Come eliminare i metalli pesanti dannosi dal nostro corpo.

I metalli pesanti sono delle sostanze con cui veniamo a contatto ogni giorno e che entrano nel nostro corpo in vari modi e soprattutto con il cibo che mangiamo e l’aria che respiriamo.

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Le intossicazioni da metalli pesanti ai giorni nostri sono molto frequenti e costituiscono come abbiamo detto un problema per la nostra salute provocando allergie, intolleranze e soprattutto l’insorgenza ed anche l’aggravamento di molte malattie gravi come il diabete, l’autismo, malattie cardiovascolari, ecc. Quindi, essendo ormai impossibile evitare questi metalli dannosi, diventa indispensabile rimuoverli con la disintossicazione del nostro organismo. Esiste un metodo per eliminare questi metalli in modo semplice ed efficace e si chiama “Chelazione”.

 La chelazione è una reazione chimica in cui le sostanze impiegate per la disintossicazione afferrano i metalli pesanti e li portano fuori dall’organismo. Può essere fatta con sostanze naturali e non necessariamente chimiche, anzi nella maggior parte dei casi, quando non si tratta di intossicazioni acute è meglio utilizzare agenti chelanti naturali che disintossicano in maniera dolce e senza effetti collaterali.

Esistono infatti in natura delle alghe – come la clorella e la spirulina -, degli alimenti – come la curcuma e il coriandolo – e due minerali – la bentonite e la zeolite – che svolgono la funzione chelante ed aiutano l’organismo a liberarsi da questi metalli nocivi.

Però bisogna dire che la chelazione è un processo molto delicato, perchè possono scatenarsi delle reazioni un po’ pesanti per l’organismo e quindi è necessario prima prepararlo – almeno per due mesi – nel seguente modo: prima bisogna alcanilizzare il corpo, poi rafforzare bene la flora batterica ed infine aiutare le funzioni del fegato che ha il compito di drenare le molecole tossiche di questi metalli. Solo dopo aver fatto tutto questo si possono assumere le sostanze specifiche naturali che permettono il fenomeno della chelazione.

Che cos’è la Sindrome di Cotard ? Farmajet news

La sindrome di Cotard è una malattia psichiatrica, di carattere neurologico, molto rara e pericolosa: può condurre al suicidio. L’intervento medico è fondamentale per la guarigione. Dopo la diagnosi il paziente viene sottoposto a terapie farmacologiche e a sedute psichiatriche.Sindrome-di-cotard 1

La sindrome di Cotard è una malattia psichiatrica neurologica molto rara. Connessa con altre patologie psichiatriche, come il disturbo bipolare, la depressione e la schizofrenia, ne rappresenta una variante molto drammatica. Questa porta chi ne soffre a credere di essere morto, di avere perso tutti o alcuni organi vitali o tutto il sangue.

Nota anche come delirio di negazione o sindrome del morto che cammina, fu studiata e descritta nel 1880, per la prima volta, dal neurologo francese Jules Cotard (1840–1889).

Poiché considerata una malattia che deriva da altri disturbi mentali, non è tutt’oggi inserita nel Manuale Diagnostico e Statistico Dei Disturbi Mentali (DSM IV-TR). Si pensa, infatti, che questa patologia derivi da una interruzione di comunicazione tra fibre nervose e aree sensoriali. Mancando le emozioni, il paziente, come conseguenza, crede di essere morto.La sindrome di Cotard è associata a ansia, agitazione, schizofrenia e depressione e deliri

IL CASO DI MADEMOISELLE X

Il dottor Cotard, descrisse la patologia in una sua lezione. La paziente, di cui il medico descrisse i sintomi, affermava di non avere più gli organi vitali dopo un periodo in cui sentiva cambiare il suo corpo.

La sua percezione la convinse di non avere più bisogno di alimentarsi, non avvertiva il senso di fame, e di essere immune dalla morte naturale.

Nel tempo, la donna si convinse di essere stata dannata e maledetta per l’eternità. Tentò di suicidarsi, dandosi fuoco in un paio di occasioni. Questo sembrava l’unico modo per espiare le sue colpe e uscire dalla dannazione eterna. La paziente venne soprannominata Mademoiselle X.

sindrome_di_cotard_03Alla comparsa dei sintomi bisogna rivolgersi ad uno specialista

SINTOMI DELLA SINDROME DI COTARD

Chi soffre della sindrome di Cotard nega se stesso e gli altri; per questo motivo è nota anche come delirio di negazione. Il paziente nega se stesso, il suo corpo, la sua anima, il mondo che lo circonda. Il nihilismo che contraddistingue la patologia, fa si che il paziente creda di essere morto, di avere perso tutti o alcuni organi vitali o tutto il sangue. È convinto che il suo corpo sia in putrefazione e ne percepisce l’odore. Per questo motivo, il paziente può soffrire di ansiaagitazione, schizofrenia e depressione che lo porta a veri e propri deliri. Ritiene di non essere più in grado di stabilire un contatto con gli altri e con se stesso, nega il proprio corpo, vaneggia e si isola. Crede, inoltre, che chi è accanto a lui sia morto.

Rinuncia pure ad alimentarsi ritenendo che non sia necessario in mancanza di organi. È convinto della sua condizione, tanto che tenta di dimostrarlo, e nulla e nessuno può fargli cambiare idea.

La patologia è spesso associata anche a manie di grandezza, immortalità e di onnipotenza. Il motivo è che il paziente sente che il suo corpo si espande nell’universo.

Nel crede di essere dannato per l’eternità, egli accetta la pena, la condanna e la dannazione come modo per espiare le proprie colpe.

Spesso chi ne soffre, ha atteggiamenti autolesionisti che portano chi ne soffre spesso a tentare il suicidio.

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La sindrome di Cotard si cura con terapie farmacologiche e psichiatriche

COME CURARE LA SINDROME DI COTARD

I disturbi della sindrome di Cotard possono essere controllati attraverso delle terapie farmacologiche e psichiatriche.

È fondamentale che chiunque assista alla prima comparsa dei sintomi si rivolga immediatamente ad un medico specialista. Il neurologo o lo psichiatra sono in grado di eseguire una diagnosi corretta e di valutare la terapia farmacologia necessaria.

L’intervento tempestivo gioca un ruolo fondamentale nella cura di questa malattia. I sintomi non devono essere sottovalutati perché la patologia, seppur rara, è pericolosa per chi ne soffre. Può portare al suicidio e all’autolesionismo.

