Artrosi: un nuovo composto può fermare la malattia

Una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista Annals of the Rheumatic Diseases, mostra che un innovativo agente bloccante può fermare la degenerazione della cartilagine quando viene iniettato nelle articolazioni.
ginocchio

L’artrosi spesso colpisce le articolazioni del ginocchio.

L’osteoartrosi è una condizione progressiva che colpisce le ossa e la cartilagine all’interno delle articolazioni.

Anche se si verifica più spesso nelle mani, nei fianchi e nelle ginocchia, l’artrosi può anche influenzare la colonna vertebrale del corpo.

Attualmente, almeno 10 milioni di adulti in Italia vivono con l’artrosi, rendendo la condizione la forma più prevalente di artrite .

Mentre ci sono una varietà di modi in cui le persone possono gestire questa condizione cronica a lungo termine, attualmente non esiste una cura per questo.

Tuttavia, gli scienziati potrebbero aver ora trovato un trattamento che promette di impedire alla malattia di progredire. I ricercatori hanno iniziato concentrandosi su una molecola che in precedenza avevano scoperto causare infiammazioni , abbattere la cartilagine e impoverire il corpo di collagene .

Nel nuovo studio , gli scienziati hanno sviluppato un composto che blocca questa molecola. Mohit Kapoor, Ph.D., direttore di ricerca per l’artrite presso la University Health Network di Toronto, in Canada, e scienziato senior presso il Krembil Research Institute, sempre a Toronto, ha guidato il team.

‘La scoperta potrebbe essere un punto di svolta’

Kapoor ed i suoi colleghi hanno recentemente scoperto che una molecola chiamata microRNA-181a-5p ha un ruolo “critico” nella distruzione delle articolazioni.

Nel presente studio, il team voleva vedere se un agente bloccante può contrastare questa molecola dannosa.

Quindi, i ricercatori hanno testato il potenziale terapeutico dei cosiddetti oligonucleotidi acidi nucleici bloccati (LNA-ASO) nei ratti, roditori, colture cellulari e campioni di tessuto da persone con osteoartrosi del ginocchio e della colonna vertebrale.

Più specificamente, hanno testato gli effetti di un blocco chiamato “LNA-miR-181a-5p ASO” e lo hanno trovato efficace.

“In questo studio,” scrivono gli autori, “forniamo la prima prova che l’iniezione intra-articolare di LNA-miR-181a-5p ASO di grado vivo può attenuare la degenerazione della cartilagine nei modelli preclinici di [articolazione della faccetta] e del ginocchio [artrosi] “.

Il Dr. Akihiro Nakamura, il primo autore del lavoro e un ricercatore postdottorato nel laboratorio Kapoor, spiega i risultati degli esperimenti.

“Il bloccante è basato sulla tecnologia antisenso: quando si inietta questo bloccante nelle articolazioni, blocca l’attività distruttiva causata da microRNA-181-5p e arresta la degenerazione della cartilagine”, afferma il Dr. Nakamura.

“Il blocco che abbiamo testato è la modifica della malattia”, spiega Kapoor. “Ha la capacità di prevenire un’ulteriore distruzione articolare sia al ginocchio che alla colonna vertebrale.”

“Questo è importante perché attualmente non ci sono farmaci o trattamenti disponibili per i pazienti che possono fermare l’artrosi”, continua lo scienziato senior.

“I trattamenti attuali per l’osteoartrite affrontano i sintomi, come il dolore, ma non sono in grado di fermare la progressione della malattia”, aggiunge.

La dr.ssa Raja Rampersaud, coautrice dello studio, che è anche chirurgo ortopedico della colonna vertebrale, commenta i risultati, dicendo: “La tecnologia nell’osteoartrite è agli inizi, ma la ricerca ha compiuto un grande passo avanti”.

Presto, il team prevede di avviare studi sulla sicurezza e studi clinici sull’uomo. Se i ricercatori trovano il giusto dosaggio e un modo per iniettare il bloccante direttamente nelle articolazioni, i risultati forniranno un trattamento valido che può impedire alla malattia di progredire.

Farmajet consiglia per prevenire i dolori dell’artrite l’artiglio del diavolo puro.

Se siamo in grado di sviluppare un’iniezione sicura ed efficace per i pazienti, questa scoperta potrebbe essere un punto di svolta”.

