La vitamina B-3 potrebbe essere usata per trattare l’Alzheimer

Una nuova ricerca trova un composto che previene il danno cerebrale nei topi. La sostanza è una forma di vitamina B-3 e i risultati suggeriscono una potenziale nuova terapia per la malattia di Alzheimer negli esseri umani.
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Una variante della vitamina B-3 potrebbe presto diventare un valido trattamento per l’Alzheimer, suggerisce una nuova ricerca.

La vitamina B-3 è stata precedentemente proposta come alternativa per il trattamento del morbo di Alzheimer .

In uno studio più datato , grandi dosi di nicotinamide – noto anche come B-3 – hanno invertito la perdita di memoria di Alzheimer nei topi.

Un nuovo studio, tuttavia, si è concentrato sull’effetto del riboside di nicotinamide (NR), che è una forma di vitamina B-3, sul danno cerebrale correlato all’Alzheimer nei topi.

Nello specifico, i ricercatori – guidati congiuntamente dal Dr. Vilhelm A. Bohr, capo del Laboratorio di Gerontologia Molecolare dell’Istituto Nazionale sull’Invecchiamento (NIA) e dal dottor Yujun Hou, un ricercatore postdottorato in laboratorio – si sono concentrati su come La NR influenza la capacità del cervello di riparare il suo DNA, una funzione che è compromessa nella malattia di Alzheimer.

Come spiegano gli scienziati, una carenza nella capacità del cervello di riparare il suo DNA porta a una disfunzione nei mitocondri delle cellule – gli organelli che creano energia all’interno delle cellule – che, a sua volta, porta alla disfunzione neuronale e alla produzione di neuroni inferiori.

Ma NR è “critico per la salute mitocondriale e la biogenesi, l’ auto-rinnovamento delle cellule staminali e neuronale stress resistenza. “Così, il Dr. Bohr ei suoi colleghi volevano esplorare gli effetti dell’integrazione NR in un modello murino della malattia neurologica.

Il team ha aggiunto NR all’acqua potabile dei topi geneticamente modificati per sviluppare i segni distintivi del disturbo neurodegenerativo. Questi includevano accumuli tossici delle proteine tau e beta amiloide , sinapsi disfunzionali e morte neuronale – tutti risultati in deficit cognitivi.

I topi hanno bevuto l’acqua per 3 mesi e il loro cervello e la loro salute cognitiva sono stati confrontati con quelli dei topi di controllo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

NR promuove la salute neuronale e cognitiva

Rispetto ai controlli, i topi trattati con NR avevano meno proteine ​​tau nel cervello, meno danni al DNA e più neuroplasticità , cioè la capacità del cervello di “ricollegarsi” quando impara nuove cose, memorizza nuovi ricordi, o diventa danneggiato.

Inoltre – probabilmente come risultato della capacità di NR di aiutare l’auto-rinnovamento delle cellule staminali, o cellule che hanno la capacità di trasformarsi in qualsiasi altro tipo di cellula di cui il corpo ha bisogno – i topi nel gruppo di intervento hanno prodotto più neuroni dallo stelo neuronale le cellule.

Inoltre, un minor numero di neuroni morì o fu danneggiato in questi topi. Curiosamente, tuttavia, i loro livelli di proteina beta-amiloide sono rimasti gli stessi dei topi di controllo.

Infine, i ricercatori dicono che negli ippocampi – un’area cerebrale coinvolta nella memoria che spesso si contrae o è danneggiata nell’Alzheimer – dei topi che hanno ricevuto il trattamento, NR sembra aver eliminato il danno al DNA esistente o impedito che si diffonda.

Tutti i cambiamenti cerebrali sono stati sostenuti da risultati di test cognitivi e comportamentali. Tutti i topi trattati con NR si sono comportati meglio nei compiti di labirinto e nei test di riconoscimento degli oggetti, e hanno dimostrato muscoli più forti e migliore andatura.

Commentando i risultati dello studio, il dott. Richard J. Hodes – direttore della NIA – afferma: “Il perseguimento di interventi per prevenire o ritardare il morbo di Alzheimer e le relative demenze è una priorità nazionale importante”.

“Stiamo incoraggiando la sperimentazione di una varietà di nuovi approcci e i risultati positivi di questo studio suggeriscono una strada da percorrere ulteriormente”, aggiunge.

Siamo incoraggiati da questi risultati che vedono un effetto in questo modello di malattia di Alzheimer. […] Non vediamo l’ora di ulteriori test su come NR o composti simili potrebbero essere perseguiti per il loro possibile beneficio terapeutico per le persone con demenza”.

Dr. Vilhelm A. Bohr

In futuro, i ricercatori hanno in programma di indagare ulteriormente i meccanismi mediante i quali la NR può essere utilizzata per prevenire i deficit cognitivi correlati all’Alzheimer e per preparare le basi per gli studi clinici sull’uomo.

Che cos’è la Sindrome di Cotard ? Farmajet news

La sindrome di Cotard è una malattia psichiatrica, di carattere neurologico, molto rara e pericolosa: può condurre al suicidio. L’intervento medico è fondamentale per la guarigione. Dopo la diagnosi il paziente viene sottoposto a terapie farmacologiche e a sedute psichiatriche.Sindrome-di-cotard 1

La sindrome di Cotard è una malattia psichiatrica neurologica molto rara. Connessa con altre patologie psichiatriche, come il disturbo bipolare, la depressione e la schizofrenia, ne rappresenta una variante molto drammatica. Questa porta chi ne soffre a credere di essere morto, di avere perso tutti o alcuni organi vitali o tutto il sangue.

Nota anche come delirio di negazione o sindrome del morto che cammina, fu studiata e descritta nel 1880, per la prima volta, dal neurologo francese Jules Cotard (1840–1889).

Poiché considerata una malattia che deriva da altri disturbi mentali, non è tutt’oggi inserita nel Manuale Diagnostico e Statistico Dei Disturbi Mentali (DSM IV-TR). Si pensa, infatti, che questa patologia derivi da una interruzione di comunicazione tra fibre nervose e aree sensoriali. Mancando le emozioni, il paziente, come conseguenza, crede di essere morto.La sindrome di Cotard è associata a ansia, agitazione, schizofrenia e depressione e deliri

IL CASO DI MADEMOISELLE X

Il dottor Cotard, descrisse la patologia in una sua lezione. La paziente, di cui il medico descrisse i sintomi, affermava di non avere più gli organi vitali dopo un periodo in cui sentiva cambiare il suo corpo.

La sua percezione la convinse di non avere più bisogno di alimentarsi, non avvertiva il senso di fame, e di essere immune dalla morte naturale.

Nel tempo, la donna si convinse di essere stata dannata e maledetta per l’eternità. Tentò di suicidarsi, dandosi fuoco in un paio di occasioni. Questo sembrava l’unico modo per espiare le sue colpe e uscire dalla dannazione eterna. La paziente venne soprannominata Mademoiselle X.

sindrome_di_cotard_03Alla comparsa dei sintomi bisogna rivolgersi ad uno specialista

SINTOMI DELLA SINDROME DI COTARD

Chi soffre della sindrome di Cotard nega se stesso e gli altri; per questo motivo è nota anche come delirio di negazione. Il paziente nega se stesso, il suo corpo, la sua anima, il mondo che lo circonda. Il nihilismo che contraddistingue la patologia, fa si che il paziente creda di essere morto, di avere perso tutti o alcuni organi vitali o tutto il sangue. È convinto che il suo corpo sia in putrefazione e ne percepisce l’odore. Per questo motivo, il paziente può soffrire di ansiaagitazione, schizofrenia e depressione che lo porta a veri e propri deliri. Ritiene di non essere più in grado di stabilire un contatto con gli altri e con se stesso, nega il proprio corpo, vaneggia e si isola. Crede, inoltre, che chi è accanto a lui sia morto.

