La Curcuma ottima per dimagrire e non solo.

La curcuma, se assunta regolarmente per 40 giorni è un ottimo alimento curativo e ideale per chi si sottopone diete equilibrate. Vediamo insieme come consumarla e quando, invece, è sconsigliata

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La Curcuma – conosciuta anche con il nome di zafferano delle Indie a causa del suo colore giallo – è una pianta erbacea che cresce spontanea nei paesi dell’Asia sud-orientale ed è molto usata (negli ultimi anni anche in Italia) come spezia da cucina.

Ma non tutti sono a conoscenza che questo alimento è anche molto utile agli organi interni, purifica il sangue ed è un ottimo integratore per le articolazioni in generale, sopratutto nelle donne di età superiore ai 28 anni.

Ecco come consumarla per ottenere i benefici sopra indicati.

Bisogna portare ad ebollizione una tazza e mezza di acqua e poi aggiungere 1/4 tazza di curcuma. Una volta ggiunta la curcuma bisogna inziare a mischiare lentamente fino a quando il composto non diverrà un pò denso, stando però molto attenti a non farlo asciugare. Successivamente aggiungere lentamente 1 tazza di latte vegetale, 1 cucchiaino di olio di mandorle dolci per uso alimentare, 1 stecca di cannella ed un pizzico di zenzero grattugiato.Il consiglio è di tenerlo sul fuoco non più di 5-7 minuti e, una volta spento, aggiungere 1 cucchiaino di miele.

Una volta tolto dal fuoco, questa sorta di bevanda può essere conservato in frigorifero per 40 giorni, giusto il tempo che occorre per consumarla bevendone una tazzina al giorno. Questa bevanda è già molto conoscita e consumata nei paesi dell’Asia, e qui in Italia ha preso il nome di Latte Dorato, da Golden Milk.

I BENEFICI DELLA CURCUMA

I benefici sono innumerevoli: previene e arresta la crescita del cancro, agisce sulle malattie respiratorie, è un ottimo rimedio nei periodi invernali per curare raffreddore e tosse; allevia i dolori mestruali, di testa, ossa e anche articolazioni; combatte l’insonnia; aiuta nella cura dell’ artrite; purifica il sangue; rinforza le ossa; è un ottimo antinfiammatorio nei casi di ulcera dello stomaco; ha un azione antiossidante e disintossicante per il fegato; aiuta la digestione; ottimo per le irritazioni della pelle ed ha anche un effetto dimagrante in quanto aiuta nella ripartizione dei grassi alimentari.

Ovviamente anche qui ci possono essere delle controindicazioni, quindi è bene sapere che il Latte Dorato non deve essere assunto da soggetti che soffrono di calcoli biliari, di gastrite ma sopratutto nelle donne che sono in stato di gravidanza e allattamento poichè gli effetti che potrebbe avere sul feto non sono ancora conosciuti.

Farmajet vi consiglia la curcuma pura biodisponibile il migliore integratore di curcuma in commercio

La vitamina D potrebbe ridurre il rischio di morte cardiovascolare?

Le persone che hanno malattie cardiovascolari possono ridurre il rischio di morte di quasi un terzo semplicemente mantenendo normali livelli di vitamina D. Questo è il risultato di un nuovo studio recentemente pubblicato su The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism .
vita dI ricercatori dicono che i livelli di vitamina D troppo bassi o troppo alti potrebbero aumentare il rischio di morte per malattia cardiovascolare.

Le malattie cardiovascolari (CVD) è un termine generico per le condizioni che interessano il cuore ei vasi sanguigni, tra cui le malattie cardiache , infarto , insufficienza cardiaca e ictus.

CVD è il killer numero 1 negli Stati Uniti. Le malattie cardiache da sole sono responsabili di circa 610.000 morti nel paese ogni anno.

Ricerche precedenti suggeriscono che lo stato di vitamina D può giocare un ruolo importante nella salute cardiovascolare.