Dr. Raja Rampersaud

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Che cos’è l’Artiglio del Diavolo e a cosa serve.

L’artiglio del diavolo ha proprietà antinfiammatorie, analgesiche, antireumatica e spasmolitica, e rilassano muscoli e articolazioni, ma è anche utile contro i fastidi allo stomaco e i dolori mestruali. Nonostante i benefici effetti ci sono anche tante controindicazioni ed effetti collaterali

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L’artiglio del diavolo(Harpagophytum procumbens), noto anche con il nome di Arpagofito, è una pianta perenne rampicante che appartiene alla famiglia delle Pedaliaceae; la pianta deve il suo nome alle quattro escrescenze, dure e nastriformi, simili ad uncini, che caratterizzano i suoi frutti.

Ai fini medici e curativi sono utilizzate le sue escrescenze laterali, dette radici secondarie, poiché contengono alte percentuali di principi attivi, tra cui i glicosidi, i fitosteroli e i flavonoidi, simili al cortisone, gli iridoidi, gli zuccheri, gli aminoacidi, gli steroli, i grassi e le cere che hanno proprietà antinfiammatorie e analgesiche, antireumatiche e spasmolitiche, che sono in grado di rilassare i muscoli e le articolazioni.

Queste proprietà lo rendono indicato, specialmente, per curare, in maniera naturale, le malattie reumatiche (artrite reumatoide), i dolori articolari (tendiniti, osteoartrite, artrite) i dolori muscolari (lombalgia, sciatalgia), la febbre, i dolori cervicali, ed anche per i fastidi allo stomaco e i dolori mestruali.

All’artiglio del diavolo vengono attribuite anche proprietà di tipo digestivo, se assunto ad infuso, ed è capace di ridurre i livelli di colesterolo, oltre ad essere un ipouricemizzante.

Le radici dell’Harpagophytum procumbens hanno la forma ad uncino

COME SI USA L’ARTIGLIO DEL DIAVOLO

Questo rimedio naturale è molto apprezzato dagli sportivi, specialmente dopo allenamenti intensi che mettono a dura prova muscoli e tendini. Di solito, l’estratto della radice della pianta, che può raggiungere anche i 600 gr di peso, si assume per via orale dopo essere stata raccolta, sminuzzata e triturata. È efficace sia applicato localmente sulle zone interessate dal dolore, come pomata, crema o gel, sia come integratore alimentare, come compresse o infusi.

In commercio, infatti, l’artiglio del diavolo si trova sotto forma di tintura madre, estratto acquoso, capsule o compresse, ed ancora come gel e pomate da utilizzare per uso topico al fine di curare le infiammazioni articolari.

La sua assunzione è consigliata a stomaco pieno e deve essere effettuata sotto stretto controllo di un medico; in generale, il trattamento non deve durante per molto tempo, al massimo 1 o 2 settimane. L’effetto inizia a manifestarsi dopo circa una settimana e raggiunge il beneficio massimo dopo circa 30 giorni.

COMPRESSE

Il dosaggio medio delle compresse è di circa 600 – 1200 mg al giorno; come estratto secco, utilizzato per problemi osteoarticolari e reumatici si consiglia di assumerne circa 300 – 600 mg al  giorno, non più di 3 volte al giorno, per almeno 15 giorni; il trattamento è da ripetere il mese successivo se il dolore persiste.

artiglio_del_diavolo_02L’artiglio del diavolo si può assumere anche come infuso o decotto

TINTURA MADRE

Come tintura madre, invece, si consiglia di prendere al massimo 30 gocce diluite in acqua, 3 volte al giorno; come infuso o decotto, l’artiglio del diavolo può contrastare l’emicrania, i dolori mestruali e facilitare la digestione; è consigliabile mettere in infusione 5 grammi di tisana in 500 ml di acqua, da assumere in 3 volte al giorno.

CREMA, POMATA O GEL

Può essere applicato più volte al giorno per alleviare la sensazione di dolore specialmente sui muscoli (torcicollo, dolori muscolari e articolari e tutti quei dolori provocati da movimenti improvvisi o da colpi di freddo) e in caso di dolori osteo-articolari.

