrossicitrico, la Garcinia contiene altri elementi che combinati agevolano il dimagrimento. Questi sono i lattoni hidroxicitricas, gli antociaosidos e la vitamina C.

L’acido idrossicitrico impedisce la formazione di acidi grassi e trasforma gli zuccheri direttamente in energia. Blocca l’accumulo di acidi grassi nel tessuto adiposo e riduce il colesterolo LDL dal sangue. In breve, la sostanza è in grado di mantenere bassi i livelli di colesterolo e trigliceridi.

Gli effetti dell’integratore continuano. Questo stimola il senso di sazietà, produce seratonina e agisce sul metabolismo. In questo modo, riduce la fame ed è efficace come lassativo e come depurativo, poiché contiene fibre.

L’integratore non agisce sul sistema nervoso ma sul fegato. Per questo motivo previene la formazione di tessuto adiposo e determina la termogenesi.

È anche un antiossidante poiché contiene vitamina C.

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E’ fondamentale praticare anche dell’attività sportiva

COME UTILIZZARE L’INTEGRATORE

Gli integratori a base di Garcinia cambogia possono contenere anche sali minerali, come calcio e zinco, o altre sostanze come L-Carnitina. La ragione è dovuta al fatto che queste sostanze aiutano l’assimilazione dell’integratore.

L’integratore va assunto, secondo le indicazioni generali, 30 o 60 minuti prima dei tre pasti principali della giornata. Questo perché il cibo interagisce con la sostanza e ne riduce l’efficacia.

È consigliabile iniziare ad assumere l’integrazione con un dosaggio basso. Successivamente, se non si evidenziano effetti collaterali, si può aumentare gradualmente la dose.

Per ottenere un effetto dimagrante bisogna che l’integratore sia assunto ed associato con una dieta ipocalorica. Fondamentale sono anche la pratica regolare di un’attività fisica e i controlli medici.

Nel regime alimentare, dunque, non devono mancare verdure, frutta, carni magre e grassi “buoni”.

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In alcuni casi sono stati evidenziati casi di mal di testa

GARCINIA CAMBOGIA: EFFETTI COLLATERALI E CONTROINDICAZIONI

Se è in dubbio l’efficacia dell’integratore, gli studi e le ricerche mediche hanno rivelato che i rischi per l’organismo sono ridotti. In alcuni casi, il frutto può essere tossico se si utilizza l’estratto.

Tuttavia, questo integratore è sconsigliato in gravidanza o in allattamento, ma anche per chi segua trattamenti per la cura dell’Alzheimer o il diabete. L’integratore non deve essere assunto anche da chi soffre di malattie epatiche, in presenza di ipersensibilità o allergie specifiche. Anche in presenza di demenza senile bisogna valutare con attenzione l’assunzione del Garcinia cambogia.

Le proprietà del frutto potrebbero contrastare gli effetti dei farmaci in terapie specifiche e produrre effetti collaterali.

In alcuni casi, la differente quantità di acido idrossicitrico ha determinato la comparsa di sintomi come il mal di testa, la nausea, disturbi allo stomaco (diarrea, crampi, meteorismo) e problemi alle vie respiratorie superiori.

INTERAZIONI FARMACOLOGICHE

Uno degli effetti collaterali riconosciuti è che questo potrebbe alterare la glicemia, poiché riduce i livelli di glucosio. I soggetti che assumono farmaci ipoglicemizzanti, per il trattamento del diabete mellito tipo 2 devono prestare molta attenzione. In questi casi è importante chiedere il parere del medico.

E’ stato rivelato che la Garcinia cambogia interagisce negativamente con farmaci. Tra questi i Biguanidi, i Glinidi, i Glitazoni, gli inibitori alfa glucosidici. A questi si aggiungono i Sulfaniluree, l’Exenatide, il Sitagliptin e l’Insulina sintetica.

Sono stati comunicati anche casi clinici in cui i pazienti hanno sviluppato la “sindrome serotoninergica“. Questo avviene quando l’integratore viene assunto con i “farmaci serotoninergici”. Bisogna, dunque, prestare particolare attenzione quando si assumono farmaci SSRI (fluoxetina, paroxetina, escitalopram e sertralina) o antidepressivi triciclici (TCA), come Doxepine, amitriptilina. Stessa  attenzione si deve avere se si assumono sedativi come il destrometorfano, petidina, pentazocina e tramadolo.

garcinia_cambogia_05La Garcinia cambogia può interagire negativamente con alcuni farmaci

CONSIGLI E PRECAUZIONI

È fondamentale ricordare che l’efficacia dell’integratore non è dimostrata.

Se si decide di provarlo, bisogna ricordare di leggere attentamente le etichette e di scegliere con cura il prodotto. Essendo un integratore non ancora molto noto nel nostro mercato, sono possibili essere raggirati.
Per questo motivo acquistate il prodotto presso i rivenditori autorizzati o rivolgetevi ad un negozio di fiducia.

L’estratto di Garcinia cambogia deve essere tra i primi ingredienti indicati nella confezione. La percentuale di acido idrossicitrico deve essere almeno del 50%.

L’assunzione eccessiva dell’integratore può provocare effetti collaterali, specialmente gastrointestinali.

LE OPINIONI DI CHI HA PROVATO LA GARCINIA CAMBOGIA

L’integratore è molto richiesto in America perché presentato come un prodotto miracoloso per la perdita di peso. Tuttavia, le recensioni delle persone, anche sul web, sono discordanti.C’è infatti chi dichiara di aver ottenuto effetti straordinari e chi ne è rimasto deluso.

 

Tutto su calli e duroni

Mais e calli sono zone dure e dolorose della pelle che spesso si sviluppano sui piedi in risposta alla pressione o all’attrito.

Accadono quando la pelle cerca di proteggere un’area sottostante da lesioni, pressione o sfregamento.

Né è pericoloso, ma possono causare irritazione.

Sono più comuni tra le persone che indossano scarpe inadeguate, hanno i piedi sudati e quelli che sostano per lunghi periodi ogni giorno.

Colpiscono le donne più degli uomini.

Fatti veloci su calli e duroniEcco alcuni fatti su calli e duroni. Vi sono informazioni più dettagliate nell’articolo principale,

  • I semi hanno un centro distinto, spesso duro, che può essere circondato da pelle infiammata.
  • I semi possono essere dolorosi quando vengono pressati, ma i calli non sono solitamente dolorosi.
  • I calli sono generalmente più grandi dei calli e variano di forma, mentre i calli tendono ad essere più piccoli, rotondi e ben definiti.
  • I calli si sviluppano normalmente sulle piante dei piedi, specialmente sotto i talloni o le palle, sui palmi delle mani e anche sulle ginocchia. I semi si presentano spesso in parti non ponderate della pelle.
  • Una pietra pomice o un medicinale topico da banco può essere usato per trattare calli e calli senza andare dal medico.
  • Semi o calli dolorosi possono richiedere cure mediche.
  • I cambiamenti nello stile di vita e nell’abbigliamento possono aiutare a prevenire calli e duroni.

Qual è la differenza tra calli e duroni?

Le persone a volte usano erroneamente i termini calli e duroni in modo intercambiabile, ma non sono la stessa cosa.

Cos’è un callo?

calloUn mais è un tipo di callo.

Un callo è una sezione di pelle che si è indurita e spessa a causa dell’attrito, della pressione o dell’irritazione. Succedono spesso sui piedi, ma possono verificarsi sulle mani, sui gomiti o sulle ginocchia.

I calli sono di colore giallastro o pallido. Si sentono bitorzoluti al tatto, ma, poiché la pelle è spessa, potrebbe essere meno sensibile al tatto rispetto alla pelle circostante.