La terapia iniziale consiste nel fare assumere al paziente farmaci di tipo antidepressivo ed antipsicotico. In seguito, quando il medico lo riterrà opportuno, la terapia farmacologica verrà associata a sedute psichiatriche. Questo percorso, oltre a valutare l’efficacia della cura farmacologica, ha l’obiettivo di evitare che la patologia peggiori. In alcuni casi, i pazienti hanno migliorato le proprie condizioni.

Nei casi più gravi, il paziente può essere sottoposto a elettroshock. La terapia elettroconvulsivante, o TEC, consiste nell’indurre convulsioni nel paziente attraverso scariche elettriche. Questa terapia ha ottenuto risultati efficaci a tal punto da ridurre completamente la sintomatologia.

I pazienti che hanno beneficiato delle cure e sono guariti sono tuttavia rimasti consapevoli di ciò che hanno vissuto. Raccontano, infatti, della realtà distorta che hanno percepito e di ciò che provavano.

Ovaio Policistico sintomi e cura. Farmajet news

La sindrome dell’ovaio policistico è un disturbo endocrino femminile determinato dallo squilibrio ormonale in età riproduttiva. Questa è la causa più comune di infertilità femminile dovuta all’assenza di ovulazione. Le cause sono incerte ma molti sintomi sono conosciuti. I medici suggeriscono per la cura delle semplici regole di stile di vita

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS – Poly-Cystic Ovary Syndrome), nota anche come policistosi ovarica,sindrome di Stein-Leventhal o anovulazione iperandrogenica, è un disturbo endocrino femminile determinato dallo squilibrio ormonale in età riproduttiva. Questa è la causa più comune di infertilità femminile (5 – 10% dei casi ) dovuta all’assenza di ovulazione (infertilità anovulatoria).

Le donne affette da questa patologia presentano le ovaie ingrossate nelle quali si formano delle piccole cisti, piene di liquido, i follicoli, che circondano le uova (ovaie policistiche) e provocano anche dolore alle ovaie e quindi nel basso ventre.

Molte donne ignorano la patologia, pur essendone portatrici, finché non desiderano una gravidanza e comprendono che qualcosa nel loro organismo, a livello ginecologico ed endocrino non funziona correttamente.

SINTOMI E COMPLICANZE DELL’OVAIO POLICISTICO

I primi segnali che indicano che una donna è affetta dalla sindrome dell’ovaio policistico si verificano con il primo ciclo mestruale (menarca) e svilupparsi nel tempo, in età riproduttiva, coincidendo anche con l’aumento del peso corporeo.

Le cause della sindrome non sono state identificate; alcuni ricercatori ipotizzano che la patologia possa essere causata da un’alterazione delle secrezioni ormonali prodotte dall’ipofisi: l’FSH (ormone follicolo-stimolante indispensabile per il metabolismo) e l’LH (ormone luteinizzante, responsabile della formazione del corpo luteo

La sindrome dell’ovaio policistico è una patologia frequente in molte donne

Sono stati però individuati alcuni fattori che determinano la sindrome dell’ovaio micropolicistico. Tra questi l’eccesso di insulina nel corpo, ormone nel pancreas che permette alle cellule di utilizzare lo zucchero; il basso grado di infiammazione, determinato dai globuli bianchi, che stimolano le ovaie policistiche provocando la produzione di androgeni. Anche i fattori ereditari possono incidere sulla probabilità di riscontrare la sindrome dell’ovaio policistico; se, infatti, nei geni di un parente, ad esempio la madre o la sorella, è presente la sindrome le probabilità di altri soggetti di ammalarsi aumentano.

I sintomi più frequenti riscontrati nei soggetti a cui è stata diagnosticata la sindrome di Stein-Leventhal sono vari e riguardano diversi fattori. Il primo, più comune, è l’irregolarità nel ciclo mestruale, nel quale l’intervallo mestruale dura oltre 35 giorni, si registrano meno di 8 cicli mestruali all’anno o l’assenza di questo per poco più di 4 mesi; un altro sintomo è l’eccesso di ormoni maschili (androgeni) che provocano irsutismo, acne e pelle grassa, calvizie, ingrandimento del volume delle labbra e del seno, perdita della silhouette femminile, abbassamento della voce.

Ed ancora il dolore pelvico, l’aumento del peso e obesità, l’infertilità, macchie scure sulla pelle, apnea notturna, presenza di cisti multiple nella zona delle ovaie, ingrossamento delle ovaie e ispessimento della superficie ovarica, bassi livelli di SHBG (ormoni sessuali), aumento dell’insulina, aborto spontaneo ricorrente.

La diagnosi precoce e il controllo del peso possono ridurre il rischio di complicanze. Quelle più frequenti sono il diabete di tipo 2, anomalie al colesterolo e ai lipidi, l’ipertensione arteriosa, le malattie cardiache, l’infiammazione epatica dovuta all’accumulo di grasso nel fegato (Steatoepatite), l’infertilità, l’apnea notturna, depressione ed ansia, carcinoma dell’endometrio, sanguinamento uterino irregolare.

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Una corretta diagnosi aiuta a riconoscere i sintomi e scegliere il trattamento terapeutico adatto

COME CURARE LA SINDROME DELL’OVAIO POLICISTICO

La diagnosi nei casi connessi all’ovaio policistico e alla sua sindrome non è sempre facile perché spesso si cura l’effetto, come l’infertilità, irsutismo, acne o l’obesità senza approfondire sulla reale natura del problema.

Oltre alla visita dal ginecologo, che comprende un esame obiettivo del caso e un’anamnesi del soggetto, può essere utile eseguire degli esami del sangue e un’ecografia che permette di osservare le ovaie policistiche presenti.

Attraverso un’ecografia transvaginale, infatti, è possibile osservare le dimensioni dell’ovaio ingrandito (ovaio micropolicistico) e le cisti follicolari al suo interno, le cui dimensioni variano da 4 a 7 millimetri. Queste cisti non sono pericolose, sono solo immature. L’importante è non confonderle con altre tipologie di cisti ovariche, come le cisti endometriosiche o le cisti luteiniche che possono raggiungere una dimensione maggiore e vanno curate in maniera differente.

Non esiste una cura definitiva per il trattamento del caso ma ci sono delle accortezze che possono aiutare la donna affetta da ovaio policistico a convivere con la sindrome.

Il primo suggerimento del medico specialista è di controllare il peso corporeo e seguire una dieta ipocalorica associata all’esercizio fisico moderato. Un peso corporeo nella norma può, infatti, migliorare la condizione della paziente.