ARTIGLIO DEL DIAVOLO: CONTROINDICAZIONI ED EFFETTI COLLATERALI

L’artiglio del diavolo, sebbene sia molto efficace come antidolorifico e antinfiammatorio, completamente naturale e privo di tossicità, anche per lo stomaco, tanto da renderlo utilizzabile anche per un periodo prolungato, presenta diversi effetti collaterali e controindicazioni.

Gli effetti collaterali più comuni sono la nausea, dovuto principalmente al suo gusto amaro, e il mal di pancia, specialmente nei soggetti che soffrono di gastrite o ulcera; raramente, invece, si sono manifestati dolori addominali e diarrea.

La sua assunzione, è sconsigliata, per esempio, ai soggetti affetti da diabete, poiché questo ha un effetto ipoglicemizzante, ed anche a chi soffre di ipertensione o di gastrite e ulcere gastriche o duodenale, poiché stimola la secrezione gastrica.

L’artiglio del diavolo interagisce con i farmaci anticoagulanti (rischio di aumento del tempo di sanguinamento), con gli antiaritmici (beta-bloccanti, digossina), con gli ipotensivi e gli ipoglicemizzanti orali

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Viene utilizzato anche come antinfiammatorio naturale

Si sconsiglia il suo uso anche quando si assumono degli altri antinfiammatori, cortisonici e non steroidei, perché ne potenzierebbe gli effetti, compresi quelli indesiderati.

L’assunzione dell’artiglio del diavolo può causare anche reazioni di tipo allergico, con rossore sulla pelle, che spariscono sospendendo l’applicazione. Non deve essere somministrato in gravidanza poiché può stimolare le contrazioni uterine, in fase di allattamento e ai bambini sotto i 2 anni.

 

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PERIARTRITE ALLA SPALLA: SINTOMI, CAUSE E LE CURE. Farmajet news

La periartrite alla spalla è un’infiammazione molto dolorosa che può limitare chi ne soffre anche nei movimenti più semplici. I fattori di rischio sono molteplici. Le cure dipendono dal caso e vanno valutate dopo un’accurata visita medica specialistica.

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Le cause del dolore e dei fastidi alla spalla possono essere molteplici. La periartrite alla spalla è nota anche come periartrite scapolo-omerale, spalla congelata o capsulite adesiva.

La pariartrite, in generale, è un disturbo infiammatorio degenerativo che coinvolge i tessuti fibrosi presenti nelle articolazioni, nei tendini, nelle borse sierose e nel tessuto connettivo.

In questo caso, questa si verifica quando la cuffia dei rotatori della spalla si infiammano. Come conseguenza, la spalla inizia a gonfiare e si irrigidisce; inoltre, viene limitata la sua mobilità a tal punto da rendere difficoltoso compiere le azioni più semplici e quotidiane.

I sintomi, solitamente, si manifestano in modo graduale e tendono a peggiorare con il tempo. Le cause possono essere differenti, spesso riconducibili alla presenza di alcune patologie.

Il problema, che non deve mai essere sottovalutato, colpisce maggiormente più le donne che gli uomini, con un’età compresa tra i 40 e i 60 anni.La periartrite alla spalla colpisce principalmente le donne tra i 40 e i 60 anni

I SINTOMI PRINCIPALI DELLA PERIARTRITE ALLA SPALLA

I sintomi della periartrite alla spalla si sviluppano gradualmente e progressivamente. Solitamente chi ne viene colpito lamenta dolore acuto e improvviso, irrigidimento e tensione della spalla anche a riposo, incapacità di mantenere sollevato il braccio sopra la testa.

Inoltre, chi ne soffre ha difficoltà a compiere e svolgere anche le attività più semplici della quotidianità. L’infiammazione può essere dunque fortemente invalidante. Tutto dipende dalla causa.

L’infiammazione può essere cronica o acuta. La forma cronica si manifesta gradualmente. Nella forma acuta il dolore può essere molto forte e tende a peggiorare in poco tempo a tal punto da impedire al soggetto di muoversi.

Altri sintomi noti sono l’arrossamento, il senso di calore e il mal di schiena.

LE FORME DI PERIARTRITE SCAPOLO-OMERALE

Esistono 4 tipologie del disturbo.

La periartrite scapolo–omerale acuta, si manifesta con un dolore alla spalla acuto e continuo capace di immobilizzare la spalla. Il sintomo peggiora durante la notte.