I calli sono spesso più grandi e più larghi dei calli, con bordi meno definiti. Appaiono comunemente dove la pelle si sfrega frequentemente contro qualcosa, come un osso, qualche oggetto di calzature o il terreno.

Tipicamente si formano sulla zona ossea appena sotto le dita dei piedi, aree di pelle che prendono il peso della persona quando camminano.

Cos’è un mais?

Un grano è una specie di callo, fatto di pelle morta.

Di solito si formano su superfici lisce e glabre della pelle, specialmente sulla parte superiore o laterale delle dita dei piedi. Di solito sono piccoli e circolari, con un centro chiaramente definito che può essere duro di morbido.

I duroni duri tendono ad essere piccoli e si presentano in zone di pelle dura e dura, dove la pelle si è ispessita o dove ci sono calli e nelle zone ossee del piede.

I semi morbidi tendono ad essere di colore biancastro, con una consistenza gommosa. Si verificano più comunemente tra le dita dei piedi, in aree di pelle umida e sudata.

Calli e calli non sono normalmente dannosi, ma a volte possono portare a infezioni o ulcerazioni della pelle, in particolare tra le persone con diabete e quelli con scarsa circolazione nei piedi.

segni e sintomi

callo2I calli si sono induriti e spessi a causa dell’attrito. Le persone possono normalmente effettuare il trattamento a casa utilizzando prodotti da banco, ma in casi particolarmente dolorosi potrebbe desiderare di vedere un podologo.

Mais e calli possono far sentire una persona come se camminassero sulle pietre.

I seguenti segni o sintomi possono indicare che vi è un mais o callo:

  • un dosso sollevato e indurito
  • una zona di pelle spessa e ruvida
  • la pelle che è traballante e secca o traballante e cerosa
  • dolore o tenerezza sotto la pelle

Se un cereale o un callo diventa molto infiammato o doloroso, il paziente deve consultare un medico.

I pazienti con scarsa circolazione, pelle fragile o problemi nervosi e intorpidimento dei piedi dovrebbero parlare con i loro medici prima di curare calli e callosità a casa.

Le persone con diabete, neuropatia periferica e arteriopatia periferica devono essere particolarmente attente.

Rimozione

Un podologo potrebbe ritagliare parte della pelle spessa con un bisturi per alleviare la pressione sui tessuti che si trovano al di sotto. La gente non dovrebbe tagliare il mais o il calibro in quanto potrebbe renderlo più doloroso e il rischio di infezione è alto.

Ulteriori informazioni sulla rimozione di calli e calli sono disponibili nella sezione “rimedi casalinghi” di seguito.

Cause e fattori di rischio

I seguenti fattori di rischio sono legati a una maggiore incidenza di calli e calli:

  • qualsiasi cosa causi pressione o attrito sulla pelle
  • scarpe che sono troppo strette o con un tacco troppo alto, causando pressione
  • scarpe troppo larghe che causano attrito
  • una cucitura mal posizionata in una scarpa che sfrega contro la pelle
  • calzini che non si adattano bene
  • senza calzini
  • camminare a piedi nudi regolarmente, poiché la pelle si ispessisce per proteggersi
  • azioni ripetute come fare jogging o camminare in un modo particolare
  • età avanzata, in quanto vi è meno tessuto adiposo nella pelle, il che significa meno imbottitura e un maggior rischio di sviluppare calli, specialmente sulla pianta del piede

I calli appaiono spesso sui piedi, ma l’attrito e la pressione possono anche causare calli sulle mani.

Le persone che ciclano frequentemente o usano strumenti manuali senza indossare guanti possono svilupparle. Ripetuti gomiti in ginocchio o appoggiati su un tavolo possono causare calli sulle ginocchia o sui gomiti.

Bunions, hammertoe e altri problemi ai piedi e deformità aumentano il rischio di calli e duroni. Una borsite è una protuberanza ossea anormale che si sviluppa sull’articolazione alla base dell’alluce. Un martello è quando un dito del piede diventa rannicchiato come un artiglio.

Trattamento domiciliare

callo3Le persone possono trattare calli e duroni a casa con una pietra pomice o un acido salicilico.

Molte persone trattano calli e calli a casa, usando prodotti da banco da una farmacia.

I suggerimenti includono:

  • Inzuppare il mais o il callo in acqua tiepida per 5-10 minuti, quindi limare o raschiare l’area con una pietra pomice. I movimenti circolari o laterali aiutano a rimuovere la pelle morta.
  • Usando la crema idratante ogni giorno sui piedi. I prodotti che contengono acido salicilico, urea o lattato di ammonio aiutano ad ammorbidire la pelle secca per prepararla all’archiviazione.
  • Se azioni ripetitive causano calli e duroni, evitare queste azioni spesso può risolvere il problema.
  • Scarpe e calzini che si adattano correttamente, cuscinetti protettivi o solette e altre misure di auto-cura possono aiutare. Per ridurre la pressione su un mais, è possibile utilizzare spugne di silicone o di schiuma tra le dita dei piedi. I plantari sono inserti di scarpe imbottiti su misura che possono aiutare le persone con una deformità del piede sottostante.

Quando vedere un dottore

Se il mais o il callo è molto doloroso, o se la persona ha il diabete, la pelle fragile o problemi circolatori, è meglio consultare un medico o un podologo, specializzato nella cura dei piedi.

Il medico esaminerà i piedi, chiederà alla persona del loro stile di vita e potrà controllare le loro calzature.

Un podologo o un dottore a piedi può rimuovere una parte della pelle dura che circonda il grano in modo che il centro possa essere rimosso.

Dopo aver tagliato la pelle, il medico può applicare un cerotto con il 40% di acido salicilico. Il paziente dovrà sostituire periodicamente la patch. Una lima di pietra pomice o di metallo viene solitamente utilizzata per rimuovere la pelle morta prima di applicare un nuovo cerotto.

In caso di infezione o rischio di infezione, il medico può prescrivere un unguento antibiotico . La pelle rossa e gonfia intorno al mais o al callo può indicare un’infezione.

Se il medico sospetta che possa esserci un problema di struttura ossea sottostante, può riferire il paziente per una radiografia e probabilmente un intervento chirurgico.

Cos’è l’acido salicilico?

Il trattamento standard per calli e calli è l’acido salicilico, che viene utilizzato anche nel trattamento delle verruche.

Questo è un cheratolitico, il che significa che dissolve la proteina, o cheratina, che costituisce il mais e la pelle morta attorno ad esso.

È disponibile in creme, pastiglie e cerotti, oppure può essere applicato con un applicatore o un contagocce.

La parte superiore della pelle diventa bianca e il tessuto morto può essere tagliato o archiviato.

Una volta che il mais o il callo è andato, l’individuo può bagnare e strofinare l’area con una pietra pomice ogni settimana, se la pelle dura mostra segni di ritorno.

L’acido salicilico arriva in diverse concentrazioni. Le dosi più forti possono funzionare più velocemente, ma avrà bisogno di una prescrizione.

Gli ingredienti possono irritare la pelle circostante, quindi è necessario prestare attenzione quando lo si applica. Non usare questo su un cereale o un callo incrinato.

Precauzioni

Quando si trattano calli e duroni a casa, è importante non rimuovere la pelle troppo, in quanto ciò può portare a dolore e infezione.

Le persone anziane e quelle con diabete non devono raschiare, limare o tagliare i piedi a casa, poiché ciò può portare a infezioni difficili da curare. Potrebbe portare a ulcere sulla pelle.

Dovrebbero chiedere ad un medico prima di usare l’acido salicilico, poiché anche questo può causare ulcere.