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L’ovaio policistico può essere curato con i farmaci ma è importante anche l’alimentazione e l’attività fisica

OVAIO POLICISTICO: RIMEDI FARMACOLOGICI

rimedi farmacologici per curare il disturbo comprendono l’assunzione della pillola anticoncezionale al fine di regolare il ciclo mestruale e ridurre la produzione di androgeni; anche utilizzare un cerotto o un anello vaginale rappresenta una soluzione, L’inconveniente di questa soluzione è che durante l’utilizzo di questi sistemi anticoncezionali non è possibile avere figli. Un’altra alternativa è quella di assumere il progesterone per 10 – 14 giorni ogni 2 mesi circa. In entrambi i casi il rischio di cancro endometriale si riduce.

Un’altra cura ormonale per ridurre l’irsutismo, e quindi gli androgeni, è data dall’assunzione dello Spironolattone. Le donne alle quali è stato riscontrato un ovaio policistico non devono rinunciare alla gravidanza. Esistono, infatti, farmaci che possono aiutare l’ovulazione. Tra questi il Clomiphene, la metformina e stimolanti ormonali e il letrozolo. Anche l’assunzione di acido folico è tra le cure indicate e suggerite nelle donne con PCOS che vogliono rimanere incinte.

RIMEDI NATURALI PER LA SINDROME DI STEIN-LEVENTHAL

I rimedi, però, per curare la sindrome dell’ovaio policistico, finalizzati a ridurre il peso corporeo vengono anche dalla natura. I rimedi naturali, quanto quelli psicologici, contribuiscono al miglioramento della condizione.

Una strategia per ridurre o tenere d’occhio il peso corporeo è, per esempio, utilizzare, durante i pasti, piatti più piccoli e ridimensionare le porzioni di cibo. In generale, l’alimentazione suggerita dagli esperti nutrizionisti e dai medici prevede di ridurre gli zuccheri e i carboidrati complessi, così come i grassi saturi; suggerisce di mangiare molte fibre, frutta e verdura e di evitare pasti che comprendono esclusivamente carboidrati.

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Per curare la sindrome di Stein-Leventhal è importante seguire una corretta alimentazione e fare sport

La dieta corretta suggerisce di consumare pasti completi di proteine, con pochi zuccheri e molta verdura e frutta, perché contengono vitamine e sali minerali. Di conseguenza, i cibi da evitare ed eliminare dalla dieta includono burro e ogni altro tipo di condimento ricco di grassi saturi, dolci, fritture, bevande gassate o zuccherate, insaccati, formaggi e alcolici.

Associare quotidianamente alla dieta dell’esercizio fisico, seguendo un programma di allenamento mirato alla tonificazione muscolare e alla perdita di peso, è consigliato per ottenere dei risultati più veloci e duraturi.

Cisti Ovarica sintomi e cura.

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Ogni donna ha sentito parlare delle cisti ovariche, ma poche hanno effettivamente la cognizione di quanto questo problema possa essere difficile da risolvere e fastidioso per chi lo accusa. Le cisti possono apparire in ogni parte del corpo, ed in alcune zone sono sicuramente meno problematiche rispetto che in altre. Le cisti ovariche nello specifico si formano nelle ovaie, come suggerisce il nome, e non sono parte del loro tessuto naturale. Le cisti sono inoltre molto più frequenti di quanto si possa pensare: circa l’8% delle donne prima della menopausa sviluppa cisti che dovrebbero venire trattate dal punto di vista medico.

cisti ova 2Ma quali sono i sintomi tipici delle cisti ovariche? Andiamo subito a vedere i 10 più diffusi. Il primo sono i dolori addominali, delle vere e proprie fitte dolorosissime che possono perdurare anche per diversi secondi. Fate attenzione perché vi sono molte condizioni che possono provocarli, comprese l’ansia ed il ciclo. Anche il gonfiore addominale può essere un sintomo della presenza di cisti alle ovaie, pertanto se avertite dolore in corrispondenza delle ovaie ed un gonfiore permanente, è opportuno consultare il medico.

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Un altro sintomo che può essere determinato dalla presenza di cisti alle ovaie è l’inappetenza, anch’essa una condizione che può essere propria di molte patologie così come di altre condizioni, come un eccesso di ansia o di stress. Nel computo dei sintomi tipici delle cisti ovariche si inseriscono anche i dolori all’intestino e, in particolare, le fitte in corrispondenza delle viscere quando si compiono determinati movimenti. Questi problemi avvengono perché le ovaie, essendo localizzate nelle vicinanze dell’intestino stesso, aumentando di volume a causa delle cisti possono premere contro il tratto intestinale.cisti ova4

Proseguendo nella lista dei sintomi che possono essere causati dalle cisti alle ovaie troviamo i dolori nella zona lombare che si acuiscono in particolare durante il momento del ciclo mestruale. I dolori pelvici inoltre possono essere passeggeri ed intermittenti o possono addirittura essere persistenti, mentre molto più caratteristici delle cisti ovariche sono i dolori che si acuiscono in paricolare durante i rapporti sessuali, che diventano in questo modo molto difficili. Di norma in queste condizioni sono dovuti ai movimenti del bacino che spingono proprio sulle cisti ovariche.

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Arriviamo ad un sintomo che può essere particolarmente allarmante per tutte le donne, ovverosia il sanguinamentoanche quando non si è nel corso del periodo del ciclo mestruale. La maggior parte di queste manifestazioni non sono altro che piccole perdite che non significano nulla di grave, ma può essere anche dovuto a cisti ovariche o ad un tumore all’utero. Anche l’indolenzimento in corrispondenza del seno può essere un sintomo importante da non sottovalutare, ed è accompagnato talvolta da una variazione di volume e di consistenza del seno stesso.cisti ova6

 

Gli ultimi due sintomi occorrono in particolar modo quando le cisti sono particolarmente voluminose e causano grossi problemi, o quando si è molto sensibili a questo genere di problematiche. Il primo consiste nelle nausee e negli attacchi di vomito, provocati proprio dall’aumento delle dimensioni delle ovaie. Il secondo sintomo in questione è invece la sensazione di ottundimento accompagnata talvolta da vertigini, in questo caso si tratta di uno dei sintomi più pericolosi poiché può significare che sia avvenuta la rottura di una ciste, che può avere pesanti conseguenze se non trattata in tempo.