Rinuncia pure ad alimentarsi ritenendo che non sia necessario in mancanza di organi. È convinto della sua condizione, tanto che tenta di dimostrarlo, e nulla e nessuno può fargli cambiare idea.

La patologia è spesso associata anche a manie di grandezza, immortalità e di onnipotenza. Il motivo è che il paziente sente che il suo corpo si espande nell’universo.

Nel crede di essere dannato per l’eternità, egli accetta la pena, la condanna e la dannazione come modo per espiare le proprie colpe.

Spesso chi ne soffre, ha atteggiamenti autolesionisti che portano chi ne soffre spesso a tentare il suicidio.

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La sindrome di Cotard si cura con terapie farmacologiche e psichiatriche

COME CURARE LA SINDROME DI COTARD

I disturbi della sindrome di Cotard possono essere controllati attraverso delle terapie farmacologiche e psichiatriche.

È fondamentale che chiunque assista alla prima comparsa dei sintomi si rivolga immediatamente ad un medico specialista. Il neurologo o lo psichiatra sono in grado di eseguire una diagnosi corretta e di valutare la terapia farmacologia necessaria.

L’intervento tempestivo gioca un ruolo fondamentale nella cura di questa malattia. I sintomi non devono essere sottovalutati perché la patologia, seppur rara, è pericolosa per chi ne soffre. Può portare al suicidio e all’autolesionismo.

La terapia iniziale consiste nel fare assumere al paziente farmaci di tipo antidepressivo ed antipsicotico. In seguito, quando il medico lo riterrà opportuno, la terapia farmacologica verrà associata a sedute psichiatriche. Questo percorso, oltre a valutare l’efficacia della cura farmacologica, ha l’obiettivo di evitare che la patologia peggiori. In alcuni casi, i pazienti hanno migliorato le proprie condizioni.

Nei casi più gravi, il paziente può essere sottoposto a elettroshock. La terapia elettroconvulsivante, o TEC, consiste nell’indurre convulsioni nel paziente attraverso scariche elettriche. Questa terapia ha ottenuto risultati efficaci a tal punto da ridurre completamente la sintomatologia.

I pazienti che hanno beneficiato delle cure e sono guariti sono tuttavia rimasti consapevoli di ciò che hanno vissuto. Raccontano, infatti, della realtà distorta che hanno percepito e di ciò che provavano.

Meteorismo intestinale, cause dieta e rimedi. Farmajet news

Il meteorismo intestinale è un disturbo molto frequente che può metterci in imbarazzo. Ecco di cosa si tratta, quali sono le cause principali e come risolvere il problema con i farmaci e con alcuni rimedi naturali

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Il meteorismo intestinale è un disturbo dell’apparato digerente e si presenta quando nell’intestino vi è una quantità superiore di gas, che deve essere espulso. Chi ne soffre tende ad avere un addome gonfio, duro e dolorante, questo perché al suo interno vi è un fenomeno di fermentazione superiore a quello normale. Questo fastidio, inoltre, può essere dovuto anche allo sviluppo di alcuni batteri nel tratto intestinale.

Questi gas intestinali possono causare diversi fastidi, soprattutto quando ci si trova in un luogo pubblico, perché l’aria che si è accumulata all’interno del nostro intestino, in qualche modo si dovrà espellere, con eruttazioni oppure attraverso i peti. Il tratto intestinale, quando caratterizzato da meteorismo può produrre anche diversi “rumori indesiderati” che possono mettere in notevole imbarazzo sia noi, che chi ci sta vicino.

Questi gas, generalmente iniziano a formarsi subito dopo i pasti ed una volta giunti nel nostro intestino, attraverso le reazioni biochimiche di fermentazione, innescano episodi di spasmi e distensione addominale.  Non tutte le persone affette da meteorismo intestinale presentano gli stessi sintomi, ma quelli più frequenti sono la flatulenza e l’eruttazione e sono sempre proporzionali alla quantità di gas che viene prodotta all’interno.

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Il meteorismo intestinale genera notevoli fenomeni di flatulenza

CAUSE DEL METEORISMO INTESTINALE

Le cause di questo problema sono molteplici, le principali vanno ricercate nel cibo, infatti questo fenomeno è correlato all’assunzione di alimenti particolarmente ricchi di fibre e di bevande gassate. Anche se non mancano altre cause, dovute alle intolleranze alimentari, in particolare le persone intolleranti al lattosio soffrono di questo disturbo quando bevono il latte o i suoi derivati.

L’aria nella pancia si può sviluppare anche in seguito all’assunzione di antibiotici, soprattutto se la terapia è stata prolungata nel tempo e non è stato prescritto nessun farmaco di copertura per lo stomaco.

Altra causa è riconducibile allo stress o agli stati di ansia, non dimentichiamoci che nel tratto digerente sono concentrate la maggior parte delle terminazioni nervose del nostro organismo, per tale ragione, l’intestino è uno degli organi più colpiti in caso di stress eccessivo o di nervosismo.

L’aerofagia, ovvero l’ingestione di aria è tra i principali indiziati, per tale ragione è sconsigliato masticare chewing-gum per chi soffre di flatulenza, così come è sconsigliato di fumare e di masticare troppo in fretta.

Ci sono, infine, altre cause, che possono portare al meteorismo intestinale, che però nascondono altre sintomatologie, come la disbiosi intestinale, la retto colite ulcerosa, la bulimia, l’anoressia, la stipsi, il tumore alle ovaie e il tumore al colon.

Prima di trarre conclusioni troppo affrettate, come sempre, vi consigliamo di rivolgervi al vostro medico di famiglia, in particolare se il disturbo è persistente nel tempo.

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Un’adeguata alimentazione è fondamentale per ridurre l’aria nella pancia

COME COMBATTERE IL METEORISMO INTESTINALE

Per combattere il meteorismo intestinale è opportuno seguire alcune regole, che consentono al disturbo di sparire quasi del tutto, nello specifico bisognerebbe masticare in maniera molto lenta e bisognerebbe seguire un’alimentazione controllata, evitando di mangiare a dismisura. Le fibre sono tra i principali nemici di questo disturbo, per tale ragione bisognerebbeevitare i cibi integrali e mangiare la frutta lontano dai pasti. Le bibite gassate sono da mettere al bando, così come i grassi, le fritture, i cibi piccanti, i fagioli, i broccoli, le cipolle, i formaggi stagionati e gli alcolici.

Uno dei rimedi migliori rimedi è rappresentato dalle tisane, quasi tutte le erbe naturali, infatti, riescono a contrastare questo disturbo, soprattutto la camomilla, che è in grado di calmare i crampi. Il finocchio e l’anice fanno si che la fermentazione venga controllata e il carbone vegetale assorbe i gas. Per migliorare la digestione, è consigliabile il cumino e una tisana ai frutti rossi.

Il fastidio può essere curato anche mediante l’assunzione di alcuni farmaci, anche se il nostro consiglio è quello di ricorrere ai farmaci solo nei casi in cui i rimedi naturali non abbiano funzionato, in particolare si può assumere qualche medicinale che favorisca il corretto equilibrio del tratto intestinale mediante l’assunzione di fermenti lattici vivi e le medicine che fanno parte del settore parasimpatico-mimetico, che fanno si che il problema passi più in fretta.