Qualsiasi taglio o parsing della pelle è fatto meglio da un podologo o da un altro professionista della salute.

Potrebbe essere necessario un taglio ripetuto o regolare, in quanto il mais o il callo potrebbero ripresentarsi.

Prevenzione

Le seguenti misure possono aiutare a ridurre il rischio di sviluppare calli e calli:

callo4Indossare calzini e calzature ben aderenti può aiutare a prevenire calli e duroni.
  • Lavare i piedi con acqua e sapone ogni sera. Utilizzare un pennello di pulizia.
  • Applicare una crema per i piedi particolarmente idratante dopo averli lavati e asciugati bene. Non usare una lozione per il corpo.
  • Indossare scarpe e calzini ben aderenti con cuciture che non sfregano la pelle.
  • Acquista le scarpe più tardi, quando i piedi sono più grandi, perché i piedi si gonfiano leggermente mentre il giorno avanza.
  • Affrontare qualsiasi dolore ai piedi o irritazione della pelle quando si presenta.
  • Fai un controllo regolare con uno specialista del piede.
  • Quando si tagliano le unghie dei piedi, tagliare dritto e non verso il basso ad angoli o oltre i bordi.
  • Utilizzare regolarmente un file di pietra pomice o piedi e rimuovere delicatamente la pelle dura.
  • Indossare calzini puliti ogni giorno e utilizzare la polvere di talco per prevenire la sudorazione.
  • Proteggi le mani quando usi gli strumenti, con guanti imbottiti o imbottendo le maniglie degli strumenti.

Con il trattamento si possono rimuovere calli e duroni, ma possono ritornare senza cambiamenti di stile di vita o di calzature.

 

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Un test oculare potrebbe prevenire la diagnosi di Ictus. farmajet news

Gli scienziati hanno fatto una scoperta sorprendente sull’occhio e sul suo apporto di sangue che può aiutare a migliorare la diagnosi e il trattamento dell’ictus.
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I nostri occhi potrebbero avere la chiave per un trattamento migliore dell’ictus?

In un articolo che è stato recentemente pubblicato sulla rivista Neurology , descrivono come hanno scoperto che un agente di contrasto che viene somministrato ai sopravvissuti all’ictus per evidenziare anomalie cerebrali può anche fuoriuscire negli occhi.

L’autore senior dello studio, il dott. Richard Leigh, che è un assistente investigatore clinico dell’Istituto nazionale dei disturbi neurologici e ictus – che è uno dei National Institutes of Health (NIH) – afferma che lui ed i suoi colleghi erano “stupiti” da la scoperta, e che “è un fenomeno molto non riconosciuto”.

“Solleva la questione”, continua, “se ci sia qualcosa che possiamo osservare negli occhi per aiutare i medici a valutare la gravità di un ictus e guidarci sul modo migliore per aiutare i pazienti”.

Un ictus si verifica quando una parte del cervello perde il suo apporto di sangue vitale, a causa di un blocco (ictus ischemico) o di una rottura (ictus emorragico) in un vaso sanguigno. La maggior parte dei tratti sono ischemici.

L’ictus era la quarta principale causa di morte negli Stati Uniti, ma – grazie a miglioramenti medici – ora è la quinta. Una pronta assistenza medica a seguito di un ictus può non solo salvare vite umane, ma migliora anche la qualità della vita per i sopravvissuti.

Più di 795.000 persone ogni anno hanno un ictus negli Stati Uniti, dove il costo totale annuo dell’assistenza sanitaria, delle droghe e dei giorni di lavoro persi associati alla condizione arriva a circa $ 34 miliardi.

Barriera emato-encefalica e barriera emato-oculare

Quando le persone vengono ricoverate in ospedale dopo un ictus, di solito si sottopongono a una risonanza magnetica per valutare il danno al cervello. Spesso, questo comporta l’iniezione di un agente di contrasto chiamato gadolinio, che è una sostanza innocua che viaggia verso il cervello e illumina le aree anormali della scansione.

Nelle persone sane, la barriera emato-encefalica di solito impedisce al mezzo di contrasto di entrare nel tessuto cerebrale. Rimane nel sangue ed è eliminato attraverso i reni.

Ma un ictus può danneggiare i minuscoli vasi sanguigni e causare perdite nella barriera emato-encefalica, che permette al gadolinio di fuoriuscire nel tessuto cerebrale. Questo si presenta come punti luminosi sulle scansioni MRI.

Tra gli occhi e il flusso sanguigno, esiste una barriera simile chiamata barriera emato-oculare. Vi sono prove di precedenti studi che alcune malattie degli occhi possono disturbare la barriera emato-oculare.

L’ictus può interrompere la barriera oculare-sangue

I ricercatori dell’NIH hanno scoperto che un ictus può anche interrompere la barriera ematopoietica e permettere al gadolinio di penetrare nell’occhio.

La prova di ciò era evidente negli occhi luminosi delle risonanze magnetiche di alcuni dei sopravvissuti all’ictus che prendevano parte al loro studio.

Essi suggeriscono che la perdita di gadolinio negli occhi potrebbe essere utilizzata per aiutare a valutare la gravità degli ictus e decidere il trattamento migliore.

Per il loro studio, gli scienziati hanno confrontato le scansioni MRI ospedaliere di 167 sopravvissuti ad ictus che sono stati eseguiti prima e dopo che sono stati iniettati con gadolinio.

Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a tre scansioni totali: il primo è stato prima di ricevere l’agente di contrasto, il secondo era di 2 ore dopo averlo ricevuto e il terzo era 24 ore dopo.

Poiché il gadolinio è trasparente, l’unico modo in cui poteva essere rilevato era nelle scansioni MRI. La visione dei partecipanti non ne era influenzata.

Perdita di gadolinio e gravità dell’ictus

I risultati hanno mostrato che il gadolinio era trapelato negli occhi del 66% dei sopravvissuti all’ictus alla scansione di 2 ore e del 75% alla scansione di 24 ore.

Il team ha osservato perdite di gadolinio in entrambe le persone che hanno ricevuto un trattamento di coagulazione del coagulo noto come attivatore del plasminogeno tissutale e coloro che non lo hanno fatto.

Alla scansione di 2 ore, il gadolinio era per lo più presente nella camera acquosa, che si trova nella parte anteriore dell’occhio. Alla scansione di 24 ore, è stata più comunemente avvistata nella camera vetrosa nella parte posteriore dell’occhio. Era meno comune che il gadolinio fosse presente in entrambe le camere alla scansione di 2 ore.

I partecipanti che hanno mostrato il gadolinio presente nella camera del vitreo alla scansione di 24 ore tendevano ad essere più anziani e avevano una storia di ipertensione .

Avevano anche maggiori probabilità di avere segni di lesioni nella sostanza bianca del cervello che sono legate al declino cognitivo e all’invecchiamento. Nelle scansioni MRI, queste lesioni si presentano come punti luminosi di “iperintensità della sostanza bianca”.

La minoranza di individui che avevano il gadolinio in entrambe le camere oculari alla scansione di 2 ore erano principalmente quelli i cui ictus avevano colpito una vasta area del cervello e avevano alterato maggiormente la barriera emato-encefalica.

I ricercatori suggeriscono che le loro scoperte potrebbero aprire la strada allo sviluppo di una diagnostica per la gravità dell’ictus senza la necessità di una risonanza magnetica. Invece, ai sopravvissuti potrebbe essere data una sostanza che si accumula negli occhi allo stesso modo del gadolinio.

Per noi è molto più facile guardare dentro gli occhi di qualcuno che guardare nel cervello di qualcuno, quindi se l’occhio è davvero una finestra sul cervello, possiamo usarne uno per imparare l’altro”.