Che cos’è la Cistite ? Sintomi Rimedi e cura.

Quando si parla di cistite sintomi e rimedi devono essere ben chiari così da poter correre ai ripari tempestivamente evitando conseguenze più gravi . Eccovi alcuni consigli, come riconoscerla, come curarla e come prevenirla

La cistite è un’infezione delle basse vie urinarieche si manifesta con una infiammazione della mucosa vescicale e che porta con sè una serie di sintomi che sarà importante conoscere per individuare subito il problema e ricorrere quindi ad una cura e dei rimedi.

Si tratta di un problema molto frequente per le donne ma che può colpire anche i maschi adulti, sebbene con un’incidenza molto bassa.

fattori di rischio più significativi della cistite per una donna sono: frequenti rapporti sessuali che, a causa della penetrazione favorirebbero l’ingresso di batteri, uso di contraccettivi come il diaframma e lo spermicida, l’uso inappropriato di antimicrobici che andrebbero ad influire negativamente sulla flora batterica vaginale, nonché fattori fisiologici come la distanza media dell’uretra dall’ano più corta di alcuni millilitri.

Le cause principali dell’infiammazione sono la risalita verso la vescica di batteri di origine vaginali, fecale o uretrale. In linea generale non è necessario chiamare il medico: se ne ha già sofferto una donna sa quali sono i sintomi di una cistite e, pertanto, è in grado di curarsi da sola con farmaci da banco o prodotti naturali.

Al contrario, è consigliabile interpellare un dottore se l’urina diventa maleodorante, compare la febbre oltre i 38 gradi, compaiono vomito o nausea e dolori addominali.

Vediamo insieme quali sono, per la cistite, sintomi e cure, nonché consigli per la prevenzione.cistite 2

 CISTITE: SINTOMI E PRIMI SEGNALI

Saper riconoscere i sintomi della cistite fin dalle primissime avvisaglie potrebbe essere utile per arrestarla sul nascere ed evitare fastidi e dolori maggiori. Eccovi un elenco dei sintomi dell’infiammazione che dovrebbero essere un campanello d’allarme.

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  • bisogno continuo di urinare che comporta una riduzione del volume vuotato;
  • bruciore o dolore durante la minzione, talvolta accompagnato da brividi;
  • tenesmo vescicale, ovvero uno spasmo doloroso che precede l’urgente bisogno di fare pipì;
  • urine torbide che possono diventare maleodoranti;
  • difficoltà nell’urinare che comporta una minzione lenta o scarsa;
  • presenza di sangue nelle urine.

Se l’infezione dovesse complicarsi è possibile che compaia febbre accompagnata a dolori lombari e brividi di freddo; in questo caso è probabile che l’infezione si sia propagata alle alte vie urinarie e si debba intervenire con una cura antibiotica, pertanto si dovrà consultare il medico. I sintomi della cistite sono simili anche nell’uomo.

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Uno dei sintomi è difficoltà nell’urinare

La diagnosi di una cistite può avvenire anche tramite l’esame fisico-chimico delle urine (urinocultura), mirato alla ricerca di batteri associati alla presenza di leucociti e, talvolta, tracce ematiche.

L’urinocultura solitamente non è necessaria o quasi superflua, potrebbe diventare indispensabile, però, se venite colpite da cistite in modo ricorrente o vi sono sintomi che possono far pensare ad una infezione renale.

Negli altri casi, la maggior parte delle volte, i risultati di laboratorio pervengono quando l’infiammazione è già passata…sarebbe solo uno spreco di tempo e soldi.

Cistite: sintomi, rimedi e cura

CISTITE: RIMEDI E CURA

Curare la cistite fin dai primi sintomi è essenziale, ed è altrettanto importante, farlo con estrema accuratezza in modo da non entrare nel circolo vizioso delle ricadute.

L’uso di antibiotici è sconsigliato, nonché spesso inutile. I farmaci, che solitamente vengono prescritti per combattere la cistite, sono antimicrobici e chemioterapici che vanno assunti per un ciclo di almeno 4-5 giorni, comunque secondo quanto riportato nel bugiardino o prescritto dal medico.

Di recente sono stati messi appunto alcuni nuovi trattamenti contro la cistite a base di acido ialuronico e condroitinsolfato, maggiormente indicati per le forme gravi o le recidive.

In ogni caso, qualunque sia la cura che dovrete seguire, è essenziale bere molta acqua per pulire le vie urinarie.

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Bere acqua aiuta a prevenire e curare la cistite

La cistite può essere curata anche con rimedi naturali efficaci che sfruttano le virtù antinfiammatorie e calmanti di molte piante. Tra i prodotti naturali più adeguati, l’uva ursina sembra essere una dei più efficaci.

Potrete, ad esempio, preparare una tisana a base di foglie sminuzzate di Uva ursina, betulla (diuretica) e timo (analgesico e antinfiammatorio).

Per quanto riguarda gli alimenti da evitare durante l’infiammazione, sono sconsigliati alimenti proteici di origine animale, i cereali, le prugne ed i mirtilli, caffè, alcol, bevande a base di caffeina, peperoncino e cibi speziati.

La prevenzione è un fattore importante nella lotta alla cistite, pertanto non dimenticate di bere sempre molta acqua, fare pipì ogni volta che ne avete bisogno, non assumere cibi e bevande che possono irritare l’intestino; urinare sempre prima di andare a letto e dopo un rapporto sessuale e, infine, curate la stitichezza perché la stipsi favorisce la contaminazione del tratto urinario.

Perchè si ha il dolore all’inguine? Cause e rimedi Farmajet news

Il dolore all’inguine nelle donne è frequente e può essere determinato da diversi fattori. E’ importante rivolgersi ad un medico per la diagnosi e la cura. In alcuni casi può essere necessario intervenire chirurgicamente

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L’inguine è una zona che fa parte della parete addominale. Ha la forma di un triangolo e si trova tra coscia e addome. Il dolore all’inguine è un disturbo molto frequente nelle donne determinato da diverse cause, alcune patologiche altre fisiologiche.

Il dolore può manifestarsi insieme ad altri sintomi che interessano gli arti inferiori e la schiena ed essere acuto o cronico. Può manifestarsi sul lato destro o sul sinistro. Come conseguenza, chi ne soffre può lamentare bruciore, difficoltà a muoversi, a piegarsi e a stare seduta, fitte, debolezza ed intorpidimento muscolare.