DIETA PER METEORISMO INTESTINALE

Come abbiamo potuto comprendere, è fondamentale una corretta alimentazione, per tale ragione vi sono cibi consigliati e altri assolutamente da evitare. Nello specifico, chi soffre di tale patologia dovrebbe mangiare almeno una volta al giorno della verdura cruda.La dieta da seguire sarebbe quella a base di carne e di pesce, ogni secondo, infatti può essere accompagnato appunto dalle verdure. La frutta è molto consigliata, ma se assunta lontano dai pasti. Al posto del pane sarebbe più indicato mangiare i cracker o i grissini. La pasta può essere mangiata, ma non tutti i giorni, sarebbe opportuno alternarla con il riso. Per combattere il meteorismo bisogna bere almeno due litri di acqua al giorno, per evitare che il cibo fermenti troppo nello stomaco e assumere almeno una tisana alle erbe.

 

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Diverticolite che cos’è ? Dieta e possibile cura. Farmajet news

La diverticolite è una malattia che può essere tenuta sotto controllo con l’aiuto di una giusta alimentazione e di un po’ attività fisica. Ecco quali sono gli alimenti consigliati per chi soffre di questa patologia

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La diverticolite è una malattia infiammatoria che interessa il colon, in particolare l’ultima parte detta “sigma”. La malattia è caratterizzata da una serie di piccole sacche, chiamate diverticoli, che si formano lungo le pareti intestinali. Quando il processo infiammatorio non è presente e non sono presenti sintomi, pur permanendo le sacche intestinali, la malattia viene più correttamente chiamata diverticolosi.

La diverticolite è causata da un’alterazione della mobilità dell’intestino da cui deriva un aumento localizzato della pressione, con conseguente fuoriuscita della mucosa nei punti più deboli. Aiutano la formazione dei diverticoli la vita sedentaria, la mancanza di attività fisica e la stitichezza.

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Colon con diverticoli

SINTOMI DELLA DIVERTICOLITE

Quando il tratto intestinale è infiammato l’ammalato soffre di forti dolori addominali, crampi, stipsi e colon irritabile. Inoltre la diverticolite causa diarrea, gonfiore, febbre e meteorismo.

In alcuni casi possono insorgere delle complicazioni causate dalla perforazione delle sacche (fistole) con conseguente peritonite e sanguinamento rettale.

Quando i diverticoli non sono infiammati, la malattia èasintomatica, pertanto seguire la giusta dieta può aiutare a limitare la formazione di nuove sacche e a tenere sotto controllo lo stato infiammatorio.

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Gonfiore addominale

Gli alimenti chiave in una dieta per un malato di diverticolite sono l’acqua e le fibre che, se assunte nella giusta quantità, posso aiutare la regolarità e la mobilità intestinale. Le fibre ed i liquidi aiutano a combattere la stitichezza e, di conseguenza, il ristagno di feci nelle sacche.

ALIMENTI CONSIGLIATI

Un buon piano dietetico, nella lotta alla diverticolite, prevede l’assunzione di verdura cotta o cruda, sia a pranzo che a cena. Minestroni, passati di verdura e primi piatti a base di verdure sono un ottimo compromesso per assumere buone quantità di vegetali.

I cibi integrali, quali pane, pasta, cereali e riso, sono l’ideale per la regolarità intestinale perché costringono il metabolismo e l’apparato digerente ad un lavoro extra.

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Pane integrale adatto per chi soffre di diverticolite

ALIMENTI DA EVITARE

Alcuni tipi di frutta e verdura, come melanzane, kiwi e fichi, ad esempio, sarebbero da evitare perché contengono piccoli semini che potrebbero depositarsi all’interno di un diverticolo scatenando un’infiammazione.

Gli alcolici vanno limitati alla misura di un bicchiere al giorno, perché irritano la mucosa intestinale. Lo stesso vale per caffè, the, dolci e, ovviamente, superalcolici.

COSA MANGIARE DURANTE UN PERIODO INFIAMMATORIO

Durante una fase sintomatica, quando si soffre di dolore addominale, febbre, diarrea e vomito, è necessario variare la dieta e prediligere cibi liquidi e leggeri a basso contenuto di fibre. Una volta superata la fase infiammatoria è opportuno mantenere una dieta semiliquida per un breve periodo per poi ritornare, pian piano, alla normale consistenza.

CURE PER LA DIVERTICOLITE

La cura antibiotica è indicata solo in caso di sovrinfezioni batteriche. Di solito vengono somministrati paracetamolo per ridurre la febbre, antispastici intestinali e antidolorifici.

In rari casi è necessario intervenire chirurgicamente per rimuovere i diverticoli, soprattutto quando le terapie farmacologiche non danno alcun risultato. L’intervento prevede la rimozione del tratto intestinale affetto da diverticolite .

Condurre una vita sana, che possa aiutare anche a combattere la diverticolite, comprende un’alimentazione bilanciata e una buona dose di attività fisica non necessariamente pesante, che potrebbe essere anche una bella passeggiata!

L’alimentazione è molto importante per far sì che l’organismo sia ben sano. Ne gioverà anche la pelle che ne risulterà nutrita dall’interno in maniera naturale.

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Il Sangue occulto nelle feci che cos’è e gli esami da fare. Farmajet news

La presenza di sangue occulto nelle feci può indicare patologie più o meno gravi. Specialmente dopo una certa età è importante eseguire dei test specifici per lo screening del tumore al colon-retto

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Ci sono casi clinici in cui il medico richiede, oltre alle analisi del sangue e delle urine, le analisi delle feci. Questo test viene eseguito per verificare la presenza di sangue occulto nelle feci. Presenze ematiche, infatti, non sono visibili ad occhio nudo nelle nostre feci e richiedono un’indagine che si può effettuare solo attraverso microscopio.

In genere questo esame viene eseguito per lo screening del tumore al colon-retto. È consigliato alle persone che hanno circa 50 anni e dovrebbe essere ripetuto almeno una volta ogni due anni.

È importante sottolineare che il risultato del test non ha valore diagnostico. Questo serve a identificare le persone a rischio di tumore al colon-retto e di polipi intestinali.

In base all’esito del test, sarà il medico ad indirizzare il paziente verso indagini più specifiche che includono anche la colonscopia. Vediamo dunque quali sono le cause principali, come viene eseguito il test e come comportarsi in base all’esito.

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I sintomi associati alla presenza del sangue occulto nelle feci dipendono dalla causa

CAUSE DEL SANGUE OCCULTO NELLE FECI

La presenza di sangue nelle feci indica che ci sono delle perdite ematiche, più o meno rilevanti, nel tratto digestivo.

Il fenomeno può dipendere da diverse patologie che devono essere trattate adeguatamente. Tra le cause riscontriamo emorroidi, epistassi, gengiviti, vomito, gastrite, ulcera, diverticolite, malattia infiammatoria cronica intestinale.

Altre cause possono essere la presenza di polipi, ragadi anali, infezioni intestinali, anomalie congenite, morbo di Crohn e tumori (colon e retto).

FALSI POSITIVI

Esistono però casi in cui si possono verificare dei falsi positivi. L’esito può essere falsato quando il paziente ha assunto particolari farmaci antiinfiammatori e se è presente il sanguinamento delle gengive.

Sull’esito può influire anche la dieta alimentare, specialmente se il paziente consuma carne rossa, pollame, pesce, broccoli, rape, cavolfiore, funghi, mele, pompelmi e arance ed integratori e alimenti che contengono vitamina C.

sangue_occulto_nelle_feci_03Sarà il medico a stabilire come procedere se l’esito è positivo

SINTOMATOLOGIA CONNESSA

I sintomi dipendono dalla causa. Nelle maggior parte dei casi, la presenza di sangue occulto nelle feci è asintomatica.