Dr. Richard Leigh

I ricercatori non hanno trovato alcun collegamento tra l’entità della perdita di gadolinio e la quantità di disabilità che i partecipanti hanno subito dopo i loro ictus.

Hanno inoltre concluso che ulteriori studi dovrebbero esaminare se la perdita di gadolinio avvenga o meno in soggetti sani.

Le 10 cose che non sapevi sul tuo pene

Sebbene molti di noi uomini abbiano una certa familiarità con il nostro pene e le sue buffonate, c’è di più nella nostra appendice di quanto non sembri. In questa funzione, discutiamo di 10 cose interessanti che probabilmente non conoscevi sui tuoi genitali.
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Come chiami il tuo?

Qualunque cosa tu voglia chiamarla – todger, wang, willy o dangler – il pene è un po ‘bizzarro kit. Ma al di là delle japes e dei ghirigori, è, ovviamente, vitale per la sopravvivenza della nostra specie.

Quando consideri il pene come un adattamento evolutivo, ha funzionato molto bene.

Tutti noi possiamo dire senza troppi dubbi sul fatto che il pene di nostro padre ha funzionato, come quello di nostro nonno, di suo padre e così via, proprio attraverso le generazioni successive fino a raggiungere ben oltre la nascita dell’umanità.

Il pene è antico. Nel caso ve lo stiate chiedendo, il più vecchio pene conosciuto risale a 425 milioni di anni, ei suoi resti fossili appartengono ad un artropode chiamato Colymbosathon ecplecticos , che significa “incredibile nuotatore con un grande pene” in greco.

Vale la pena riflettere sul suo ruolo nella sopravvivenza della nostra specie la prossima volta che sei sorpreso dalla facilità con cui il tuo pene è “attivato”. Per quanto riguarda la riproduzione, un falso eccitamento è meglio di un’occasione mancata.

Come scrisse l’autore Mokokoma Mokhonoana, “Anche il più grande attore del mondo non può fingere un’erezione”. Questo ci porta al primo fatto del giorno.

1. La tua prima erezione

I peni sono nati pronti. È normale che i bambini escano dall’utero con un’erezione. Anche prima del momento della nascita, le ecografie a volte mostrano un feto con un’erezione completamente formata .

Secondo uno studio del 1991, le erezioni fetali si verificano più comunemente durante il sonno REM (random eye movement) . E, possono accadere un numero di volte ogni ora. Nessuno è sicuro del perché, ma potrebbe essere il modo in cui il nostro organismo verifica le cose e le fa funzionare correttamente.

2. Il tuo pene è due volte più lungo di quanto pensi

Un sacco di uomini potrebbero prendere conforto in questo fatto: i nostri peni sono più lunghi di quanto sembrino. In effetti, circa la metà della sua intera lunghezza è ospitata all’interno dei nostri corpi.

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Una visione interna dei genitali maschili.

Potresti pensare “Beh, non è buono per me lassù”, ma ha bisogno di rimanere connesso al resto della tua anatomia , quindi probabilmente è meglio che rimanga.

Come potete vedere dal diagramma qui, la massa di tessuto erettile rosa – che comprende il così grandemente chiamato corpo cavernoso e corpo spugnoso – si estende bene nella regione pelvica, formando una sorta di forma di boomerang.

Non userei nessuno dei precedenti come una linea di raccolta, però.

3. Il mito della misura della scarpa

Facciamo riposare questo, vero? Secondo uno studio pubblicato sulla rivista BJU International , non esiste alcuna correlazione tra la misura della scarpa e la lunghezza del pene.

Anche se uno studio più vecchio – pubblicato nel 1993 – ha scoperto che la lunghezza del pene era legata all’altezza e alla lunghezza del piede, era una relazione debole, e gli autori hanno concluso: “Altezza e dimensioni del piede non servirebbero come stimatori pratici della lunghezza del pene “.

Inoltre, l’ International Journal of Impotence Research ha pubblicato uno studio iraniano che esamina altre correlazioni. Hanno concluso che “le dimensioni del pene sono significativamente correlate con l’età, l’altezza e la lunghezza del dito indice”, ma non la dimensione del piede.

4. “Legno mattutino”

La maggior parte degli uomini ha 3-5 erezioni ogni notte – per lo più durante il sonno REM , come con i ragazzi in utero.

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Il legno del mattino non è così poetico come sembra.

Chiamata anche tumescenza del pene notturna, non è ancora chiaro perché avvenga. Tuttavia, una teoria è che potrebbe aiutare a prevenire il bagnare il letto; un’erezione inibisce la minzione.

È noto che una vescica piena stimola i nervi in ​​una regione simile a quelli coinvolti nelle erezioni. Ma poiché le donne sperimentano qualcosa di simile – la tumescenza notturna del clitoride – la prevenzione del bagnare il letto non è probabilmente l’intera risposta.

Un’altra possibile spiegazione è che il sonno REM è legato allo spegnimento delle cellule che producono la noradrenalina nel locus coeruleus, che è nel tronco cerebrale. Queste cellule inibiscono il tono del pene. Quindi, riducendo l’inibizione , il pene diventa eretto.

Qualunque sia la ragione delle erezioni notturne, possono essere utili come strumento diagnostico. Se un uomo ha difficoltà a raggiungere un’erezione quando è sveglio, ma diventa eretto quando dorme, è un’indicazione che c’è un problema psicologico, piuttosto che fisico.

Tuttavia, se non ottiene erezioni durante il sonno, il problema potrebbe essere fisico.

5. Un’ultima erezione

Quindi, abbiamo stabilito che possiamo ottenere erezioni nell’utero e durante il sonno, ma forse è ancora più sorprendente: l’erezione della morte. Chiamata anche lussuria dell’angelo o erezione terminale, accade nei momenti dopo la morte.

Più comunemente, si verifica in uomini che sono morti per impiccagione; gli scienziati ritengono che potrebbe essere dovuto alla pressione del cappio sul cervelletto. Tuttavia, è stato anche segnalato dopo la morte da una ferita da arma da fuoco alla testa, danni ai vasi sanguigni maggiori e avvelenamento.

6. Puoi rompere il tuo pene

Come sono sicuro tu sappia, nel tuo pene non ci sono ossa, il che è abbastanza raro per i mammiferi. Tuttavia, è ancora possibile rompere il tuo pene. Più comunemente si verifica durante il sesso vigoroso, anche se è stato documentato che capita a uomini che sono caduti dal letto con un’erezione.

La frattura del pene , come è noto, è in realtà la rottura della copertura fibrosa dei corpi cavernosi, che è il tessuto che diventa eretto quando è gonfio di sangue.

Il momento della frattura è accompagnato da un suono schioccante o crepitante, dolore intenso, gonfiore e – non sorprendentemente – flaccidità.

Per fortuna, non succede molto spesso e, se viene trattato rapidamente, può essere ripristinata la piena funzionalità. Come nota di cautela, se ciò ti accade, non lasciare che l’imbarazzo abbia la meglio su di te. Vai e sistemalo il prima possibile.

In uno studio che ha esaminato 42 casi di frattura del pene, la posizione più “pericolosa” è stata definita come ” donna in alto “.

7. No-cervello

La maggior parte degli uomini ha un controllo molto piccolo su esattamente quando eiaculare. Questo è in parte perché non coinvolge il cervello. Il segnale per eiaculare proviene dal generatore di eiaculazione spinale. Questa regione nel midollo spinale coordina le funzioni necessarie.

Ovviamente, il cervello più alto ha qualche input in queste materie – pensare a qualcos’altro è un modo ben noto per ritardare l’evento , per esempio – ma i dadi e le viti dell’intera operazione sono trattati nella spina dorsale.