La periartrite scapolo–omerale cronica semplice è la forma più frequente. Il dolore si manifesta gradualmente e si acutizza di notte.

La periartrite scapolo–omerale cronica anchilosanterappresenta la fase in cui il dolore è meno acuto ma la spalla risulta bloccata.

La spalla di Milwaukee è la forma meno comune ed è frequente nelle donne anziane. Le pazienti lamentano un forte dolore e la perdita della funzionalità della spalla.

periartrite_alla_spalla_3La periartrite alla spalla può essere curata con il ghiaccio

LE CAUSE CHE DETERMINANO LA PERIARTRITE ALLA SPALLA

La periartrite alla spalla è un’infiammazione che colpisce ed interessa i tendini della cuffia dei rotatori, della capsula dell’articolazione scapoloomerale e della borsa sub-acromio-deltoidea.

Solitamente, il disturbo è conseguenza di una lesione o di una frattura al braccio. Anche l’essersi sottoposti ad un intervento chirurgico può incidere sulla comparsa del fastidio.

Tuttavia, il disturbo è maggiormente riscontrato nei pazienti affetti da alcune patologie. Tra queste, il diabete, l’ipertiroidismo e l’ipotiroidismo, alcune malattie cardiache, l’ictus e il Morbo di Parkinson.

Sulla periartrite scapolo-omerale incide anche l’età, lo stile di vita e la postura.

Ci sono sport che più di altri sollecitano la spalla e quindi rendono gli atleti particolarmente predisposti all’infiammazione. Tra questi chi pratica tennis, pallavolo, pallanuoto, baseball e i lanciatori.

LA DIAGNOSI

Per diagnosticare la periartrite alla spalla, i medici eseguono un’accurata visita medica e valuta segni e sintomi.

Per approfondire, il medico può richiedere una radiografia, un’ecografia, una risonanza magnetica, l’artroscopia e delle analisi del sangue specifiche.

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La fisioterapia può aiutare a ridurre il dolore e ripristinare la mobilità della spalla

CURE FARMACOLOGICHE PER LA PERIARTRITE ALLA SPALLA

Una volta eseguita la diagnosi e riconosciuta la causa del dolore si potrà procedere con la cura adeguata. In questo caso, lo scopo della terapia è alleviare il dolore e ripristinare la funzionalità della spalla.

Solitamente, la periartrite alla spalla viene curata con antidolorifici, anti-infiammatori, cortisoni ed analgesici.

Nei casi più gravi, sarà necessario l’intervento chirurgico.

ALTRI RIMEDI E TRATTAMENTI

In questi casi, il medico consiglia il paziente di dedicare del tempo alla ginnastica dolce o a sottoporsi a trattamenti di fisioterapia specifici.

La tecnologia moderna permette di curare il disturbo anche con l’elettrostimolazione e la tecarterapia.

Tra i rimedi naturali, per ridurre il dolore e il gonfiore, possiamo utilizzare il caldo e il freddo. Il metodo consiste nel fare degli impacchi di ghiaccio da alternare ad una fonte di calore per almeno 10 minuti.

Anche i massaggi le creme a base di artiglio del diavolo o con alcuni olii essenziali aiutano a ripristinare la circolazione del sangue e ridurre l’infiammazione.

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L’artiglio del diavolo a che cosa serve ? Farmajet news

L’artiglio del diavolo a che cosa serve ?  Farmajet news

Pubblicato da Farmajet  Gennaio 2018 

Nel profondo deserto dell’Africa del Kalahari si trova l’artiglio del diavolo, una pianta che può rappresentare la chiave per trattamenti efficaci per l’ artrite , le tendiniti e altre malattie che colpiscono milioni ogni anno. Sfortunatamente, anni di siccità hanno spinto l’artiglio del Diavolo verso l’estinzione, così gli scienziati si stanno sforzando di escogitare nuovi modi per produrre le preziose sostanze chimiche medicinali dell’artiglio del diavolo e di altre piante rare.
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Un gruppo di scienziati ha riportato un importante progresso verso questo obiettivo qui oggi al 238 ° Meeting Nazionale dell’American Chemical Society (ACS). Hanno descritto il primo metodo efficace per produrre gli ingredienti attivi nell’artiglio del diavolo – ingredienti che hanno fatto scalpore l’artiglio del diavolo nella medicina alternativa in Europa. La loro tecnica potrebbe alla fine portare allo sviluppo di “biofattorie” che potrebbero produrre enormi quantità di estratti vegetali rari in modo rapido ea basso costo.