Uno studio riportato da Medical News Today nel 2016, ad esempio, ha associato bassi livelli di vitamina D con maggiore rischio di ictus, insufficienza cardiaca, infarto e morte cardiovascolare.

Il nuovo studio – condotto dal Prof. Jutta Dierkes, del Dipartimento di Medicina Clinica dell’Università di Bergen in Norvegia – ha approfondito il ruolo dei livelli di vitamina D nel rischio di morte per malattia cardiovascolare.

Mortalità CVD ridotta del 30%

Al fine di raggiungere i loro risultati, il Prof. Dierkes e colleghi hanno analizzato i campioni di sangue di 4,114 adulti che avevano sospettato l’ angina pectoris , che è il dolore al petto a causa di malattia coronarica .

I soggetti avevano un’età media di 62 anni al basale dello studio e sono stati seguiti per una media di 12 anni.

Secondo il National Institutes of Health (NIH) , un livello 25 (OH) D di 50-125 nanomoli per litro (nmol / l) è “generalmente considerato adeguato per l’osso e la salute generale in individui sani”.

Nello studio, i ricercatori hanno scoperto che le concentrazioni di 25 (OH) D ottimali per il rischio di mortalità erano 42-100 nmol / l. Concentrazioni inferiori a 42 nmol / le superiori a 100 nmol / l erano associate a un maggior rischio di morte per CVD.

Infatti, i ricercatori hanno scoperto che i partecipanti con le concentrazioni ottimali di 25 (OH) D avevano il 30% in meno di probabilità di morire di CVD.

“Abbiamo scoperto”, afferma il Prof. Dierkes, “che la giusta quantità di vitamina D riduce sostanzialmente il rischio di morte, tuttavia, troppo o troppo poco aumenta il rischio”.

Sulla base di questi risultati, il Prof. Dierkes raccomanda che tutte le persone con CVD abbiano i loro livelli di vitamina D misurati e monitorati. Se i livelli sono inferiori al normale, potrebbe essere necessario un supplemento di vitamina D.

Detto questo, i ricercatori osservano che la quantità ottimale di vitamina D non è la stessa per tutti. “Dipende da dove vivi e che tipo di dieta hai”, aggiunge il prof. Dierkes.

La fonte primaria di vitamina D è la luce solare, ma possiamo anche ottenerla da determinati alimenti – tra cui salmone, tonno e uova – e integratori alimentari, che sono disponibili per l’acquisto online su  Farmajet  .

Tuttavia, vale la pena notare che sono necessari ulteriori studi prima che la vitamina D possa essere raccomandata come integratore benefico per le persone con CVD.

COSA FARE SE TUO FIGLIO TI CHIEDE UN TATUAGGIO ?

Al giorno d’oggi il tatuaggio è una moda: tutti ne hanno almeno uno e sono sempre più i ragazzi che iniziano a a tatuarsi in giovane età. Cosa fare se tuo figlio ti chiede un tatuaggio? Sicuramente non esiste una risposta corretta in questi casi. Un dialogo approfondito sulla questione può aiutare molto.

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Cosa fare se tuo figlio ti chiede un tatuaggio? È la domanda che sempre più spesso i figli fanno ai genitori, magari come regalo di compleanno o come premio per un buon risultato scolastico. Da uno studio condotto da Eurispes per l’Indagine Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza, è emerso che il 7,5% ha almeno un tatuaggio. Si tratta di un fenomeno in continua crescita: la stessa indagine svolta l’anno precedente evidenziava come i giovani sotto i 18 anni ad avere un tatuaggio fossero il 6,5%. È bene quindi sapere cosa fare se tuo figlio ti chiede un tatuaggio.