8. L’angolo del penzolare

L’erezione di un uomo può indicare praticamente qualsiasi direzione. Dritto, a sinistra oa destra, in alto o in basso, non c’è giusto o sbagliato.

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Non esiste un angolo unico.

I seguenti dati provengono da uno studio che ha misurato le erezioni di 1.565 uomini.

Nelle figure sottostanti, se il pene ha puntato direttamente verso l’alto, è stato misurato come 0 gradi, e se era diretto in avanti (orizzontale), sarebbe di 90 gradi:

  • 0-30 gradi – 4,9 per cento degli uomini
  • 30-60 gradi – 29,6 percento degli uomini
  • 60-85 gradi – 30,9 per cento degli uomini
  • 85-95 gradi – 9,9 percento degli uomini
  • 95-120 gradi – 19,8 per cento degli uomini
  • 120-180 gradi – 4,9 per cento degli uomini

Quindi, se sei mai stato preoccupato che il tuo ragazzo sia un po ‘sfacciato, non preoccuparti, sei normale. Mentre siamo sul tema della “normalità”, pochissimi peni sono dritti; possono curvare in qualsiasi direzione. Una curva fino a 30 gradi è ancora considerata normale.

9. Coltivatore o shower

Uno studio condotto su 274 uomini ha dimostrato che non esiste alcuna correlazione tra la lunghezza di un pene flaccido e la sua dimensione eretta. Alcuni iniziano piccoli e finiscono larghi (un coltivatore), mentre altri sono grandi quando sono flaccidi e crescono solo un po ‘quando sono eretti (un mostro).

Alcuni sono anche piccoli in qualunque stato si trovino, e alcuni sono grandi quando sono flaccidi e diventano molto più grandi. È una borsa mista.

Questo non ha molta importanza al di fuori dello spogliatoio, ma immagino sia bello saperlo comunque.

10. I cornflakes impediscono la masturbazione

Non lo fanno, davvero. Tuttavia, il dottor John Harvey Kellogg – l’eminente cereale della colazione – sperava che lo facessero. Ha inventato questi e altri prodotti perché pensava che i cibi semplici avrebbero portato gli americani lontano dal “peccato” della masturbazione .

Per fortuna, oggigiorno, i produttori di alimenti impiegano meno tempo a cercare di convincere i giovani a rinunciare alla masturbazione. E, nel caso ci fosse qualche dubbio, non ti farà diventare cieco.

Se questa piccola lista ha solleticato la tua fantasia, la tua prossima mossa potrebbe essere quella di pianificare un viaggio in Islanda e visitare il Museo fallologico islandese . È dedicato a tutte le cose del pene; è stato avviato da Sigurður Hjartarson dopo aver ricevuto un pene da toro da ragazzo.

Secondo Hjartarson, “collezionare peni è come collezionare qualsiasi cosa, non si può mai smettere, non si può mai raggiungere, si può sempre ottenere uno nuovo, uno migliore”.

Oppure, se vuoi fare un ulteriore passo avanti, puoi visitare il ristorante Guolizhuang a Pechino, in Cina, specializzato in piatti per pene e testicoli. Tocca a voi.

Come rimanere motivati

La motivazione può essere una cosa delicata da mantenere, ma qui su Farmajet news abbiamo svolto alcune ricerche e ora possiamo offrirti i nostri cinque migliori modi per rimanere motivato su diversi aspetti della vita.
motivato 1Essere motivati ​​a mangiare sano, fare esercizio fisico ed essere socievoli può aiutare a migliorare la salute generale.

La motivazione può essere una parte problematica della vita moderna per molti di noi.

Ci sono tutti i tipi di aspetti del nostro lavoro e delle nostre vite personali che riteniamo necessitino di motivazione, ed è comune che le persone lottino per mantenere lo slancio della motivazione.

Sentirsi immotivati ​​può venire con spiacevoli sensi di colpa, stagnazione o pigrizia. D’altra parte, sentirsi motivati ​​potrebbe creare un senso di energia, scopo e benessere.

In questo articolo, vediamo come rimanere motivati ​​può aiutare con cinque aspetti della vita moderna legati alla salute: esercizio fisico, mangiare bene, essere socievole, affrontare la negatività e affrontare durante i mesi invernali.

1. Come rimanere motivati ​​ad esercitare

Un buon modo per rimanere motivati ​​a fare esercizio è di non fare affidamento troppo pesante su un certo regime di esercizio. Con diversi stili di formazione si sarà in grado di rimanere concentrati più a lungo, che può aiutare a raggiungere i vostri obiettivi di esercizio più veloce.

Inoltre, l’introduzione di una più ampia varietà di programmi di allenamento nella routine di allenamento aumenterà la tua forma fisica complessiva; il tuo corpo non sarà in grado di adattarsi all’intensità di allenamento di un particolare programma.

Vedi l’esercizio come un lusso , non un lavoro ingrato. Se la tua mentalità interpreta l’esercizio come un lavoro ingrato, ti sarà difficile avere qualcosa di diverso da associazioni negative con esso.

Cerca di fare dell’esercizio una parte della tua routine quotidiana; se l’esercizio è semplicemente un’altra cosa che devi realizzare durante la tua giornata, allora questo può aiutare ad alleviare quelle impressioni negative, da fare come le puttane.

Ricorda che l’esercizio è piacevole e gratificante. Quando ci esercitiamo, i nostri corpi producono sostanze chimiche chiamate endorfine che attenuano i sentimenti di dolore e scatenano sentimenti di euforia. Alcuni atleti riferiscono addirittura di sentirsi “in alto” dopo lunghi periodi di allenamento.

Allenarsi non deve essere un esercizio punitivo e solitario. I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) suggeriscono di circondarsi di persone affini che hanno gli stessi obiettivi di salute – lavorando con gli amici o frequentando un corso.

Vedere come le altre persone sono impegnate a fare esercizio può essere stimolante e, esercitando socialmente, puoi aiutare a motivarti a vicenda.

2. Come rimanere motivati ​​durante l’inverno

Rimanere motivati ​​a qualsiasi cosa durante la stagione fredda può essere una sfida. È più difficile esercitarsi, mangiare sano, socializzare e mantenere alto il morale.

Questi suggerimenti dall’Associazione Nazionale degli Atleti per atleti su come rimanere motivati ​​durante l’inverno potrebbero darti quella spinta tanto necessaria per andare avanti in inverno.

Prima di allenarti, usa gli allungamenti per scaldare i muscoli. Questo è importante perché il freddo ostacola i muscoli. Per ottenere i migliori risultati, tieni le gambe, il braccio e gli allungamenti del polpaccio per 30 secondi ciascuno.

Se correre o camminare è il tuo metodo di esercizio preferito, ricorda che puoi ancora farlo durante l’inverno, ma devi assicurarti di indossare indumenti adatti all’inverno.

Anche spalare la neve può essere un ottimo allenamento invernale – se vivi in ​​una zona che nevica molto in questo periodo dell’anno, almeno. Per evitare di ferirti schiena, collo o spalle, assicurati di stare con i piedi e le spalle rivolti verso la pala. Inizialmente inizi lentamente e poi lavori per aumentare la resistenza.

3. Come rimanere motivati ​​a mangiare bene

Chiunque tenti di perdere peso sa che attenersi a una dieta può essere tremendamente difficile, ma ci sono alcuni semplici consigli che rendono più facile rimanere motivati. Il CDC, ad esempio, suggerisce un approccio a cui si riferiscono come ” Rifletti, Sostituisci e Rinforza “.