Per questo motivo la prevenzione diventa un elemento utile per trattare la patologia in anticipo.

Nei casi di patologie meno gravi, come le emorroidi o le ragadi, si potrà procedere con cure farmacologiche specifiche che elimineranno il problema definitivamente.

Quando la patologia è più seria, si eseguiranno delle ulteriori indagini prima di preparare il paziente alle cure specifiche.

COME SI ESEGUE IL TEST DEL SANGUE OCCULTO NELLE FECI

Il paziente dovrà raccogliere un campione di feci in un contenitore sterile da portare al laboratorio diagnostico. Il campione deve essere consegnato entro al massimo un paio di ore o, se viene richiesta una raccolta di più campioni è importante conservare il contenitore con le feci in frigorifero. In questo caso, come intuibile, è importante etichettare il contenitore e richiuderlo ermeticamente per non contaminare gli alimenti.

Sarà cura del laboratorio etichettare con il nome e i dati del paziente il contenitore alla consegna. Qui, gli addetti, analizzeranno il campione di feci con specifici strumenti e sostanze chimiche reagenti.

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In alcuni casi può essere necessario ricorrere alla colonscopia

CONSIGLI UTILI

È fondamentale non contaminare le feci. Per questo motivo i medici raccomandano di utilizzare dei guanti durante la raccolta, di evitare di mescolare il campione fecale con urine, detergenti e altre sostanze.

Bisognerà raccogliere il campione con l’apposita spatolina del kit prelevando le feci in 3 punti diversi. Inoltre, non bisogna eseguire il test durante le mestruazioni, con le emorroidi o quando si perde sangue con le urine.

Prima di fare il test è importante sospendere qualche giorno prima ogni tipo di farmaco e fare attenzione all’alimentazione.

COSA ACCADE SE IL TEST DEL SANGUE OCCULTO NELLE FECI È POSITIVO

Se il test è positivo, potrebbe essere richiesto dal medico di fare ulteriori indagini per individuare, per esempio, i polipi e rimuoverli con la biopsia.

Solitamente, l’approfondimento comporta sottoporre il paziente alla colonscopia, alla rettosigmoidoscopia e alla TAC.

La colonscopia consiste nell’osservazione del tratto intestinale attraverso un tubo molto sottile munito di telecamera. Solitamente, il test viene eseguito in anestesia parziale o totale in base al caso e al paziente.

Poiché i primi due test sono molto invasivi vengono eseguiti solo se necessario. Esistono però altre alternative che possono dare indicazioni ma non sono attendibili come la colonscopia.

Stiamo parlando di esami come il clisma opaco a doppio contrasto, la colonscopia tramite TAC, la colonscopia con videocapsula e la colonscopia robotica.

Polipo Uterino che cos’è e come va curato.Farmajet news

Il polipo uterino determina una sintomatologia riconoscibile e può interessare donne in età fertile o in menopausa. In alcuni casi bisogna intervenire chirurgicamente per asportare il polipo e riconoscerne la natura.

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 Il polipo uterino, o polipo dell’endometrio, è un’escrescenza di tessuto che si attacca alla parete interna dell’utero, l’endometrio. Le dimensioni possono essere variabili, da pochi millimetri a pochi centimetri, ed essere singoli o doppi. Possono anche riempire l’intera cavità uterina, raggiungere il canale cervicale e arrivare fino al collo dell’utero.

Le cause, sebbene non chiare, possono essere dovute ad alterazione ormonali. In particolar modo può dipendere dalla sovrapproduzione di estrogeni e dalla scarsa produzione di progesterone. Come conseguenza può accadere che la donna abbia un ciclo mestruale irregolare.

Gli studi medici hanno rivelato i fattori di rischio principali. Questi sono l’obesità, l‘ipertensione, gli squilibri ormonali, l’assunzione di farmaci antitumorali, la genetica e la menopausa.

Questi polipi possono essere benigni, maligni o precancerosi. La diagnosi viene confermata attraverso un’ecografia transvaginale e l’isteroscopia. Sarà il medico a stabilire se è il caso di intervenire chirurgicamente. 

A rischio della formazione di un polipo uterino sono anche le donne in menopausa

SINTOMI PRINCIPALI DEL POLIPO UTERINO

La presenza di polipi uterini può essere asintomatica. Per questo motivo possono essere rilevati solo dopo una visita ginecologica e un’ecografia transvaginale.

In altri casi, possono essere presenti alcuni sintomi. I sintomi sono differenti tra donne fertili e donne in menopausa.

I sintomi principali sono la metrorragia, menorragia, ovvero la perdita eccessiva di sangue durante le mestruazioni, la presenza di cicli irregolari e lo spotting. Altri sintomi sono la dispareunia, ovvero provare dolore durante un rapporto sessuale ed avere perdite ematiche in menopausa.

polipo3Può accadere che si formino dei polipi uterini prima o durante la gravidanza

POLIPO UTERINO IN GRAVIDANZA

La presenza di un polipo cervicale potrebbe ostacolare una gravidanza. Questo dipende dalla dimensione e dalla localizzazione del polipo. Infatti, il polipo endometriale potrebbe ostacolare l’annidamento, e quindi impedire il concepimento, ed aumentare i rischi di aborto.

Se il polipo uterino viene scoperto durante la gravidanza non bisogna allarmarsi. È importante monitorare la sua dimensione nel corso dei trimestri di gestazione. Se non ostacola la gravidanza, dopo il parto si potrà intervenire per rimuoverlo.

POLIPO UTERINO QUANDO FARE L’INTERVENTO

L’asportazione del polipo uterino viene valutata dal ginecologo dopo aver eseguito un controllo specifico. E’ fondamentale prendere in considerazione i sintomi riferiti dalla donna.

L’asportazione chirurgica avviene quando c’è il rischio che i polipi benigni si trasformino in forme tumorali maligne.

In alcuni casi si procede con il raschiamento della parete dell’utero. In altri, la rimozione avviene attraverso l’isteroscopia. Questa avviene passando attraverso la vagina e il collo uterino con una sonda ottica. L’intervento viene eseguito in anestesia generale e dura circa 20 minuti. La paziente è solitamente ricoverata in day hospital per essere dimessa, se le sue condizioni, lo permettono in giornata.

Una volta rimosso, il polipo viene sottoposto ad un esame istologico per accertare che sia di natura benigna e non tumorale. Nel caso in cui questi contengano cellule neoplastiche maligne si deve eseguire un’isterectomia, per rimuovere l’utero.

IL DECORSO POST OPERATORIO

Subito dopo l’intervento, quando l’effetto dell’anestesia finisce, la paziente può avvertire alcuni sintomi. Questi solitamente passano dopo qualche giorno e la donna può tornare a svolgere le sue attività quotidiane.

Oltre ad un senso generale di malessere, la paziente può avere febbre, dolori e crampi addominali. In altri casi possono manifestarsi perdite vaginali da infezione, emorragie e difficoltà ad urinare.

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La prevenzione è indicata specialmente per le donne predisposte

I POLIPI DELL’ENDOMETRIO SI POSSONO RIFORMARE?

L’intervento ha l’obiettivo di evitare che i polipi uterini si riformino. Tuttavia, le probabilità che si sviluppino nuovamente esistono. La spiegazione sta nei cambiamenti ormonali periodici a cui ogni donna deve far fronte.

Le donne, ormai predisposte, nonostante la rimozione chirurgica, devono continuare a eseguire controlli periodici.