Milen I. Georgiev, Ph.D., che ha consegnato il rapporto, ha sottolineato che per migliaia di anni, le popolazioni native dell’Africa meridionale hanno usato l’artiglio del diavolo come rimedio per un numero enorme di disturbi, tra cui febbre , diarrea e malattie del sangue. Oggi ci sono dozzine di medicinali e prodotti a base di erbe in tutto il mondo che si basano su prodotti chimici derivati ​​dall’artiglio del diavolo.

In particolare, gli studi suggeriscono che due sostanze chimiche – i cosiddetti glicosidi iridoidi arpagoside e harpagide – possono avere effetti benefici nel trattamento dell’artrite reumatoide degenerativa , dell’osteoartrosi, della tendinite e di altre condizioni, ha detto Georgiev.

“In Germania, 57 prodotti farmaceutici basati sull’artiglio del diavolo, commercializzati da 46 società diverse, hanno un volume di vendite cumulativo da solo superiore a 40 milioni di dollari”. Georgiev ha notato. Negli Stati Uniti, gli estratti di artiglio di Devil sono in sperimentazione clinica di fase II per il trattamento dell’artrite dell’anca e del ginocchio. Altri usi promettenti non sono molto indietro. Ma mentre la domanda di questi composti benefici è in aumento, la fornitura di un artiglio del diavolo naturale sta diminuendo.

“L’artiglio del diavolo affronta problemi significativi con il suo rinnovamento naturale, soprattutto le scarse precipitazioni”, osserva Georgiev. “Questi problemi stanno guidando gli sforzi per trovare modi alternativi per produrre composti di alto valore dall’impianto, indipendentemente da fattori geografici e climatici”, dice.

Attualmente, oltre il 25 percento di tutti i farmaci prescritti utilizzati nei paesi industrializzati deriva direttamente o indirettamente dalle piante, molte delle quali sono rare e a volte in via di estinzione. “Radice pelosa”, una malattia infettiva delle piante causata dai batteri del suolo, l’Agrobacterium rhizogenes, è al centro di una promettente nuova tecnica che potrebbe un giorno portare a “biofattorie” che producono medicinali derivati ​​da piante rare in quantità enormi a basso costo. Georgiev osserva che le radici pelose sono un grande miglioramento rispetto alla tradizionale coltura di piante a effetto serra.

“Le colture di radici trasformate possiedono rapidi tassi di crescita, stabilità genetica e biochimica e la capacità di sintesi dei metaboliti delle piante e va anche ricordato che la quantità di metaboliti attivi nelle piante coltivate naturalmente in serra varia significativamente stagionalmente”, osserva Georgiev. Al contrario, le biofarmaci a base di radici pelose potrebbero produrre costantemente alti livelli di metaboliti vegetali durante tutto l’anno.
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Georgiev e il suo team sono i primi a indurre le radici pelose dell’unghia del diavolo. Hanno preso le radici dell’artiglio del diavolo e le hanno infettate con i batteri del suolo di A. rhizogenes – un ingegnere genetico naturale – per creare un sistema di radici pelose per produrre le principali sostanze chimiche medicinali della pianta. I loro studi hanno dimostrato una crescita stabile e un’alta produzione di glicosidi iridoidi e arpagoside e harpagide. Studi precedenti erano solo in grado di produrre uno di questi due composti.

Georgiev osserva che c’è ancora molta strada da fare prima che le biofarmacie a radice pelosa vengano commercializzate, ma spera di rendere la tecnologia pronta all’uso entro pochi anni.