In questo modello, il CDC suggerisce di creare un diario alimentare che includa note che riflettano su come ti sei sentito quando hai deciso di mangiare. Evidenzia qualsiasi abitudine nella tua lista che potrebbe portare a mangiare troppo, come sentirsi stanchi o stressati, ma anche notare alcune buone abitudini alimentari, come mangiare frutta per dessert o bere latte senza grassi.

Avendo una lista di ragioni diverse dalla fame che ti spingono a mangiare troppo, puoi iniziare a lavorare su come evitare queste situazioni o sostituire le abitudini insalubri con quelle nuove e salutari.

Ad esempio, se trovi che mangi quando ti senti annoiato o ansioso, potresti provare a sostituire questo comportamento mangiando solo quando sei davvero affamato.

Il passo finale in “Rifletti, Sostituisci e Rinforza” è quello di lavorare ogni giorno per rafforzare queste abitudini. Questo richiede tempo, quindi non essere troppo duro con te stesso. Ricorda: questa è semplicemente una tattica per motivare te stesso piuttosto che cambiare tutte le tue abitudini alimentari durante la notte.

4. Come rimanere motivati ​​ad essere più socievoli

Oltre ad aiutare a mantenere una buona salute mentale , essere socievole ha alcuni vantaggi meno ovvi. Ad esempio, uno studio del 2011 ha rilevato che le “probabilità di sopravvivenza di ictus sembrano essere molto migliori per gli anziani” che vivono in quartieri socievoli.

motivati 2Stare socievole può migliorare la tua salute mentale e fisica.

Allo stesso modo, uno studio che abbiamo riportato l’anno scorso ha suggerito che l’interazione sociale potrebbe anche avere un impatto positivo sull’efficacia della chemioterapia tra le persone con cancro .

Tuttavia, essere socievole non è sempre facile; chi vive con ansia o depressione trova molto difficile socializzare.

Inoltre, anche il più socievole di noi può spesso lottare per fare uno sforzo in più per socializzare se siamo caduti in una comoda abitudine di passare il tempo a casa.

In questo periodo dell’anno, è normale sentirsi “bruciati” dopo la stagione delle vacanze. Tuttavia, come abbiamo spiegato nel nostro articolo sul disturbo affettivo stagionale lo scorso novembre, mantenere le tue abilità sociali in questi mesi freddi potrebbe aiutare a salvaguardare il blues invernale.

Il blog Farmajet news ha alcuni ottimi consigli per rimanere motivati ​​ad essere socievoli. Gli autori delineano un semplice trucco che puoi eseguire tu stesso: “Se hai una scelta sociale o non sociale, scegli una scelta tra due opzioni sociali”.

“In altre parole, invece di chiedere” Dovrei andare a quella festa venerdì sera? ” trova un’altra occasione sociale per il venerdì sera e scegli tra questi due “.

Quindi, ad esempio, scegliendo tra vedere un nuovo film o andare a una festa, hai sottilmente rimosso l’opzione “resta a casa e non socializzare” dal tavolo.

Diciamo che vai alla festa. Forse la paura ha preso a calci in un po ‘e cominci a sentirti ansioso di parlare con le persone, specialmente le persone nuove. Lo stesso trucco può essere applicato qui. Invece di pensare: “Comincio una conversazione o no?” riformularlo in “Con chi debbo iniziare una conversazione?”

A volte, naturalmente, è necessario concedersi un po ‘di tempo per ricaricarsi, ma questo è un trucco per motivare se stessi ad essere più socievoli.

5. Come rimanere motivati ​​in tempi difficili

Per tutti i tipi di motivi, a volte ci troviamo in situazioni negative e queste situazioni generano un pensiero negativo che, se non controllato, può essere difficile da superare, mettendo a rischio la nostra salute mentale e la nostra stabilità .

Superare il pensiero negativo nei momenti difficili richiede uno sforzo costante per rileggere la tua mentalità. Se ti trovi in ​​una situazione avversa, per riequilibrare la negatività che stai vivendo, prova a leggere e ascoltare solo informazioni positive . Trova cose che ti ispirano e ti sollevano e ti ingoiano su di loro.

Circondati di persone positive e cerca di non impegnarsi in conversazioni negative. Prova a pronunciare affermazioni positive ad alta voce o scrivile come promemoria quotidiano dei tuoi obiettivi e dove dovrebbe essere il tuo obiettivo.

Fai un grande affare delle tue realizzazioni. Prenditi il ​​tempo per festeggiare o premiarti ogni volta che raggiungi un obiettivo. Allenati ad attribuire valore agli oggetti che simboleggiano i tuoi risultati e fai riferimento a questi per mantenerti motivato quando attraversi momenti difficili.

Per quelli di noi che vivono in luoghi freddi e bui in questo periodo dell’anno, queste tecniche motivazionali possono essere particolarmente utili.

Che si tratti di continuare a muoversi, mangiare in modo sano o conquistare sentimenti stressanti, ansia e depressione, ci auguriamo che questo articolo ti fornisca alcune nuove idee per rimanere motivato.

Scoperto l’enzima che vanifica i tuoi sforzi per perdere peso.

Hai provato a mangiare porzioni più piccole e ad abbattere completamente alcuni cibi, ma non stai ancora perdendo il peso che desideri. Bene, un nuovo studio dice che l’azione complessa di un enzima potrebbe essere al centro del problema.
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Perché lotti per perdere peso, anche quando pensi di fare tutto bene?

Perché a volte i nostri corpi sembrano voltarsi contro di noi, anche se facciamo del nostro meglio per rimanere in forma?

Mentre noi possiamo aderire ad una dieta migliore e smettere di indulgere in cibi malsani, alcuni di noi avranno difficoltà a perdere l’eccesso di peso che ci turba.

La ragione alla base del motivo per cui i nostri corpi immagazzinano il tessuto adiposo in primo luogo è piuttosto semplice e persino intuitiva, data la natura dell’evoluzione umana, spiega il dott. Alan Saltiel, della University of California, San Diego School of Medicine di La Jolla.

Ricaviamo energia bruciando i tessuti grassi, ma a volte, i nostri corpi ritengono necessario ridurre la quantità di grasso che bruciamo in modo da avere abbastanza “combustibile” in serbo per dopo, quando potremmo avere un bisogno più urgente di esso.

“I corpi umani sono molto efficienti nel conservare l’energia reprimendo il dispendio energetico per conservarlo più tardi quando ne hai bisogno”, osserva il dott. Saltiel, aggiungendo: “Questo è il modo naturale per assicurarti di sopravvivere se arriva una carestia”.

Alcuni dei meccanismi in gioco in questo sistema di stoccaggio e di consumo di energia “carburante” non sono chiari, tuttavia – in particolare quelli relativi all’accumulo di grasso in eccesso che porta all’obesità . La domanda è: cosa spinge il pulsante “on / off” del metabolismo dei grassi e quando?

Il Dr. Saltiel e il suo team hanno recentemente indirizzato la loro attenzione verso l’enzima chinasi TANK-binding 1 (TBK1), che hanno identificato come chiave quando si tratta del processo del corpo di “decidere” la quantità di grasso da bruciare e quanto mantenere in magazzino , soprattutto durante un periodo di digiuno.

“Ci sono due importanti osservazioni che abbiamo collegato al rallentamento del metabolismo nell’obesità e nel digiuno”, spiega il dott. Saltiel.

Abbiamo scoperto due nuovi anelli di feedback che si intrecciano per autoregolare il sistema, pensate come il vostro termostato domestico, che rileva il cambiamento di temperatura per spegnere e accendere il calore.”

Dr. Alan Saltiel

risultati dei ricercatori sono stati riportati oggi nella rivista Cell .