Sarà il ginecologo a valutare come curare e trattare il singolo caso.

COME PREVENIRE LA LORO FORMAZIONE

Sebbene esistano delle cure farmacologiche specifiche, la loro somministrazione non può essere continuativa. In genere si tratta di cure ormonali, la pillola anticoncezionale, e l’uso della spirale.

Poiché sono noti alcuni fattori di rischio, è importante agire su questi.

Per prima cosa, i medici suggeriscono di cambiare stile di vita ed alimentazione per ridurre l’ipertensione e controllare il peso. E’ importante svolgere regolare attività fisica.

I medici, per quanto riguarda l’alimentazione, suggeriscono di evitare il consumo eccessivo di carboidrati, di zuccheri e grassi. La dieta alimentare deve comprendere specialmente fibre, frutta e verdura. Carne e pesce devono essere cotti a vapore, al forno o alla griglia. Da evitare sono alcolici, caffeina e bevande zuccherate.

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Tutto su calli e duroni

Mais e calli sono zone dure e dolorose della pelle che spesso si sviluppano sui piedi in risposta alla pressione o all’attrito.

Accadono quando la pelle cerca di proteggere un’area sottostante da lesioni, pressione o sfregamento.

Né è pericoloso, ma possono causare irritazione.

Sono più comuni tra le persone che indossano scarpe inadeguate, hanno i piedi sudati e quelli che sostano per lunghi periodi ogni giorno.

Colpiscono le donne più degli uomini.

Fatti veloci su calli e duroniEcco alcuni fatti su calli e duroni. Vi sono informazioni più dettagliate nell’articolo principale,

  • I semi hanno un centro distinto, spesso duro, che può essere circondato da pelle infiammata.
  • I semi possono essere dolorosi quando vengono pressati, ma i calli non sono solitamente dolorosi.
  • I calli sono generalmente più grandi dei calli e variano di forma, mentre i calli tendono ad essere più piccoli, rotondi e ben definiti.
  • I calli si sviluppano normalmente sulle piante dei piedi, specialmente sotto i talloni o le palle, sui palmi delle mani e anche sulle ginocchia. I semi si presentano spesso in parti non ponderate della pelle.
  • Una pietra pomice o un medicinale topico da banco può essere usato per trattare calli e calli senza andare dal medico.
  • Semi o calli dolorosi possono richiedere cure mediche.
  • I cambiamenti nello stile di vita e nell’abbigliamento possono aiutare a prevenire calli e duroni.

Qual è la differenza tra calli e duroni?

Le persone a volte usano erroneamente i termini calli e duroni in modo intercambiabile, ma non sono la stessa cosa.

Cos’è un callo?

calloUn mais è un tipo di callo.

Un callo è una sezione di pelle che si è indurita e spessa a causa dell’attrito, della pressione o dell’irritazione. Succedono spesso sui piedi, ma possono verificarsi sulle mani, sui gomiti o sulle ginocchia.

I calli sono di colore giallastro o pallido. Si sentono bitorzoluti al tatto, ma, poiché la pelle è spessa, potrebbe essere meno sensibile al tatto rispetto alla pelle circostante.

I calli sono spesso più grandi e più larghi dei calli, con bordi meno definiti. Appaiono comunemente dove la pelle si sfrega frequentemente contro qualcosa, come un osso, qualche oggetto di calzature o il terreno.

Tipicamente si formano sulla zona ossea appena sotto le dita dei piedi, aree di pelle che prendono il peso della persona quando camminano.

Cos’è un mais?

Un grano è una specie di callo, fatto di pelle morta.

Di solito si formano su superfici lisce e glabre della pelle, specialmente sulla parte superiore o laterale delle dita dei piedi. Di solito sono piccoli e circolari, con un centro chiaramente definito che può essere duro di morbido.

I duroni duri tendono ad essere piccoli e si presentano in zone di pelle dura e dura, dove la pelle si è ispessita o dove ci sono calli e nelle zone ossee del piede.

I semi morbidi tendono ad essere di colore biancastro, con una consistenza gommosa. Si verificano più comunemente tra le dita dei piedi, in aree di pelle umida e sudata.

Calli e calli non sono normalmente dannosi, ma a volte possono portare a infezioni o ulcerazioni della pelle, in particolare tra le persone con diabete e quelli con scarsa circolazione nei piedi.

segni e sintomi

callo2I calli si sono induriti e spessi a causa dell’attrito. Le persone possono normalmente effettuare il trattamento a casa utilizzando prodotti da banco, ma in casi particolarmente dolorosi potrebbe desiderare di vedere un podologo.

Mais e calli possono far sentire una persona come se camminassero sulle pietre.

I seguenti segni o sintomi possono indicare che vi è un mais o callo:

  • un dosso sollevato e indurito
  • una zona di pelle spessa e ruvida
  • la pelle che è traballante e secca o traballante e cerosa
  • dolore o tenerezza sotto la pelle

Se un cereale o un callo diventa molto infiammato o doloroso, il paziente deve consultare un medico.

I pazienti con scarsa circolazione, pelle fragile o problemi nervosi e intorpidimento dei piedi dovrebbero parlare con i loro medici prima di curare calli e callosità a casa.

Le persone con diabete, neuropatia periferica e arteriopatia periferica devono essere particolarmente attente.

Rimozione

Un podologo potrebbe ritagliare parte della pelle spessa con un bisturi per alleviare la pressione sui tessuti che si trovano al di sotto. La gente non dovrebbe tagliare il mais o il calibro in quanto potrebbe renderlo più doloroso e il rischio di infezione è alto.

Ulteriori informazioni sulla rimozione di calli e calli sono disponibili nella sezione “rimedi casalinghi” di seguito.

Cause e fattori di rischio

I seguenti fattori di rischio sono legati a una maggiore incidenza di calli e calli:

  • qualsiasi cosa causi pressione o attrito sulla pelle
  • scarpe che sono troppo strette o con un tacco troppo alto, causando pressione
  • scarpe troppo larghe che causano attrito
  • una cucitura mal posizionata in una scarpa che sfrega contro la pelle
  • calzini che non si adattano bene
  • senza calzini
  • camminare a piedi nudi regolarmente, poiché la pelle si ispessisce per proteggersi
  • azioni ripetute come fare jogging o camminare in un modo particolare
  • età avanzata, in quanto vi è meno tessuto adiposo nella pelle, il che significa meno imbottitura e un maggior rischio di sviluppare calli, specialmente sulla pianta del piede

I calli appaiono spesso sui piedi, ma l’attrito e la pressione possono anche causare calli sulle mani.

Le persone che ciclano frequentemente o usano strumenti manuali senza indossare guanti possono svilupparle. Ripetuti gomiti in ginocchio o appoggiati su un tavolo possono causare calli sulle ginocchia o sui gomiti.

Bunions, hammertoe e altri problemi ai piedi e deformità aumentano il rischio di calli e duroni. Una borsite è una protuberanza ossea anormale che si sviluppa sull’articolazione alla base dell’alluce. Un martello è quando un dito del piede diventa rannicchiato come un artiglio.

Trattamento domiciliare

callo3Le persone possono trattare calli e duroni a casa con una pietra pomice o un acido salicilico.

Molte persone trattano calli e calli a casa, usando prodotti da banco da una farmacia.