Le motivazioni che spingono un ragazzo o una ragazza a volere un tatuaggio sono diverse: spesso si tratta solamente di un desiderio di trasgressione, in altri casi è un gesto da compiere perché di moda, perché lo fa un amico e per non sentirsi diversi dagli altri. Spesso invece dietro a questo gesto c’è anche la voglia di modificare il proprio corpo, di farne un vero e proprio strumento di comunicazione.

Ci si tatua quando finisce un amore importante, quando si vive un’esperienza importante, per consolidare un’amicizia, o semplicemente per un senso estetico. Le ragazze spesso scelgono disegni semplici di piccole dimensioni e cercano la seduzione, mentre i ragazzi scelgono tendenzialmente immagini più grandi ed evocative puntando su forza e virilità.

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È GIUSTO CONCEDERE A UN FIGLIO DI TATUARSI?

Non esiste una risposta giusta o sbagliata a questa domanda. Sicuramente il dialogo può aiutare e spiegare al proprio figlio i pro e i contro di tatuarsi è un buon inizio. Sicuramente il divieto assoluto non è il migliore degli approcci, come del resto concederlo con troppa leggerezza, specialmente se vostro figlio ha meno di 18 anni. La legge prevede, nel caso in cui il figlio sia minorenne, il consenso firmato da parte di un genitore, in caso contrario chi esegue il tatuaggio è perseguibile penalmente.

Occorre spiegare al proprio figlio a cosa va incontro: un tatuaggio è per sempre. Almeno fino a qualche tempo fa, ora con i progressi tecnologici è possibile con qualche seduta laser rimuovere completamente il tattoo. In ogni caso si parte dal presupposto che un tatuaggio sia per sempre e se si decidesse un giorno di rimuoverlo è bene sapere che i costi sono abbastanza proibitivi.

Parlate approfonditamente del disegno che vostro figlio vuole farsi tatuare e delle motivazioni che lo spingono a farlo. Spesso i motivi dei ragazzi giovani sono piuttosto superficiali e lo fanno giusto per poter dire: anche io ho un tatuaggio! In alcuni casi può anche esserci un motivo prettamente estetico, come nel caso di un tatuaggio su cicatrice. Spesso ultimamente i tatuaggi vengono anche utilizzati per coprire inestetismi della pelle e in questo caso andrebbe fatto un discorso più ampio.

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Se è il primo tatuaggio per lui, ed è proprio convinto nel volerlo fare, potete scegliere assieme un disegno piccolo e discreto. La parte del corpo ha la sua importanza e se vostro figlio vi chiede un parere, cercate di consigliare una zona del corpo che non sia sempre visibile (come la schiena) di modo che non possa poi stancarsi facilmente e di conseguenza pentirsi.

Dopo aver parlato dei pro e dei contro ed è ancora deciso ad avere un tatuaggio è molto importante scegliere il giusto studio e affidarsi a un serio professionista. Oggi, infatti, essendo un business in continua crescita, in molti s’improvvisano tatuatori senza avere le reali competenze per praticare questa professione.

Occorre quindi informarsi bene prima di scegliere un tatuatore: lo studio dove fare un tatuaggio deve rispettare delle rigidissime norme igienico-sanitarie e così vale per tutta l’attrezzatura che viene utilizzata. Gli aghi devono essere sterilizzati e monouso e gli inchiostri utilizzati devono essere atossici, in modo da evitare qualsiasi tipo d’infezione. Mai e poi mai rivolgersi a studi abusivi o peggio ancora se fate un tatuaggio da solo.

Ad ogni modo la cosa più importante in questi casi è il dialogo: cercate sempre di avere un buon dialogo con vostro figlio, anche lui apprezzerà. Altrettanto spinosa è la richiesta di pote fare un piercing. Anche in quel caso mantenete la calma ed affrontate tutto con razionalità.