Cicli metabolici viziosi

Il dott. Saltiel e il team hanno lavorato al modello murino – utilizzando animali sia obesi che normali – per studiare il ruolo del TBK1 nei processi metabolici. Hanno notato che l’enzima era implicato in due processi distinti, portando allo stesso risultato ogni volta.

Il primo processo è avviato dallo stress cronico legato all’obesità e porta all’infiammazione attivando una via di segnalazione proinfiammatoria chiamata NFKB .

NFKB migliora l’espressione di geni che “dettano” la produzione di enzimi che si ritiene abbiano un ruolo nell’infiammazione e nell’accumulo di grasso corporeo, compreso il gene che codifica per TBK1.

TBK1 disattiva quindi un altro enzima, AMPK , che è in gran parte responsabile della regolazione della quantità di grasso che convertiamo in energia grezza. Ciò significa che, invece di essere bruciati, il grasso è in grado di accumularsi e portare a un eccesso di peso.

L’enzima TBK1 è anche implicato nel meccanismo che viene attivato dal digiuno. Nel digiuno, i livelli di energia del corpo diminuiscono. L’enzima AMPK percepisce che, e per aumentare l’energia, invia segnali alle cellule di grasso per convertirsi in energia.

Tuttavia, quando AMPK è attivato, aumenta anche l’espressione del gene TBK1, che, ancora una volta, porta all’enzima TBK1 che inibisce l’attività di AMPK. Ne consegue un circolo vizioso, che impedisce al corpo di bruciare il grasso accumulato.

“Questo ciclo di feedback blocca il dispendio energetico attraverso l’infiammazione e il digiuno”, spiega il dott. Saltiel. Quando gli scienziati hanno notato questo meccanismo, hanno cercato un modo per modificarlo.

“Il dispendio di energia è stato ripristinato quando abbiamo eliminato TBK1 dalle cellule di grasso nei topi”, continua. “Ma è successo qualcos’altro che ci ha sorpreso – c’è stato un aumento dell’infiammazione”.

Come possiamo ‘ripristinare l’equilibrio energetico?’

Un secondo processo con TBK1 al suo interno porta a un ciclo altrettanto vizioso. Il team ha anche osservato che, anche se il percorso NFKB innesca la produzione di TBK1, l’enzima finisce per inibire la via NFKB.

TBK1 normalmente aiuta a ridurre l’infiammazione senza estinguerlo, tuttavia. Invece, lo mantiene a livelli bassi – quando TBK1 è inattivato, la risposta infiammatoria è intensificata senza l’azione regolatrice dell’enzima.

Quando il Dr. Saltiel e colleghi hanno eliminato il gene TBK1 nei topi obesi, questo ha provocato la perdita di peso e un aumento dell’infiammazione. Al contrario, quando TBK1 è stato eliminato nei topi con peso normale, non è stato osservato alcun cambiamento metabolico, suggerendo che ridurre le calorie potrebbe anche aiutare a ridurre l’infiammazione.

“L’inibizione del TBK1 ha il potenziale per ripristinare l’equilibrio energetico negli stati di obesità migliorando la capacità di bruciare un po ‘di grasso”, spiega il dott. Saltiel.

Mentre osserva che “[il] suo non è probabilmente l’unico percorso che tiene conto del dispendio energetico nel digiuno o nell’obesità”, aggiunge, “[T] le sue informazioni forniscono nuove informazioni su come sviluppare farmaci che inibiscono il TBK1 o altri enzimi coinvolti nel metabolismo. ”

Tuttavia, i ricercatori osservano che l’assunzione di farmaci speciali non sarà sufficiente per coloro che vogliono essere più in forma.

“Penso che probabilmente dovrai ancora fare entrambe le cose: ridurre l’apporto energetico attraverso la dieta e aumentare il dispendio energetico bloccando questa riduzione compensativa delle calorie bruciate”, sottolinea il dott. Saltiel.

Fistola Sacro Coccigea Che cos’è come eliminarla e tempi di recupero. Farmajet news

La fistola sacro coccigea è una lesione della pelle che si sviluppa solitamente nella regione sacro-coccigea. L’intervento chirurgico serve a rimuoverla ed evitare che si riformi.

Fistola sacro coccigea: cos’è, intervento e i tempi di guarigione

La fistola sacro coccigea è nota anche con il nome di cisti pilonidale, cisti sacrococcigea o fistola pilonilidale. Il termine medico-scientifico è sinus pilonidalis.

 Questa è una lesione sottocutanea che si sviluppa solitamente nella regione sacro-coccigea, tra muscolo e adipe. Raramente si sviluppa su altre zone del corpo, tra cui mani, ascella, ombelico e genitali.

Chi ne è affetto sembra avere una tumefazione nella zona interessata. All’interno della fistola possono essere presenti peli (da cui l’origine del nome), sebo, pelle e liquido.

Sebbene sono gli uomini particolarmente colpiti dalla patologia, il fenomeno è frequente anche nelle donne.

Le cause possono essere differenti e connessi alle abitudini e stile di vita del soggetto. Sudore, sfregamenti, traumi e lesioni possono complicare la condizione e dare luogo ad un’infezione. Come conseguenza chi ne viene colpito può lamentare disturbi di diversa entità. Sono queste le complicazioni che determinano la scelta del medico di sottoporre il paziente ad un intervento chirurgico.

I TRE STADI DELLA SINUS PILONIDALIS

La patologia è divisa in tre stadi. All’inizio, sulla zona sacro-coccigea, si forma la cisti piloniale. Questa è una piccola puntina che in genere non provoca dolore.

Quando evolve, per azione batterica, si forma l’ascesso pilonidale che consiste nell’accumulo di pus all’interno della cisti. Questa appare gonfia, può assumere diverse dimensioni ed è dolorosa. La zona appare arrossata a causa dell’infiammazione. L’ultimo stadio è proprio quello della fistola sacro coccigea. La cisti, ormai infetta, si apre e fuoriesce liquido e materiale. Quando si richiude implica la formazione di ascessi che se non vengono trattati possono riformarsi periodicamente.

I SINTOMI PRINCIPALI DELLA FISTOLA SACRO COCCIGEA

Nello stadio iniziale la patologia è del tutto o quasi asintomatica. Con l’evolversi dell’infezione, compaiono i sintomi tipici. Nel momento in cui la cisti si infetta, infatti, il paziente lamenta dolore. Inoltre la zona appare gonfia, arrossata e calda al tatto. Dalla zona tumefatta viene espulsa la secrezione di materiale purulento, giallastro e dal cattivo odore.

Nei casi più gravi, il paziente può avere la febbre, soffrire di mal di testa ed emicrania e lamentare un senso di malessere generale.

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In caso di fistola sacro coccigea sarà il medico a stabile se intervenire chirurgicamente

FATTORI DI RISCHIO E PREVENZIONE

I soggetti più a rischio sono gli individui in sovrappeso ed obesi, chi pratica attività sportive e chi suda tanto. Anche chi trascorre molte ore seduto o nella stessa posizione, come nel caso delle piaghe da decubito, è a rischio. Da includere sono coloro che non prestano attenzione alla propria igiene personale e chi presenta micro traumi e lesioni cutanee, dovute anche alle depilazioni.

Indossare indumenti troppo stretti che sfregano sulla pelle possono aumentare i rischi di infezione cutanea.

Per questo motivo, è importante mantenere la zona pulita ed asciutta. È importante non indossare abiti troppo stretti ed evitare di stare seduti per troppe ore.