“Il nostro obiettivo è sviluppare questa tecnologia, quindi stiamo prestando attenzione non solo ai compiti scientifici fondamentali, ma anche a quelli relativi ad alcuni dei problemi tecnologici associati alle biofattorie di radici pelose”, ha detto Georgiev. “Il desiderio di ogni scienziato è di vedere i frutti del suo lavoro: nel caso attuale, speriamo di essere in grado di sviluppare una tecnologia di laboratorio economica per la produzione di questi metaboliti importanti dal punto di vista farmaceutico entro i prossimi cinque anni”.

artiglio del diavolo puro biodisponibile che cos’è e a cosa serve

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E’ un integratore alimentare a base di Artiglio del Diavolo che contribuisce a favorire la normale funzionalità articolare. I monoconcentrati rachiudono e conservano tutte le sostanze funzionali presenti nella pianta da cui si ricavano, rendendole disponibili in una forma dall’uso semplice e pratico.
I nostri prodotti non contengono coloranti, conservanti, aromi artificiali, OGM, glutine, lattosio, allergeni. Sono di origine vegetale e adatti a vegani e vegetariani. Sono prodotti in labortori certificati; gli estratti sono naturali e titolati e la concentrazione del principio attivo è garantito da analisi.

Artiglio del diavolo:

Le radici secondarie di Harpagophytum procumbens contengono principalmente iridoidi, chimicamente sono dei monoterpeni biciclici in forma glicosidica: fra questi il più abbondante è l’arpagoside, glicoside iridoide esterificato con l’acido cinnamico. Sono inoltre presenti procumbide e relativo 6’-p-cumaroil estere, arpagide (forse prodotto di decomposizione dell’arpagoside) ed acido cinnamico libero. Gli iridoidi dell’Harpagophytum sono caratterizzati da un elevato potere amaricante, ed impartiscono alla droga un indice di amaro compreso tra 5.000 e 12.000. Nell’Harpagophytum procumbens è inoltre presente una frazione idrosolubile, costituita da stachiosio, raffinosio, saccarosio, glucosio, fruttosio, ed altri mono- e di-saccaridi; inoltre glicosidi fenolici: quali acteoside e isoacteoside; acidi: caffeico e clorogenico; alcani; steroli, lipidi, cere.
Le attività biologiche e gli impieghi clinici descritti per l’Harpagophytum procumbens sono:
– Medicina tradizionale sudafricana: la droga viene impiegata come tonico amaro nei disturbi digestivi, nelle emopatie, come antipiretico e come analgesico. L’uso moderno dell’Artiglio del diavolo si è indirizzato verso il trattamento di affezioni reumatiche, artritiche e nelle lombalgie.
– Analgesico-antinfiammatorio-antireumatico: è noto da tempo che estratti totali di Harpagophytum procumbens esercitano attività analgesica periferica, antiflogistica ed antiartritica. Il fitocomplesso di Harpagophytum procumbens è oggi utilizzato nel trattamento sintomatico dell’artrite reumatoide e nell’osteoartrite, nell’artrosi e in altre malattie reumatiche, e di interessanti osservazioni sperimentali hanno dimostrato l’attività antinfiammatoria, analgesica ed antireumatica della droga. Alcuni autori riferiscono anche i successi riportati nel trattamento di disturbi reumatici all’articolazione del ginocchio con un estratto acquoso di Harpagophytum procumbens. Le proprietà analgesiche-antinffiammatorie di Harpagophytum procumbens sono state ampiamente confermate da studi recenti, anche se l’esatto meccanismo con il quale esplica la sua attività non è ancora noto. Alla dose di 100 mg/kg di radice essiccata, il fitocomplesso ha una significativa attività antinfiammatoria nel test dell’edema da carragenina, nell’edema da ovoalbumina e nel diabete mellito indotto da streptozotocina nel ratto, ed una attività analgesica nel writhing test e nel test della piastra calda nel topo. L’attività della droga viene principalmente riferita all’arpagoside.
L’Harpagophytum procumbens è stato dimostrato in vitro essere in grado di inibire la sintesi di eicosanoidi anche nel sangue umano, ma le attività antinffiammatoria ed antireumatica potrebbero anche essere dovute anche ad un meccanismo di azione diverso non ancora del tutto esplicato. Altri autori infatti riportano che la somministrazione di alte dosi di Harpagophytum procumbens nel paziente non modifica le concentrazioni plasmatiche di prostaglandine ed altri eicosanoidi, ed ipotizzano che le attività analgesica ed antinfiammatoria possano essere ottenute con un meccanismo diverso da quello dei comuni farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). Per questo motivo l’impiego clinico dell’Arpagofito non è complicato dagli effetti collaterali gastrointestinali tipici dei FANS; al contrario, l’Harpagophytum procumbens è utilizzato con successo nel trattamento anche di disturbi gastrointestinali.