In alcuni casi il dolore compare durante la notte o al mattino appena svegli e persistere per l’intera giornata. In altri casi, invece, il dolore è una reazione ad un altro problema non necessariamente connesso con l’inguine.

Le cure e i trattamenti del caso dipendono dalle cause. In alcuni casi, sarà necessario fare riposo assoluto, in latri si dovrà agire farmacologicamente o chirurgicamente.

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Il dolore all’inguine può essere conseguenza di infiammazioni vaginali

LE CAUSE PRINCIPALI DEL DOLORE ALL’INGUINE

Il dolore all’inguine in una donna può essere causato da alcune patologie o condizioni fisiologiche particolari.

Il disturbo può dipendere da dolori articolari e muscolaritraumi all’inguine, contratture, stiramenti, lussazioni o fratture che interessano anche l’anca.

Anche la presenza di calcoli renali, l’infiammazione dell‘appendicite, la pubalgia, l’artrosi e l’artrite possono determinare la sintomatologia. Altre cause possono essere attribuite alla formazione di un’ernia inguinale, all’orchite.

Ci sono, tuttavia, altre cause da segnalare. Questo dolore, infatti, può essere conseguenza di infezioni vaginali dovute a virus e batteri trasmessi per via sessuale (herpes genitale). Altre cause sono da attribuire a coliche, a cisti ovariche e cistiti o alla sindrome dell’ovaio policistico.

Nelle donne la sintomatologia può essere connessa anche al dolore premestruale.

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Per determinare le cause è bene rivolgersi al proprio medico

DOLORE ALL’INGUINE IN GRAVIDANZA

Durante la gravidanza, il corpo della donna subisce tante trasformazioni. Il periodo di gestazione è accompagnato da sintomi che si sviluppano con l’avanzamento della gravidanza. Questi sintomi devono essere riferiti sempre al medico specialista. Sarà lui a stabilirne le cause, l’importanza e la gravità. Non bisogna comunque allarmarsi se prima non viene eseguita una diagnosi.

Il dolore inguinale nelle donne può essere anche un disturbo connesso alla gravidanza. Questo si avverte specialmente nelle ultime settimane di gestazione come conseguenza della sollecitazione, stiramento e tensione dei legamenti che sostengono l’utero.

Anche la pressione del feto sulla zona pelvica può causare il sintomo, così come la compressione del nervo sciatico, la costipazione e la carenza di calcio.

Il dolore può, però, essere un campanello d’allarme che indica una gravidanza extrauterina.

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Per lenire il dolore inguinale in gravidanza si possono usare delle fasce specifiche

DOLORE ALL’INGUINE: CURE E TRATTAMENTI

Il dolore all’inguine, come anticipato, può dipendere da diversi fattori. Quando il dolore è insostenibile e dura per qualche giorno è importante rivolgersi al proprio medico per un consulto.

La prima cosa da fare è stare a riposo, sdraiati, ed applicare se necessario del ghiaccio sula zona dolente. Per lenire il fastidio si può fare pressione sulla zona inguinale e sollevare le gambe.

Il medico, inoltre, in caso di infiammazione può prescrivere l’uso di farmaci anti-infiammatori ed antidolorifici. In questo modo, si potrà alleviare il dolore e allo stesso tempo eliminare l’infiammazione che si è creata. A questi si aggiungono creme e gel da applicare sulla zona del dolore per ridurre la sensazione del fastidio ed eseguire dei massaggi che decontraggono eventuali tensioni muscolari e articolari.

In caso di infortunio, oltre ai farmaci, il medico può consigliare alla paziente di sottoporsi a sedute di fisioterapia mirate a rafforzare la zona del basso ventre.

Discorso diverso deve essere fatto se la causa del dolore inguinale è attribuito a infezioni urinarie e degli organi riproduttivi. In questi casi, infatti, dopo aver eseguito una visita ginecologica specialistica sarà compito del medico prescrivere la cura farmacologica specifica.

Quando il sintomo è conseguenza della gravidanza, il ginecologo può suggerire alla futura mamma di utilizzare delle fasce o bende specifiche per reggere il pancione. In questo modo, muscoli e legamenti non dovranno lavorare più del necessario.

INTERVENTO CHIRURGICO

Esistono però casi in cui è indispensabile agire chirurgicamente anche quando si tratta di dolore all’inguine. Sono da valutare le condizioni fisiche delle donne che presentano un’ernia inguinale o l’appendicite.

Anche in gravidanza esistono casi, come precedentemente indicato, che mettono a rischio la salute della mamma e del bambino.

PERIARTRITE ALLA SPALLA: SINTOMI, CAUSE E LE CURE. Farmajet news

La periartrite alla spalla è un’infiammazione molto dolorosa che può limitare chi ne soffre anche nei movimenti più semplici. I fattori di rischio sono molteplici. Le cure dipendono dal caso e vanno valutate dopo un’accurata visita medica specialistica.

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Le cause del dolore e dei fastidi alla spalla possono essere molteplici. La periartrite alla spalla è nota anche come periartrite scapolo-omerale, spalla congelata o capsulite adesiva.

La pariartrite, in generale, è un disturbo infiammatorio degenerativo che coinvolge i tessuti fibrosi presenti nelle articolazioni, nei tendini, nelle borse sierose e nel tessuto connettivo.

In questo caso, questa si verifica quando la cuffia dei rotatori della spalla si infiammano. Come conseguenza, la spalla inizia a gonfiare e si irrigidisce; inoltre, viene limitata la sua mobilità a tal punto da rendere difficoltoso compiere le azioni più semplici e quotidiane.

I sintomi, solitamente, si manifestano in modo graduale e tendono a peggiorare con il tempo. Le cause possono essere differenti, spesso riconducibili alla presenza di alcune patologie.

Il problema, che non deve mai essere sottovalutato, colpisce maggiormente più le donne che gli uomini, con un’età compresa tra i 40 e i 60 anni.La periartrite alla spalla colpisce principalmente le donne tra i 40 e i 60 anni

I SINTOMI PRINCIPALI DELLA PERIARTRITE ALLA SPALLA

I sintomi della periartrite alla spalla si sviluppano gradualmente e progressivamente. Solitamente chi ne viene colpito lamenta dolore acuto e improvviso, irrigidimento e tensione della spalla anche a riposo, incapacità di mantenere sollevato il braccio sopra la testa.

Inoltre, chi ne soffre ha difficoltà a compiere e svolgere anche le attività più semplici della quotidianità. L’infiammazione può essere dunque fortemente invalidante. Tutto dipende dalla causa.