I suggerimenti includono:

  • Inzuppare il mais o il callo in acqua tiepida per 5-10 minuti, quindi limare o raschiare l’area con una pietra pomice. I movimenti circolari o laterali aiutano a rimuovere la pelle morta.
  • Usando la crema idratante ogni giorno sui piedi. I prodotti che contengono acido salicilico, urea o lattato di ammonio aiutano ad ammorbidire la pelle secca per prepararla all’archiviazione.
  • Se azioni ripetitive causano calli e duroni, evitare queste azioni spesso può risolvere il problema.
  • Scarpe e calzini che si adattano correttamente, cuscinetti protettivi o solette e altre misure di auto-cura possono aiutare. Per ridurre la pressione su un mais, è possibile utilizzare spugne di silicone o di schiuma tra le dita dei piedi. I plantari sono inserti di scarpe imbottiti su misura che possono aiutare le persone con una deformità del piede sottostante.

Quando vedere un dottore

Se il mais o il callo è molto doloroso, o se la persona ha il diabete, la pelle fragile o problemi circolatori, è meglio consultare un medico o un podologo, specializzato nella cura dei piedi.

Il medico esaminerà i piedi, chiederà alla persona del loro stile di vita e potrà controllare le loro calzature.

Un podologo o un dottore a piedi può rimuovere una parte della pelle dura che circonda il grano in modo che il centro possa essere rimosso.

Dopo aver tagliato la pelle, il medico può applicare un cerotto con il 40% di acido salicilico. Il paziente dovrà sostituire periodicamente la patch. Una lima di pietra pomice o di metallo viene solitamente utilizzata per rimuovere la pelle morta prima di applicare un nuovo cerotto.

In caso di infezione o rischio di infezione, il medico può prescrivere un unguento antibiotico . La pelle rossa e gonfia intorno al mais o al callo può indicare un’infezione.

Se il medico sospetta che possa esserci un problema di struttura ossea sottostante, può riferire il paziente per una radiografia e probabilmente un intervento chirurgico.

Cos’è l’acido salicilico?

Il trattamento standard per calli e calli è l’acido salicilico, che viene utilizzato anche nel trattamento delle verruche.

Questo è un cheratolitico, il che significa che dissolve la proteina, o cheratina, che costituisce il mais e la pelle morta attorno ad esso.

È disponibile in creme, pastiglie e cerotti, oppure può essere applicato con un applicatore o un contagocce.

La parte superiore della pelle diventa bianca e il tessuto morto può essere tagliato o archiviato.

Una volta che il mais o il callo è andato, l’individuo può bagnare e strofinare l’area con una pietra pomice ogni settimana, se la pelle dura mostra segni di ritorno.

L’acido salicilico arriva in diverse concentrazioni. Le dosi più forti possono funzionare più velocemente, ma avrà bisogno di una prescrizione.

Gli ingredienti possono irritare la pelle circostante, quindi è necessario prestare attenzione quando lo si applica. Non usare questo su un cereale o un callo incrinato.

Precauzioni

Quando si trattano calli e duroni a casa, è importante non rimuovere la pelle troppo, in quanto ciò può portare a dolore e infezione.

Le persone anziane e quelle con diabete non devono raschiare, limare o tagliare i piedi a casa, poiché ciò può portare a infezioni difficili da curare. Potrebbe portare a ulcere sulla pelle.

Dovrebbero chiedere ad un medico prima di usare l’acido salicilico, poiché anche questo può causare ulcere.

Qualsiasi taglio o parsing della pelle è fatto meglio da un podologo o da un altro professionista della salute.

Potrebbe essere necessario un taglio ripetuto o regolare, in quanto il mais o il callo potrebbero ripresentarsi.

Prevenzione

Le seguenti misure possono aiutare a ridurre il rischio di sviluppare calli e calli:

callo4Indossare calzini e calzature ben aderenti può aiutare a prevenire calli e duroni.
  • Lavare i piedi con acqua e sapone ogni sera. Utilizzare un pennello di pulizia.
  • Applicare una crema per i piedi particolarmente idratante dopo averli lavati e asciugati bene. Non usare una lozione per il corpo.
  • Indossare scarpe e calzini ben aderenti con cuciture che non sfregano la pelle.
  • Acquista le scarpe più tardi, quando i piedi sono più grandi, perché i piedi si gonfiano leggermente mentre il giorno avanza.
  • Affrontare qualsiasi dolore ai piedi o irritazione della pelle quando si presenta.
  • Fai un controllo regolare con uno specialista del piede.
  • Quando si tagliano le unghie dei piedi, tagliare dritto e non verso il basso ad angoli o oltre i bordi.
  • Utilizzare regolarmente un file di pietra pomice o piedi e rimuovere delicatamente la pelle dura.
  • Indossare calzini puliti ogni giorno e utilizzare la polvere di talco per prevenire la sudorazione.
  • Proteggi le mani quando usi gli strumenti, con guanti imbottiti o imbottendo le maniglie degli strumenti.

Con il trattamento si possono rimuovere calli e duroni, ma possono ritornare senza cambiamenti di stile di vita o di calzature.

 

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Scoperto l’enzima che vanifica i tuoi sforzi per perdere peso.

Hai provato a mangiare porzioni più piccole e ad abbattere completamente alcuni cibi, ma non stai ancora perdendo il peso che desideri. Bene, un nuovo studio dice che l’azione complessa di un enzima potrebbe essere al centro del problema.
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Perché lotti per perdere peso, anche quando pensi di fare tutto bene?

Perché a volte i nostri corpi sembrano voltarsi contro di noi, anche se facciamo del nostro meglio per rimanere in forma?

Mentre noi possiamo aderire ad una dieta migliore e smettere di indulgere in cibi malsani, alcuni di noi avranno difficoltà a perdere l’eccesso di peso che ci turba.

La ragione alla base del motivo per cui i nostri corpi immagazzinano il tessuto adiposo in primo luogo è piuttosto semplice e persino intuitiva, data la natura dell’evoluzione umana, spiega il dott. Alan Saltiel, della University of California, San Diego School of Medicine di La Jolla.

Ricaviamo energia bruciando i tessuti grassi, ma a volte, i nostri corpi ritengono necessario ridurre la quantità di grasso che bruciamo in modo da avere abbastanza “combustibile” in serbo per dopo, quando potremmo avere un bisogno più urgente di esso.

“I corpi umani sono molto efficienti nel conservare l’energia reprimendo il dispendio energetico per conservarlo più tardi quando ne hai bisogno”, osserva il dott. Saltiel, aggiungendo: “Questo è il modo naturale per assicurarti di sopravvivere se arriva una carestia”.

Alcuni dei meccanismi in gioco in questo sistema di stoccaggio e di consumo di energia “carburante” non sono chiari, tuttavia – in particolare quelli relativi all’accumulo di grasso in eccesso che porta all’obesità . La domanda è: cosa spinge il pulsante “on / off” del metabolismo dei grassi e quando?

Il Dr. Saltiel e il suo team hanno recentemente indirizzato la loro attenzione verso l’enzima chinasi TANK-binding 1 (TBK1), che hanno identificato come chiave quando si tratta del processo del corpo di “decidere” la quantità di grasso da bruciare e quanto mantenere in magazzino , soprattutto durante un periodo di digiuno.

“Ci sono due importanti osservazioni che abbiamo collegato al rallentamento del metabolismo nell’obesità e nel digiuno”, spiega il dott. Saltiel.

Abbiamo scoperto due nuovi anelli di feedback che si intrecciano per autoregolare il sistema, pensate come il vostro termostato domestico, che rileva il cambiamento di temperatura per spegnere e accendere il calore.”

Dr. Alan Saltiel

risultati dei ricercatori sono stati riportati oggi nella rivista Cell .