– Attività sull’apparato gastrointestinale: uno degli usi tradizionali della droga riguarda il trattamento dei disturbi digestivi, sicuramente da attribuire agli iridoidi. Per il suo contenuto in iridoidi amari, infatti, l’Harpagophytum procumbens viene usato come stomachico ed è considerato possedere un potere amaricante. Inoltre stimolando la produzione di bile e lo svuotamento della colecisti, la somministrazione di Harpagophytum procumbens può risultare utile nelle discinesie biliari ed in altri disordini dell’intestino tenue superiore. Dall’esperienza della pratica medica nel settore dei disturbi digestivi è stato visto come un infuso di Harpagophytum procumbens è risultato efficace nel miglioramento dei disturbi dell’intestino tenue, nel riportare ad una condizione fisiologica in casi di costipazione e di diarrea, nell’eliminare la flatulenza e nello stimolare l’appetito.
– Effetti sull’apparato cardiovascolare: gli effetti dell’Harpagophytum procumbens sull’apparato cardiovascolare sono stati studiati da un gruppo di farmacologi Italiani negli anni ‘90. Un estratto metanolico di Harpagophytum procumbens ha esercitato effetti complessi sulla muscolatura liscia vascolare, mediati da una interferenza con i movimenti del calcio intracellulare. Sempre in modelli in vivo il fitocomplesso di Harpagophytum procumbens ha esercitato una significativa attività ipotensiva, ed ha prodotto un effetto inibitorio sul tessuto di conduzione (effetto cronotropo negativo) riducendo l’ampiezza e la velocità del potenziale di azione, mostrando anche una attività bifasica sulla contrattilità ventricolare, aumentandola a bassi dosaggi (effetto inotropo positivo) e riducendo l’insorgenza all’interno del tessuto miocardico, dello stimolo elettrico che dà origine a un battito cardiaco anomalo (effetto batmotropo negativo). L’attività antiaritmica dell’Harpagophytum procumbens è stata confermata per ora, solo in un modello in vivo di tachiaritmia ventricolare ipercinetica indotta da aconitina e, in particolare, nelle aritmie da calcio cloruro e da epinefrina-cloroformio. Se gli effetti osservati nell’animale venissero confermati da opportune sperimentazioni cliniche, potrebbe aprirsi l’uso dell’Harpagophytum procumbens come antiaritmico ed inotropo positivo quando questo effetto sia desiderabile.
– Tollerabilità: da studi tossicologici su animali l’Artiglio del diavolo risulta essere una droga caratterizzata da una elevata tollerabilità e priva di rilevanti effetti collaterali. Tuttavia risulta controindicata in pazienti affetti da gastrite acuta e/o ulcera peptica, vista la presenza di sostanze amaricanti. Non sono noti dalla letteratura studi clinici controllati in donne in gravidanza e durante l’allattamento; tuttavia uno studio recente condotto in vivo riferisce una possibile azione spasmogenica ed uterotonica sulla muscolatura uterina, per cui è opportuno in questi casi non utilizzare il prodotto. Non sono note in letteratura interazioni con altri farmaci o alimenti. Gli effetti indesiderati riportati in letteratura riguardano per lo più lievi disturbi gastrointestinali, verificatisi in soggetti sensibili e a dosaggi particolarmente elevati.

Modo d’uso:

Si consiglia di assumere da 2 a 4 capsule al giorno dopo i pasti, con abbondante acqua.

Ingredienti:

Artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens (Burch.) DC.) radice estratto secco tit. 1% in arpagoside; involucro: capsula in gelatina vegetale (idrossi-propil-metilcellulosa); agenti di carica: cellulosa; agente antiagglomerante: sali di magnesio degli acidi grassi.

Tenori medi per dose massima giornaliera:

Artiglio del diavolo e.s. 1312 mg, pari ad arpagoside 13,12 mg.

Modalità di conservazione:

Conservare in luogo fresco ed asciutto, al riparo dalla luce. La data di fine validità si riferisce al prodotto correttamente conservato, in confezione integra.

Avvertenze:

Non superare la dose giornaliera consigliata. Tenere fuori dalla portata dei bambini di età inferiore a 3 anni. Gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta varia ed equilibrata e di uno stile di vita sano.

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