L’infiammazione può essere cronica o acuta. La forma cronica si manifesta gradualmente. Nella forma acuta il dolore può essere molto forte e tende a peggiorare in poco tempo a tal punto da impedire al soggetto di muoversi.

Altri sintomi noti sono l’arrossamento, il senso di calore e il mal di schiena.

LE FORME DI PERIARTRITE SCAPOLO-OMERALE

Esistono 4 tipologie del disturbo.

La periartrite scapolo–omerale acuta, si manifesta con un dolore alla spalla acuto e continuo capace di immobilizzare la spalla. Il sintomo peggiora durante la notte.

La periartrite scapolo–omerale cronica semplice è la forma più frequente. Il dolore si manifesta gradualmente e si acutizza di notte.

La periartrite scapolo–omerale cronica anchilosanterappresenta la fase in cui il dolore è meno acuto ma la spalla risulta bloccata.

La spalla di Milwaukee è la forma meno comune ed è frequente nelle donne anziane. Le pazienti lamentano un forte dolore e la perdita della funzionalità della spalla.

periartrite_alla_spalla_3La periartrite alla spalla può essere curata con il ghiaccio

LE CAUSE CHE DETERMINANO LA PERIARTRITE ALLA SPALLA

La periartrite alla spalla è un’infiammazione che colpisce ed interessa i tendini della cuffia dei rotatori, della capsula dell’articolazione scapoloomerale e della borsa sub-acromio-deltoidea.

Solitamente, il disturbo è conseguenza di una lesione o di una frattura al braccio. Anche l’essersi sottoposti ad un intervento chirurgico può incidere sulla comparsa del fastidio.

Tuttavia, il disturbo è maggiormente riscontrato nei pazienti affetti da alcune patologie. Tra queste, il diabete, l’ipertiroidismo e l’ipotiroidismo, alcune malattie cardiache, l’ictus e il Morbo di Parkinson.

Sulla periartrite scapolo-omerale incide anche l’età, lo stile di vita e la postura.

Ci sono sport che più di altri sollecitano la spalla e quindi rendono gli atleti particolarmente predisposti all’infiammazione. Tra questi chi pratica tennis, pallavolo, pallanuoto, baseball e i lanciatori.

LA DIAGNOSI

Per diagnosticare la periartrite alla spalla, i medici eseguono un’accurata visita medica e valuta segni e sintomi.

Per approfondire, il medico può richiedere una radiografia, un’ecografia, una risonanza magnetica, l’artroscopia e delle analisi del sangue specifiche.

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La fisioterapia può aiutare a ridurre il dolore e ripristinare la mobilità della spalla

CURE FARMACOLOGICHE PER LA PERIARTRITE ALLA SPALLA

Una volta eseguita la diagnosi e riconosciuta la causa del dolore si potrà procedere con la cura adeguata. In questo caso, lo scopo della terapia è alleviare il dolore e ripristinare la funzionalità della spalla.

Solitamente, la periartrite alla spalla viene curata con antidolorifici, anti-infiammatori, cortisoni ed analgesici.

Nei casi più gravi, sarà necessario l’intervento chirurgico.

ALTRI RIMEDI E TRATTAMENTI

In questi casi, il medico consiglia il paziente di dedicare del tempo alla ginnastica dolce o a sottoporsi a trattamenti di fisioterapia specifici.

La tecnologia moderna permette di curare il disturbo anche con l’elettrostimolazione e la tecarterapia.

Tra i rimedi naturali, per ridurre il dolore e il gonfiore, possiamo utilizzare il caldo e il freddo. Il metodo consiste nel fare degli impacchi di ghiaccio da alternare ad una fonte di calore per almeno 10 minuti.

Anche i massaggi le creme a base di artiglio del diavolo o con alcuni olii essenziali aiutano a ripristinare la circolazione del sangue e ridurre l’infiammazione.

Farmajet consiglia l’artiglio del diavolo puro

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Meteorismo intestinale, cause dieta e rimedi. Farmajet news

Il meteorismo intestinale è un disturbo molto frequente che può metterci in imbarazzo. Ecco di cosa si tratta, quali sono le cause principali e come risolvere il problema con i farmaci e con alcuni rimedi naturali

Meteorismo-intestinale

Il meteorismo intestinale è un disturbo dell’apparato digerente e si presenta quando nell’intestino vi è una quantità superiore di gas, che deve essere espulso. Chi ne soffre tende ad avere un addome gonfio, duro e dolorante, questo perché al suo interno vi è un fenomeno di fermentazione superiore a quello normale. Questo fastidio, inoltre, può essere dovuto anche allo sviluppo di alcuni batteri nel tratto intestinale.

Questi gas intestinali possono causare diversi fastidi, soprattutto quando ci si trova in un luogo pubblico, perché l’aria che si è accumulata all’interno del nostro intestino, in qualche modo si dovrà espellere, con eruttazioni oppure attraverso i peti. Il tratto intestinale, quando caratterizzato da meteorismo può produrre anche diversi “rumori indesiderati” che possono mettere in notevole imbarazzo sia noi, che chi ci sta vicino.

Questi gas, generalmente iniziano a formarsi subito dopo i pasti ed una volta giunti nel nostro intestino, attraverso le reazioni biochimiche di fermentazione, innescano episodi di spasmi e distensione addominale.  Non tutte le persone affette da meteorismo intestinale presentano gli stessi sintomi, ma quelli più frequenti sono la flatulenza e l’eruttazione e sono sempre proporzionali alla quantità di gas che viene prodotta all’interno.

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Il meteorismo intestinale genera notevoli fenomeni di flatulenza

CAUSE DEL METEORISMO INTESTINALE

Le cause di questo problema sono molteplici, le principali vanno ricercate nel cibo, infatti questo fenomeno è correlato all’assunzione di alimenti particolarmente ricchi di fibre e di bevande gassate. Anche se non mancano altre cause, dovute alle intolleranze alimentari, in particolare le persone intolleranti al lattosio soffrono di questo disturbo quando bevono il latte o i suoi derivati.

L’aria nella pancia si può sviluppare anche in seguito all’assunzione di antibiotici, soprattutto se la terapia è stata prolungata nel tempo e non è stato prescritto nessun farmaco di copertura per lo stomaco.

Altra causa è riconducibile allo stress o agli stati di ansia, non dimentichiamoci che nel tratto digerente sono concentrate la maggior parte delle terminazioni nervose del nostro organismo, per tale ragione, l’intestino è uno degli organi più colpiti in caso di stress eccessivo o di nervosismo.