Cicli metabolici viziosi

Il dott. Saltiel e il team hanno lavorato al modello murino – utilizzando animali sia obesi che normali – per studiare il ruolo del TBK1 nei processi metabolici. Hanno notato che l’enzima era implicato in due processi distinti, portando allo stesso risultato ogni volta.

Il primo processo è avviato dallo stress cronico legato all’obesità e porta all’infiammazione attivando una via di segnalazione proinfiammatoria chiamata NFKB .

NFKB migliora l’espressione di geni che “dettano” la produzione di enzimi che si ritiene abbiano un ruolo nell’infiammazione e nell’accumulo di grasso corporeo, compreso il gene che codifica per TBK1.

TBK1 disattiva quindi un altro enzima, AMPK , che è in gran parte responsabile della regolazione della quantità di grasso che convertiamo in energia grezza. Ciò significa che, invece di essere bruciati, il grasso è in grado di accumularsi e portare a un eccesso di peso.

L’enzima TBK1 è anche implicato nel meccanismo che viene attivato dal digiuno. Nel digiuno, i livelli di energia del corpo diminuiscono. L’enzima AMPK percepisce che, e per aumentare l’energia, invia segnali alle cellule di grasso per convertirsi in energia.

Tuttavia, quando AMPK è attivato, aumenta anche l’espressione del gene TBK1, che, ancora una volta, porta all’enzima TBK1 che inibisce l’attività di AMPK. Ne consegue un circolo vizioso, che impedisce al corpo di bruciare il grasso accumulato.

“Questo ciclo di feedback blocca il dispendio energetico attraverso l’infiammazione e il digiuno”, spiega il dott. Saltiel. Quando gli scienziati hanno notato questo meccanismo, hanno cercato un modo per modificarlo.

“Il dispendio di energia è stato ripristinato quando abbiamo eliminato TBK1 dalle cellule di grasso nei topi”, continua. “Ma è successo qualcos’altro che ci ha sorpreso – c’è stato un aumento dell’infiammazione”.

Come possiamo ‘ripristinare l’equilibrio energetico?’

Un secondo processo con TBK1 al suo interno porta a un ciclo altrettanto vizioso. Il team ha anche osservato che, anche se il percorso NFKB innesca la produzione di TBK1, l’enzima finisce per inibire la via NFKB.

TBK1 normalmente aiuta a ridurre l’infiammazione senza estinguerlo, tuttavia. Invece, lo mantiene a livelli bassi – quando TBK1 è inattivato, la risposta infiammatoria è intensificata senza l’azione regolatrice dell’enzima.

Quando il Dr. Saltiel e colleghi hanno eliminato il gene TBK1 nei topi obesi, questo ha provocato la perdita di peso e un aumento dell’infiammazione. Al contrario, quando TBK1 è stato eliminato nei topi con peso normale, non è stato osservato alcun cambiamento metabolico, suggerendo che ridurre le calorie potrebbe anche aiutare a ridurre l’infiammazione.

“L’inibizione del TBK1 ha il potenziale per ripristinare l’equilibrio energetico negli stati di obesità migliorando la capacità di bruciare un po ‘di grasso”, spiega il dott. Saltiel.

Mentre osserva che “[il] suo non è probabilmente l’unico percorso che tiene conto del dispendio energetico nel digiuno o nell’obesità”, aggiunge, “[T] le sue informazioni forniscono nuove informazioni su come sviluppare farmaci che inibiscono il TBK1 o altri enzimi coinvolti nel metabolismo. ”

Tuttavia, i ricercatori osservano che l’assunzione di farmaci speciali non sarà sufficiente per coloro che vogliono essere più in forma.

“Penso che probabilmente dovrai ancora fare entrambe le cose: ridurre l’apporto energetico attraverso la dieta e aumentare il dispendio energetico bloccando questa riduzione compensativa delle calorie bruciate”, sottolinea il dott. Saltiel.

Fistola Sacro Coccigea Che cos’è come eliminarla e tempi di recupero. Farmajet news

La fistola sacro coccigea è una lesione della pelle che si sviluppa solitamente nella regione sacro-coccigea. L’intervento chirurgico serve a rimuoverla ed evitare che si riformi.

Fistola sacro coccigea: cos’è, intervento e i tempi di guarigione

La fistola sacro coccigea è nota anche con il nome di cisti pilonidale, cisti sacrococcigea o fistola pilonilidale. Il termine medico-scientifico è sinus pilonidalis.

 Questa è una lesione sottocutanea che si sviluppa solitamente nella regione sacro-coccigea, tra muscolo e adipe. Raramente si sviluppa su altre zone del corpo, tra cui mani, ascella, ombelico e genitali.

Chi ne è affetto sembra avere una tumefazione nella zona interessata. All’interno della fistola possono essere presenti peli (da cui l’origine del nome), sebo, pelle e liquido.

Sebbene sono gli uomini particolarmente colpiti dalla patologia, il fenomeno è frequente anche nelle donne.

Le cause possono essere differenti e connessi alle abitudini e stile di vita del soggetto. Sudore, sfregamenti, traumi e lesioni possono complicare la condizione e dare luogo ad un’infezione. Come conseguenza chi ne viene colpito può lamentare disturbi di diversa entità. Sono queste le complicazioni che determinano la scelta del medico di sottoporre il paziente ad un intervento chirurgico.

I TRE STADI DELLA SINUS PILONIDALIS

La patologia è divisa in tre stadi. All’inizio, sulla zona sacro-coccigea, si forma la cisti piloniale. Questa è una piccola puntina che in genere non provoca dolore.

Quando evolve, per azione batterica, si forma l’ascesso pilonidale che consiste nell’accumulo di pus all’interno della cisti. Questa appare gonfia, può assumere diverse dimensioni ed è dolorosa. La zona appare arrossata a causa dell’infiammazione. L’ultimo stadio è proprio quello della fistola sacro coccigea. La cisti, ormai infetta, si apre e fuoriesce liquido e materiale. Quando si richiude implica la formazione di ascessi che se non vengono trattati possono riformarsi periodicamente.

I SINTOMI PRINCIPALI DELLA FISTOLA SACRO COCCIGEA

Nello stadio iniziale la patologia è del tutto o quasi asintomatica. Con l’evolversi dell’infezione, compaiono i sintomi tipici. Nel momento in cui la cisti si infetta, infatti, il paziente lamenta dolore. Inoltre la zona appare gonfia, arrossata e calda al tatto. Dalla zona tumefatta viene espulsa la secrezione di materiale purulento, giallastro e dal cattivo odore.

Nei casi più gravi, il paziente può avere la febbre, soffrire di mal di testa ed emicrania e lamentare un senso di malessere generale.

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In caso di fistola sacro coccigea sarà il medico a stabile se intervenire chirurgicamente

FATTORI DI RISCHIO E PREVENZIONE

I soggetti più a rischio sono gli individui in sovrappeso ed obesi, chi pratica attività sportive e chi suda tanto. Anche chi trascorre molte ore seduto o nella stessa posizione, come nel caso delle piaghe da decubito, è a rischio. Da includere sono coloro che non prestano attenzione alla propria igiene personale e chi presenta micro traumi e lesioni cutanee, dovute anche alle depilazioni.

Indossare indumenti troppo stretti che sfregano sulla pelle possono aumentare i rischi di infezione cutanea.

Per questo motivo, è importante mantenere la zona pulita ed asciutta. È importante non indossare abiti troppo stretti ed evitare di stare seduti per troppe ore.

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E’ importante non indossare indumenti troppo stretti

QUANDO INTERVENIRE CHIRURGICAMENTE

In caso di fistola sacro coccigea, quando la cura antibiotica e la prevenzione non sono sufficienti, bisognerà intervenire chirurgicamente. L’operazione è considerata di routine e non comporta rischi particolari per il paziente, se non quelli tipici da intervento.