COSA FARE SE TUO FIGLIO TI CHIEDE UN PIERCING

Cosa fare se tuo figlio ti chiede un piercing? Sono sempre di più i genitori che si trovano di fronte a questa domanda, ad un certo punto dell’adolescenza dei propri figli, e si ritrovano a ‘combattere‘ con le richieste per quelle che sono le vere mode del momento: piercing e tatuaggi.piercing1

Non è mai facile per un genitore trovarsi di fronte a richieste di questo tipo, sopratutto per paura che, crescendo, il figlio possa poi pentirsene oppure perchè educati in maniera tale da non riuscire a comprendere appieno in cosa consiste un piercing, totalmente ignari di tutto ciò che può celarsi dietro a quella innocente richiesta.

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Infatti la maggior parte dei genitori pensa subito ai buchi alle orecchie quando sente nominare i piercing, ma proprio di orecchie non si parla, infatti le posizioni più in voga peri ragazzi dove farsi fare un piercing sono l’ombelico, il naso o il labbro; per non parlare poi di sopracciglia e vari estensori che servono ad allargare i già presenti ‘buchi’ per gli orecchini.

PIERCING: TUTTO QUELLO CHE DEVI SAPERE

Fortunatamente le volte che la richiesta di un piercing nasconde veri e propri disagi sono molto sporadiche, ed in quei casi bisogna rivolgersi il prima possibile agli specialisti se non vogliamo ritrovarci un pontaspilli in famiglia. Ad ogni modo si tratta di una cosa da non prendere mai alla leggera. Un buon stratagemma consiste

nell’ utilizzare la regola dei ‘3 motivi‘:” Dimmi 3 motivi validi per cui dovrei acconsentire“, infatti dopo la foga iniziale i ragazzi si fermano al primo motivo e capiscono da soli che era una voglia passeggera, in questi casi basterà perdere un pò di tempo e tergiversare cosicchè la loro convinzione maturi, anche col tempo e l’età e la smania iniziale scemi da sola (in molti casi accade davvero).

Passiamo ora ai veri motivi per i quali in un adolescentenascano queste voglie che molto spesso sono i più disparati. Molti lo fanno per emulazione, solamente perchè il suo cantante preferito ha dei piercing li vuole anche lui, oppure per integrarsi in un gruppo dal quale si sente respinto. Il secondo motivo, forse il più importante, è che tramite il piercing riesca ad esprimere meglio se stesso, la propria originalità ed indipendenza; per ultimo abbiamo la necessità di stabilire un rapporto col proprio corpo più personale.

Quale che sia la motivazione e qualsiasi la vostra decisione, però, è importante sapere che i piercing comportano dei grandissimi rischi per la salute, qualora fatti in modo non professionale o addirittura in casa. Reazioni allergiche, infezioni cutanee, patologie infettive come l’epatite che qualora on curate possono portare anche alla morte sono un rischio proporzionale al rispetto per le norme igienico- sanitarierispettate dallo studio al quale si ci rivolge. Verificate personalmente gli standard di sicurezza e, se avete dubbi, chiedete all’autorità sanitaria informazioni sulle licenze e sui requisiti stessi dello studio al quale avete intenzione di rivolgervi.

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Da ricordare, però, che quello di un piercing o un tatuaggio non sono scelte da prendere alla leggera perchè da queste non si torna più indietro. E’ vero che negli ultimi anni sono state scoperti nuovi metodi per la rimozione di tatuaggi ma sono estremamente costosi e non compatibili con tutti i tipi di pelle, oltre che essere molto dolorosi.

Per quanto riguarda i piercing tenete ben presente che avere un buco di 2-3 centimetri di diametro in una guancia o nel lobo dopo un po’ di tempo può risultare molto seccante e scomodo. Ricordate sempre che l’igiene è fondamentale e il rischio di infezioni sempre dietro l’angolo. Quindi regolatevi di conseguenza pensando sempre a ciò che è meglio per i vostri ragazzi: un giorno ve ne saranno grati di aver discusso con loro di ciò.