L’aerofagia, ovvero l’ingestione di aria è tra i principali indiziati, per tale ragione è sconsigliato masticare chewing-gum per chi soffre di flatulenza, così come è sconsigliato di fumare e di masticare troppo in fretta.

Ci sono, infine, altre cause, che possono portare al meteorismo intestinale, che però nascondono altre sintomatologie, come la disbiosi intestinale, la retto colite ulcerosa, la bulimia, l’anoressia, la stipsi, il tumore alle ovaie e il tumore al colon.

Prima di trarre conclusioni troppo affrettate, come sempre, vi consigliamo di rivolgervi al vostro medico di famiglia, in particolare se il disturbo è persistente nel tempo.

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Un’adeguata alimentazione è fondamentale per ridurre l’aria nella pancia

COME COMBATTERE IL METEORISMO INTESTINALE

Per combattere il meteorismo intestinale è opportuno seguire alcune regole, che consentono al disturbo di sparire quasi del tutto, nello specifico bisognerebbe masticare in maniera molto lenta e bisognerebbe seguire un’alimentazione controllata, evitando di mangiare a dismisura. Le fibre sono tra i principali nemici di questo disturbo, per tale ragione bisognerebbeevitare i cibi integrali e mangiare la frutta lontano dai pasti. Le bibite gassate sono da mettere al bando, così come i grassi, le fritture, i cibi piccanti, i fagioli, i broccoli, le cipolle, i formaggi stagionati e gli alcolici.

Uno dei rimedi migliori rimedi è rappresentato dalle tisane, quasi tutte le erbe naturali, infatti, riescono a contrastare questo disturbo, soprattutto la camomilla, che è in grado di calmare i crampi. Il finocchio e l’anice fanno si che la fermentazione venga controllata e il carbone vegetale assorbe i gas. Per migliorare la digestione, è consigliabile il cumino e una tisana ai frutti rossi.

Il fastidio può essere curato anche mediante l’assunzione di alcuni farmaci, anche se il nostro consiglio è quello di ricorrere ai farmaci solo nei casi in cui i rimedi naturali non abbiano funzionato, in particolare si può assumere qualche medicinale che favorisca il corretto equilibrio del tratto intestinale mediante l’assunzione di fermenti lattici vivi e le medicine che fanno parte del settore parasimpatico-mimetico, che fanno si che il problema passi più in fretta.

DIETA PER METEORISMO INTESTINALE

Come abbiamo potuto comprendere, è fondamentale una corretta alimentazione, per tale ragione vi sono cibi consigliati e altri assolutamente da evitare. Nello specifico, chi soffre di tale patologia dovrebbe mangiare almeno una volta al giorno della verdura cruda.La dieta da seguire sarebbe quella a base di carne e di pesce, ogni secondo, infatti può essere accompagnato appunto dalle verdure. La frutta è molto consigliata, ma se assunta lontano dai pasti. Al posto del pane sarebbe più indicato mangiare i cracker o i grissini. La pasta può essere mangiata, ma non tutti i giorni, sarebbe opportuno alternarla con il riso. Per combattere il meteorismo bisogna bere almeno due litri di acqua al giorno, per evitare che il cibo fermenti troppo nello stomaco e assumere almeno una tisana alle erbe.

 

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Diverticolite che cos’è ? Dieta e possibile cura. Farmajet news

La diverticolite è una malattia che può essere tenuta sotto controllo con l’aiuto di una giusta alimentazione e di un po’ attività fisica. Ecco quali sono gli alimenti consigliati per chi soffre di questa patologia

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La diverticolite è una malattia infiammatoria che interessa il colon, in particolare l’ultima parte detta “sigma”. La malattia è caratterizzata da una serie di piccole sacche, chiamate diverticoli, che si formano lungo le pareti intestinali. Quando il processo infiammatorio non è presente e non sono presenti sintomi, pur permanendo le sacche intestinali, la malattia viene più correttamente chiamata diverticolosi.

La diverticolite è causata da un’alterazione della mobilità dell’intestino da cui deriva un aumento localizzato della pressione, con conseguente fuoriuscita della mucosa nei punti più deboli. Aiutano la formazione dei diverticoli la vita sedentaria, la mancanza di attività fisica e la stitichezza.

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Colon con diverticoli

SINTOMI DELLA DIVERTICOLITE

Quando il tratto intestinale è infiammato l’ammalato soffre di forti dolori addominali, crampi, stipsi e colon irritabile. Inoltre la diverticolite causa diarrea, gonfiore, febbre e meteorismo.

In alcuni casi possono insorgere delle complicazioni causate dalla perforazione delle sacche (fistole) con conseguente peritonite e sanguinamento rettale.

Quando i diverticoli non sono infiammati, la malattia èasintomatica, pertanto seguire la giusta dieta può aiutare a limitare la formazione di nuove sacche e a tenere sotto controllo lo stato infiammatorio.

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Gonfiore addominale

Gli alimenti chiave in una dieta per un malato di diverticolite sono l’acqua e le fibre che, se assunte nella giusta quantità, posso aiutare la regolarità e la mobilità intestinale. Le fibre ed i liquidi aiutano a combattere la stitichezza e, di conseguenza, il ristagno di feci nelle sacche.

ALIMENTI CONSIGLIATI

Un buon piano dietetico, nella lotta alla diverticolite, prevede l’assunzione di verdura cotta o cruda, sia a pranzo che a cena. Minestroni, passati di verdura e primi piatti a base di verdure sono un ottimo compromesso per assumere buone quantità di vegetali.

I cibi integrali, quali pane, pasta, cereali e riso, sono l’ideale per la regolarità intestinale perché costringono il metabolismo e l’apparato digerente ad un lavoro extra.

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Pane integrale adatto per chi soffre di diverticolite

ALIMENTI DA EVITARE

Alcuni tipi di frutta e verdura, come melanzane, kiwi e fichi, ad esempio, sarebbero da evitare perché contengono piccoli semini che potrebbero depositarsi all’interno di un diverticolo scatenando un’infiammazione.

Gli alcolici vanno limitati alla misura di un bicchiere al giorno, perché irritano la mucosa intestinale. Lo stesso vale per caffè, the, dolci e, ovviamente, superalcolici.