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E’ importante non indossare indumenti troppo stretti

QUANDO INTERVENIRE CHIRURGICAMENTE

In caso di fistola sacro coccigea, quando la cura antibiotica e la prevenzione non sono sufficienti, bisognerà intervenire chirurgicamente. L’operazione è considerata di routine e non comporta rischi particolari per il paziente, se non quelli tipici da intervento.

L’intervento viene eseguito in Day-Surgery, ovvero senza ricovero in ospedale. Questo richiede l’anestesia locale o spinale.

L’intervento per rimuovere la fistola può essere eseguito con la tecnica aperta o chiusa. Prima di procedere all’intervento vero e proprio, e all’asportazione della fistola, però bisognerà eseguire un’incisione per drenare l’ascesso.

La tecnica aperta consiste nell’asportazione totale della zona infetta; ovvero cute, sottocute, tessuto pilonidale e orifizi cutanei. La ferita viene riempita con garze e tamponi sterili che devono essere cambiati ripetutamente finche il pus non sia stato completamente espulso.

Nella tecnica chiusa, invece, il medico dopo aver ripulito la zona infetta, chiuderà la ferita con dei punti di sutura. I punti saranno poi rimossi dopo circa 2 settimane.

Di recente utilizzo è anche un’altra tecnica che prevede l’uso di piccole lame circolari che rimuovono cisti e fistola. in questo modo, il tessuto adiacente alla fistola non sarà particolarmente compromesso.

TEMPI DI GUARIGIONE

Nel caso il medico decida di sottoporre il paziente alla tecnica aperta la cicatrizzazione sarà lunga. I tempi di guarigione si possono protrarre anche oltre i 40 giorni. In genere, dopo le ripetute medicazioni, il paziente è completamente guarito e non corre il rischio di nuove formazioni.

Nel caso in cui si scelga la tecnica aperta, i tempi di guarigione saranno più brevi ma il rischio di recidive è più alto.

Disturbo dell’attenzione nei bambini. Farmajet news

Il disturbo dell’attenzione viene solitamente diagnosticato in età scolare. I sintomi del disturbo sono differenti e colpiscono il bambino nella sfera sociale, scolastica e familiare. Dopo la diagnosi si procede con la cura.

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Il disturbo dell’attenzione è noto anche come Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività o ADHD, acronimo di Attention Deficit Hyperactivity Disorder. Questo è una condizione comportamentale che si manifesta in diversi modi. Può influire sulla sfera scolastica, sociale ma anche familare.

Come per i disturbi dell’apprendimento (DSA), tra cui la dislessia, l’ADHD viene spesso riconosciuto a scuola, solitamente tra i 6 e i 12 anni. È bene, tuttavia, non confondere il disturbo con la vivacità naturale del bambino.

Se diagnosticata tempestivamente, il bambino è in grado di partecipare alle attività scolastiche e sociali normalmente.

All’interno delle scuole, fondamentale sarà creare un piano didattico personalizzato, come previsto dalla normativa BESdel 2012 o della legge 104 del 1992.

Scopriamo le caratteristiche del disturbo, i sintomi e le conseguenze per il bambino e come viene eseguita la diagnosi. Importante è anche capire come gestire il disturbo.

La poca attenzione e la scarsa concentrazione sono tipici del disturbo dell’attenzione

SINTOMI PRINCIPALI DEL DISTURBO DELL’ATTENZIONE

I principali sintomi del disturbo dell’attenzione sono la poca attenzione e scarsa concentrazione, la disattenzione, l’impulsività e l’iperattività.

Se in età prescolare o mentre il bambino frequenta la scuola dell’infanzia riconoscere i sintomi è più difficile, la prima diagnosi viene confermata quando il bambino accede alla scuola primaria. La maestra, infatti, durante le ore di lezione, se nota alcuni comportamenti che indicano il disturbo può richiedere un consulto specialistico.

L’ADHD può manifestarsi in modi differenti. I più evidenti sono la poca attenzione nello svolgere i compiti e nel partecipare ai giochi. Anche la sbadataggine, la mancata cura dei dettagli e gli errori frequenti dovuti alla disattenzione sono tipici del disturbo.

Il bambino appare irrequieto, irascibile, impulsivo e non è capace di stare fermo e tranquillo. Spesso è violento ed aggressivo. Inoltre, non segue le istruzioni e non completa i compiti assegnati, specialmente il copiato, le letture lunghe, gli esercizi di calcolo. Evita i compiti impegnativi.

Il bambino tende a dimenticare le richieste e gli eventi a lungo termine ed avere problemi di condotta.

CONSEGUENZE

Il disturbo porta il bambino ad avere uno scarso rendimento scolastico, difficoltà relazionali con i compagni sebbene il suo continuo parlare con gli altri.

Quando il disturbo deve essere ancora diagnosticato, il bambino è spesso rimproverato per il suo comportamento. Come conseguenza, il bambino può sentirsi inadeguato, in difficoltà, può demoralizzarsi e rifiutare ogni forma di aiuto.

Usa parole ed espressioni semplici, ha problemi di articolazione e balbettio, fa errori di dislocazione delle lettere in una parola o in una frase. Ha difficoltà, inoltre, nell’esprimersi verbalmente sebbene comprenda sul momento quanto gli è stato detto. Il bambino, può manifestare anche problemi di coordinazione, avere problemi di postura, non rispondere agli stimoli motori correttamente, avere difficoltà a scrivere e disegnare.

Dall’altro lato, anche la classe può reagire “emarginando” il compagno.

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il bambino tende a disturbare in classe

DIAGNOSI DEL DISTURBO DELL’ATTENZIONE

Sarà l’indagine di uno psicologo e di un neuropsichiatra infantile a diagnosticare il disturbo dell’attenzione. Questa non può avvenire se non c’è collaborazione con altre figure professionali, come il pediatra e gli insegnanti, e i genitori.

A tal fine, la procedura prevede la raccolta di informazioni attraverso i genitori, gli insegnanti e lo stesso bambino. Questi saranno sottoposti ad interviste semistrutturate e a questionari. Utili all’indagine saranno anche i colloqui effettuati tra bambino e familiari.

Inoltre, per una diagnosi approfondita, il bambino potrà essere sottoposto a test di valutazione dell’attenzione, della concentrazione, dell’intelligenza e della personalità.

CURA DEL DISTURBO DELL’ATTENZIONE

L’intervento specialistico avviene su più fronti.

Nell’ambito scolastico, come suggerito dalla normativa BES del 2012 e della legge 104 del 1992, il bambino, affetto da ADHD, sarà seguito da un’insegnante speciale. A tal proposito la scuola potrà richiedere delle consulenze esterne sulle strategie comportamentali da seguire.

Il bambino potrà essere sottoposto a training cognitivo, training di abilità sociali e potrà seguire una terapia per il comportamento. Per lui saranno stabiliti degli interventi di potenziamento dell’apprendimento ed interventi cognitivo-comportamentali per accrescere l’autostima.

Nei casi più gravi, potrà essere d’aiuto intervenire sul bambino anche con la psicoterapia. Sarà il medico a stabilire se è il caso di prescrivere anche delle cure farmacologiche specifiche.

Anche i genitori potranno, se richiesto, avere aiuto e sostegno in ambiente domestico (parent training).

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La collaborazione e comunicazione tra scuola e famiglia è fondamentale

COSA FARE

In caso di disturbo dell’attenzione, genitori, famiglia e insegnanti, dovranno dare i comandi ed assicurarsi che il bambino li esegua. Dovranno inoltre dare l’esempio e mostrarsi positivi, premiare e gratificare il bambino quando nonostante le difficoltà completa il compito.

È importante ignorare gli atteggiamenti lievemente negativi e rimproverarlo quando sbaglia senza essere aggressivi negli atteggiamenti.