Possiamo “disattivare” la celiachia? Farmajet news

I ricercatori della Stanford University potrebbero aver trovato un “interruttore” chimico che, se preso di mira, potrebbe bloccare la celiachia. I risultati sono stati pubblicati nel Journal of Biological Chemistry .
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Usando determinati farmaci, potrebbe presto essere possibile “disattivare” la celiachia.

La celiachia è una malattia ereditaria che colpisce circa l’ 1% della popolazione in Italia.

Ciò equivale ad almeno 600 mila cittadini italiani che vivono con la malattia, la maggior parte dei quali non è stata formalmente diagnosticata con questa condizione.

I sintomi della celiachia sono innescati dal consumo di glutine, una proteina spesso presente nel frumento, nell’orzo e nella segale e in alcuni medicinali, vitamine e prodotti cosmetici come i balsami per le labbra.

Attualmente non ci sono terapie per la celiachia. Una volta diagnosticato, l’approccio comune è quello di attenersi semplicemente a una dieta priva di glutine.

Una nuova ricerca , tuttavia, ci avvicina alla ricerca di tali terapie; un “interruttore” chimico è stato identificato dagli scienziati guidati da Chaitan Khosla, un professore alla Stanford University in California.

Il ruolo del TG2 nella celiachia

È noto che il meccanismo alla base della celiachia coinvolge un enzima chiamato transglutaminasi 2 (TG2), che regola il glutine all’interno del piccolo intestino. Provoca una risposta autoimmune – o una in cui il sistema immunitario non riconosce il rivestimento dell’intestino tenue e lo attacca.

Il primo autore dello studio Michael Yi, uno studente laureato in ingegneria chimica alla Stanford University, ha ipotizzato, insieme ai suoi colleghi, che una scarsa comprensione del TG2 potrebbe essere la ragione per cui non esiste ancora un trattamento per la malattia celiaca.

Il Prof. Khosla spiega che in un intestino tenue sano, anche se il TG2 è molto abbondante, è inattivo.

“Quando è diventato chiaro che anche se la proteina era abbondante, la sua attività era inesistente in un organo sano, la domanda diventava ‘Cosa accende la proteina e poi cosa trasforma la proteina?'”, Dice il prof. Khosla.

In uno studio del 2012 , i ricercatori guidati dal Prof. Khosla hanno scoperto come attivare il TG2. In questa nuova carta, hanno scoperto come de attivarlo – impulsi quindi più vicino ad un trattamento.

Come spegnere il TG2

Lo studio precedente del Prof. Khosla e del team ha scoperto che la rottura di un legame chimico chiamato legame disolfuro attiva il TG2. Un legame disolfuro è “un singolo legame covalente tra gli atomi di zolfo a due amminoacidi”.

In questo nuovo documento, il Prof. Khosla e il team hanno trovato un altro enzima che ricrea il legame disolfuro, disattivando così il TG2.

L’enzima – che è chiamato ERp57 – normalmente aiuta le proteine ​​a ” piegarsi ” o ad acquisire la loro struttura funzionale all’interno di una cellula.

Ma gli esperimenti di coltura cellulare condotti dal Prof. Khosla e dal team hanno rivelato che ERp57 spegne il TG2 fuori dalla cellula. Secondo i ricercatori, questo solleva domande su come ERp57 funziona in persone sane.

“Nessuno in realtà capisce”, spiega il prof. Khosla, “come (Erp57) esce dalla cellula.Il pensiero generale è che viene esportato dalla cellula in piccole quantità, questa particolare osservazione suggerisce che in realtà ha un ruolo biologico al di fuori della cellula “.

I ricercatori hanno ora iniziato a esaminare i farmaci esistenti che potrebbero essere in grado di indirizzare questo “interruttore” appena scoperto.

Studi precedenti condotti su topi hanno dimostrato che la mancanza di TG2 non ha alcun effetto collaterale, quindi gli scienziati sperano che bloccarlo negli esseri umani possa essere una strada adatta per il trattamento della celiachia.