L’intervento viene eseguito in Day-Surgery, ovvero senza ricovero in ospedale. Questo richiede l’anestesia locale o spinale.

L’intervento per rimuovere la fistola può essere eseguito con la tecnica aperta o chiusa. Prima di procedere all’intervento vero e proprio, e all’asportazione della fistola, però bisognerà eseguire un’incisione per drenare l’ascesso.

La tecnica aperta consiste nell’asportazione totale della zona infetta; ovvero cute, sottocute, tessuto pilonidale e orifizi cutanei. La ferita viene riempita con garze e tamponi sterili che devono essere cambiati ripetutamente finche il pus non sia stato completamente espulso.

Nella tecnica chiusa, invece, il medico dopo aver ripulito la zona infetta, chiuderà la ferita con dei punti di sutura. I punti saranno poi rimossi dopo circa 2 settimane.

Di recente utilizzo è anche un’altra tecnica che prevede l’uso di piccole lame circolari che rimuovono cisti e fistola. in questo modo, il tessuto adiacente alla fistola non sarà particolarmente compromesso.

TEMPI DI GUARIGIONE

Nel caso il medico decida di sottoporre il paziente alla tecnica aperta la cicatrizzazione sarà lunga. I tempi di guarigione si possono protrarre anche oltre i 40 giorni. In genere, dopo le ripetute medicazioni, il paziente è completamente guarito e non corre il rischio di nuove formazioni.

Nel caso in cui si scelga la tecnica aperta, i tempi di guarigione saranno più brevi ma il rischio di recidive è più alto.

Disturbo dell’attenzione nei bambini. Farmajet news

Il disturbo dell’attenzione viene solitamente diagnosticato in età scolare. I sintomi del disturbo sono differenti e colpiscono il bambino nella sfera sociale, scolastica e familiare. Dopo la diagnosi si procede con la cura.

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Il disturbo dell’attenzione è noto anche come Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività o ADHD, acronimo di Attention Deficit Hyperactivity Disorder. Questo è una condizione comportamentale che si manifesta in diversi modi. Può influire sulla sfera scolastica, sociale ma anche familare.

Come per i disturbi dell’apprendimento (DSA), tra cui la dislessia, l’ADHD viene spesso riconosciuto a scuola, solitamente tra i 6 e i 12 anni. È bene, tuttavia, non confondere il disturbo con la vivacità naturale del bambino.

Se diagnosticata tempestivamente, il bambino è in grado di partecipare alle attività scolastiche e sociali normalmente.

All’interno delle scuole, fondamentale sarà creare un piano didattico personalizzato, come previsto dalla normativa BESdel 2012 o della legge 104 del 1992.

Scopriamo le caratteristiche del disturbo, i sintomi e le conseguenze per il bambino e come viene eseguita la diagnosi. Importante è anche capire come gestire il disturbo.

La poca attenzione e la scarsa concentrazione sono tipici del disturbo dell’attenzione

SINTOMI PRINCIPALI DEL DISTURBO DELL’ATTENZIONE

I principali sintomi del disturbo dell’attenzione sono la poca attenzione e scarsa concentrazione, la disattenzione, l’impulsività e l’iperattività.

Se in età prescolare o mentre il bambino frequenta la scuola dell’infanzia riconoscere i sintomi è più difficile, la prima diagnosi viene confermata quando il bambino accede alla scuola primaria. La maestra, infatti, durante le ore di lezione, se nota alcuni comportamenti che indicano il disturbo può richiedere un consulto specialistico.

L’ADHD può manifestarsi in modi differenti. I più evidenti sono la poca attenzione nello svolgere i compiti e nel partecipare ai giochi. Anche la sbadataggine, la mancata cura dei dettagli e gli errori frequenti dovuti alla disattenzione sono tipici del disturbo.

Il bambino appare irrequieto, irascibile, impulsivo e non è capace di stare fermo e tranquillo. Spesso è violento ed aggressivo. Inoltre, non segue le istruzioni e non completa i compiti assegnati, specialmente il copiato, le letture lunghe, gli esercizi di calcolo. Evita i compiti impegnativi.

Il bambino tende a dimenticare le richieste e gli eventi a lungo termine ed avere problemi di condotta.

CONSEGUENZE

Il disturbo porta il bambino ad avere uno scarso rendimento scolastico, difficoltà relazionali con i compagni sebbene il suo continuo parlare con gli altri.

Quando il disturbo deve essere ancora diagnosticato, il bambino è spesso rimproverato per il suo comportamento. Come conseguenza, il bambino può sentirsi inadeguato, in difficoltà, può demoralizzarsi e rifiutare ogni forma di aiuto.

Usa parole ed espressioni semplici, ha problemi di articolazione e balbettio, fa errori di dislocazione delle lettere in una parola o in una frase. Ha difficoltà, inoltre, nell’esprimersi verbalmente sebbene comprenda sul momento quanto gli è stato detto. Il bambino, può manifestare anche problemi di coordinazione, avere problemi di postura, non rispondere agli stimoli motori correttamente, avere difficoltà a scrivere e disegnare.

Dall’altro lato, anche la classe può reagire “emarginando” il compagno.

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il bambino tende a disturbare in classe

DIAGNOSI DEL DISTURBO DELL’ATTENZIONE

Sarà l’indagine di uno psicologo e di un neuropsichiatra infantile a diagnosticare il disturbo dell’attenzione. Questa non può avvenire se non c’è collaborazione con altre figure professionali, come il pediatra e gli insegnanti, e i genitori.

A tal fine, la procedura prevede la raccolta di informazioni attraverso i genitori, gli insegnanti e lo stesso bambino. Questi saranno sottoposti ad interviste semistrutturate e a questionari. Utili all’indagine saranno anche i colloqui effettuati tra bambino e familiari.

Inoltre, per una diagnosi approfondita, il bambino potrà essere sottoposto a test di valutazione dell’attenzione, della concentrazione, dell’intelligenza e della personalità.

CURA DEL DISTURBO DELL’ATTENZIONE

L’intervento specialistico avviene su più fronti.

Nell’ambito scolastico, come suggerito dalla normativa BES del 2012 e della legge 104 del 1992, il bambino, affetto da ADHD, sarà seguito da un’insegnante speciale. A tal proposito la scuola potrà richiedere delle consulenze esterne sulle strategie comportamentali da seguire.

Il bambino potrà essere sottoposto a training cognitivo, training di abilità sociali e potrà seguire una terapia per il comportamento. Per lui saranno stabiliti degli interventi di potenziamento dell’apprendimento ed interventi cognitivo-comportamentali per accrescere l’autostima.

Nei casi più gravi, potrà essere d’aiuto intervenire sul bambino anche con la psicoterapia. Sarà il medico a stabilire se è il caso di prescrivere anche delle cure farmacologiche specifiche.

Anche i genitori potranno, se richiesto, avere aiuto e sostegno in ambiente domestico (parent training).

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La collaborazione e comunicazione tra scuola e famiglia è fondamentale

COSA FARE

In caso di disturbo dell’attenzione, genitori, famiglia e insegnanti, dovranno dare i comandi ed assicurarsi che il bambino li esegua. Dovranno inoltre dare l’esempio e mostrarsi positivi, premiare e gratificare il bambino quando nonostante le difficoltà completa il compito.

È importante ignorare gli atteggiamenti lievemente negativi e rimproverarlo quando sbaglia senza essere aggressivi negli atteggiamenti.