COSA MANGIARE DURANTE UN PERIODO INFIAMMATORIO

Durante una fase sintomatica, quando si soffre di dolore addominale, febbre, diarrea e vomito, è necessario variare la dieta e prediligere cibi liquidi e leggeri a basso contenuto di fibre. Una volta superata la fase infiammatoria è opportuno mantenere una dieta semiliquida per un breve periodo per poi ritornare, pian piano, alla normale consistenza.

CURE PER LA DIVERTICOLITE

La cura antibiotica è indicata solo in caso di sovrinfezioni batteriche. Di solito vengono somministrati paracetamolo per ridurre la febbre, antispastici intestinali e antidolorifici.

In rari casi è necessario intervenire chirurgicamente per rimuovere i diverticoli, soprattutto quando le terapie farmacologiche non danno alcun risultato. L’intervento prevede la rimozione del tratto intestinale affetto da diverticolite .

Condurre una vita sana, che possa aiutare anche a combattere la diverticolite, comprende un’alimentazione bilanciata e una buona dose di attività fisica non necessariamente pesante, che potrebbe essere anche una bella passeggiata!

L’alimentazione è molto importante per far sì che l’organismo sia ben sano. Ne gioverà anche la pelle che ne risulterà nutrita dall’interno in maniera naturale.

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Emorroidi e ragadi anali cause diagnosi e cura. Farmajet news

La perdita di sangue dal sedere si verifica, solitamente, durante la defecazione o immediatamente dopo. Il sangue può ricoprire la superfice delle feci, essere incorporato in esse, manifestarsi come gocciolamento isolato o avvenire dopo il lavaggio. In alcuni casi non è dolorosa.

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La fuoriuscita di sangue dal sedere è un sintomo molto frequente che può interessare indistintamente, uomini e donne. La perdita di sangue si verifica, solitamente, durante la defecazione o immediatamente dopo. In genere, il paziente, si accorge dell’emorragia guardando le feci, la carta igienica o il water; il sangue può ricoprire la superficie delle feci, essere incorporato in esse, manifestarsi come gocciolamento isolato o avvenire dopo il lavaggio.

Quando la perdita di sangue dal sedere è di colore rosso vivoe priva di coaguli si origina dal sigma o dal retto e viene definita rettorragia o proctorragia; quando, invece la perdita emorragica è di colore rosso scuro si definisce melena ed è consigliabile recarsi immediatamente al pronto soccorso o consultare un medico perché indice di un problema più grave che ha origine nella parte superiore del tubo digerente.

Inoltre, la perdita di sangue dal sedere è detta proctorragia, quando è abbondante, mentre è detta ematochezia quando è minima.
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Possiamo accorgerci della perdita di sangue da sedere guardando anche la carta igienica

SANGUE DAL SEDERE SENZA DOLORE: DIAGNOSI

Le ragioni della perdita ematica dall’ano possono essere differenti, così come i sintomi. Questa perdita di sangue può essere associata a uno o a più sintomi, come ad esempio il prurito o il dolore anale; ma può anche dipendere da altre patologie di natura infiammatoria o da reazioni dell’organismo che interessano la parte finale dell’intestino, e non essere affatto dolorosa.

La diagnosi per identificarne l’origine viene espressa generalmente dopo una visita proctologica e dopo aver eseguito un esame endoscopico, una sigmoidoscopia e una colonscopia. Nello specifico, il medico inizierà ad ispezionare la zona anale, in cerca di ragadi o emorroidi esterne; procederà esaminando il retto al fine di rilevare eventuali anomalie e di valutare le condizioni della prostata negli uomini.

CAUSE DELLA PERDITA DI SANGUE DAL SEDERE

Le cause più comuni della perdita di sangue dal sedere sono le emorroidi, le ragadi anali (piccoli tagli della mucosa anale), la colite ischemica, fistole anali (piccolo canale che si trova tra la fine del intestino e la pelle vicino all’ano), proctite(infiammazione della mucosa rettale), polipi (tumori in genere benigni), gastroenterite (infezione), colite ulcerosa (malattia infiammatoria cronica dell’intestino), ulcera peptica, malattie alimentari e malattie veneree.

La perdita di sangue dal sedere può anche essere associata e causata da un aumento della frequenza delle evacuazioni, a stitichezza (stipsi), incontinenza, a diarrea, irritazione della pelle, a emissioni di muco e pus, tumori o da flogosi infettive.

In alcuni casi, molto rari, il sanguinamento rettale può essere anche sintomo di un tumore al colon, che può essere curato con successo se viene diagnosticato in tempo.

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La fuoriuscita di sangue dal sedere può dipendere da diversi fattori e presentarsi con differenti sintomi

fattori di rischio sono la stitichezza, la diarrea, malattie infiammatorie intestinali, la sedentarietà o lo stare troppo tempo in piedi, l’obesità, gli sforzi intensi ed eccessivi (per esempio dovuti alla stitichezza, al sollevamento di pesi), la gravidanza e il parto, l’età, la tosse e il vomito prolungato o cronico.

Quando il sangue è misto alle feci vuol dire che questo ha avuto il tempo di mescolarsi ad esse all’interno del tratto intestinale e quindi, la diagnosi può rivelare la presenza di patologie nel colon o nel sigma, tra queste le malattie infiammatorie croniche (rettocolite ulcerosa, morbo di Crohn), ed ancora diverticoli, “bolle” che si formano sul colon, neoplasie benigne o maligne che interessano il tratto inferiore del colon e del retto.

Se il sangue ricopre solo superficialmente le feci o il gocciolamento di sangue dal sedere avviene al di fuori della defecazione vuol dire che il soggetto manifesta patologie che interessano l’ultimo tratto del retto e il canale anale (emorroidi, ragadi anali, colite ischemica, fistole, patologie neoplastiche a carico del canale anale).

CONSIGLI E CURE

In caso di perdita di sangue dal sedere è opportuno perdere peso, quando è necessario, e correggere la propria alimentazione aumentando, in maniera graduale, il consumo di farinacei integrali (pane, pasta, riso), di frutta e verdura.

Inoltre, il paziente deve fare sport, idratarsi continuamente e bere molta acqua, ed eliminare o ridurre alcool e caffeina. Nonostante la perdita di sangue dal sedere, non bisogna rimandare l’evacuazione e bisogna evitare i farmaci che causano stitichezza.

Quando i primi rimedi non sono sufficienti, il medico può prescrive l’uso di creme o supposte, generalmente a base di cortisone, ed anestetici, per eliminare l’infiammazione e alleviare i sintomi. In alcuni casi, più gravi, può essere indispensabile ricorrere alla chirurgia.