La fine della chemio tossica? Il blocco della vitamina B-2 può fermare il cancro

Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Aging trova un composto che impedisce alle cellule tumorali di diffondersi bloccando la sintesi della vitamina B-2. I risultati potrebbero rivoluzionare la chemioterapia tradizionale.
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La chemioterapia corrente ha una vasta gamma di gravi effetti collaterali, ma potrebbe essere in procinto di cambiare, suggeriscono nuove ricerche.

Un team di ricercatori britannici ha cercato di trovare un agente terapeutico non tossico che bersaglia i mitocondri delle cellule tumorali.

I mitocondri sono organelli produttori di energia che si trovano all’interno di ogni cellula. Il composto recentemente trovato dagli scienziati può impedire alle cellule staminali del cancro di proliferare interferendo con il loro processo di creazione di energia all’interno dei mitocondri.

Il team è stato guidato dal Prof. Michael Lisanti, presidente della medicina traslazionale presso l’Università di Salford, nel Regno Unito, e il nuovo studio è accessibile qui .

Cellule cancerogene affamate di energia

Il Prof. Lisanti ed i suoi colleghi hanno usato lo screening farmacologico per identificare il composto, che è chiamato difenileniodonio cloruro (DPI).

Come spiegano i ricercatori, vari saggi cellulari e altri esperimenti di coltura cellulare hanno rivelato che DPI riduceva oltre il 90 percento dell’energia prodotta nei mitocondri delle cellule.

Il DPI ha raggiunto questo risultato bloccando la vitamina B-2, conosciuta anche come riboflavina, che ha impoverito le cellule di energia.

La nostra osservazione è che DPI sta attaccando selettivamente le cellule staminali del cancro , creando efficacemente una carenza vitaminica […]. In altre parole, spegnendo la produzione di energia nelle cellule staminali del cancro, stiamo creando un processo di ibernazione”.

Prof. Michael Lisanti

Le cellule staminali del cancro sono quelle che producono il tumore. “È straordinario”, continua il prof. Lisanti, “le cellule siedono lì come in uno stato di animazione sospesa”.

È importante sottolineare che DPI si è dimostrato non tossico per le cosiddette cellule tumorali “sfuse” , che sono in gran parte ritenute non tumorigeniche.

Ciò suggerisce che il composto potrebbe avere successo laddove la chemioterapia corrente fallisce.

“Queste scoperte hanno implicazioni terapeutiche significative riducendo al minimo gli effetti collaterali tossici”, aggiungono.

Una nuova era della chemioterapia?

“Crediamo,” affermano gli scienziati, “che il DPI sia uno degli inibitori più potenti e altamente selettivi scoperti fino ad oggi.”

I risultati sono particolarmente significativi data la terribile necessità di terapie antitumorali non tossiche e dei gravi effetti collaterali della chemioterapia convenzionale.

“La bellezza di [DPI] è che [rende] le cellule staminali tumorali metabolicamente inflessibili così [che] saranno altamente suscettibili a molti altri farmaci”, spiega il Prof. Lisanti.

La coautrice di studio, la prof.ssa Federica Sotgia, commenta anche il significato delle scoperte recenti, dicendo: “In termini di chemioterapie per il cancro, abbiamo chiaramente bisogno di qualcosa di meglio di ciò che abbiamo attualmente, e questo è, auspicabilmente, l’inizio di un approccio alternativo fermare le cellule staminali del cancro “.

Infatti, gli autori sono specializzati nella ricerca di terapie alternative non tossiche e sperano che le loro scoperte più recenti segneranno l’inizio di una nuova era della chemioterapia – forse una che usa molecole non tossiche per indirizzare l’attività mitocondriale dello stelo del cancro -come le cellule.

I ricercatori propongono di chiamare queste nuove molecole “mitoflavoscini”.