okitask bustine che cos’è e a cosa serve

OKITASK 40 MG GRANULATO 10 BUSTINE DA 40 MG

Questo prodotto è un farmaco senza obbligo di ricetta (OTC – SOP), Farmajet okitask ti informa che è importante leggere sempre il foglietto illustrativo e le avvertenze prima dell’utilizzo.

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA:
Farmaci antiinfiammatori ed antireumatici non steroidei.

PRINCIPI ATTIVI:
Ketoprofene.

ECCIPIENTI:
Mannitolo, sodio cloruro, silice colloidale, ammonio glicirrizinato, p ovidone, saccarina sodica, aroma menta extra 125.

INDICAZIONI:
Adulti: trattamento sintomatico di stati infiammatori associati a dolore, tra i quali: artrite reumatoide, spondilite anchilosante, artrosi dolorosa, reumatismo extra-articolare, flogosi post-traumatica, affezi oniflogistiche dolorose in odontoiatria, otorinolaringoiatria, urologia e pneumologia.
In pediatria: trattamento sintomatico e di breve dur ata di stati infiammatori associati a dolore, anche accompagnati da piressia, quali quelli a carico dell’apparato osteoarticolare, dolore post operatorio e otiti.

CONTROINDICAZIONI/EFFETTI SECONDARI:
Ipersensibilita’ al principio attivo, ad altri farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) o ad uno qualsiasi degli eccipienti; pazienti c on una storia di reazioni di ipersensibilita’ come broncospasmo, attacchi d’asma, rinite acuta, orticaria, polipi nasali, edema angioneuroti co o altre reazioni di tipo allergico a ketoprofene o a sostanze con analogo meccanismo d’azione (per esempio acido acetilsalicilico o altri FANS).
Reazioni anafilattiche gravi, raramente fatali, sono state osservate in questi pazienti; ulcera peptica/emorragia attiva, o storia di emorragia/ulcera peptica ricorrente (due o piu’ episodi distinti, comprovati di sanguinamento o ulcerazione); precedenti anamnestici di emorragia gastrointestinale, ulcerazione o perforazione o dispepsia cronica; storia di sanguinamento gastrointestinale o perforazione conseguente a pregressa terapia con FANS; morbo di Crohn o colite ulcerosa; asma bronchiale pregressa; severa insufficienza cardiaca; grave insufficienza epatica o renale; diatesi emorragica ed altri disturbi della coagulazione, o pazienti soggetti a terapia anticoagulante; terzo trimest re di gravidanza; gravidanza e allattamento; bambini di eta’ inferiore ai 6 anni.

POSOLOGIA:
Adulti e ragazzi sopra i 15 anni: 1 bustina, in dose singola, o ripetuta 2-3 volte al giorno, nelle forme dolorose di maggiore intensità. Il contenuto della bustina può essere posto direttamente sulla lingua. Si dissolve con la saliva: questo ne consente l’impiego senza acqua. E’ preferibile assumere il prodotto a stomaco pieno. Non superare le dosi consigliate: in particolare i pazienti anziani dovrebbero attenersi ai dosaggi minimi sopraindicati. La durata della terapia dovrà essere limitata al superamento dell’episodio doloroso.

CONSERVAZIONE:
Nessuna.

AVVERTENZE:
Gli effetti indesiderati possono essere minimizzati con l’uso della piu’ bassa dose efficace per la piu’ breve durata possibile di trattamento che occorre per controllare i sintomi.
Prestare attenzione ai pazienti che assumono farmaci concomitanti che potrebbero aumentare il rischio di ulcerazione o emorragia.
Evitare l’uso concomitante del farmaco con altri FANS.
Emorragia gastrointestinale, ulcerazione e perforazione: durante il trattamento con tutti i FANS, in qualsiasi momento, con o senza sintomi di preavviso o precedente storia di gravi eventi gastrointestinali, sono state riportate emorragia gastrointestinale, ulcer azione e perforazione, che possono essere fatali.
Alcune evidenze epidemiologiche suggeriscono che ketoprofene puo’ essere associato a un elevato rischio di grave tossicita’ gastrointestinale, rispetto ad altri FANS, soprattutto ad alte dosi.
Negli anziani e in pazienti con storia di ulcera, soprattutto se complicata da emorragia o perforazione, il rischio di emorragia gastrointestinale, ulcerazione o perforazione e’ piu’ alto con dosi aumentate di FANS.
Iniziare il trattamento con la piu’ bassa dose disponibile.
Considerare l’uso concomitante di agenti protettori per questi pazienti e anche per pazienti che assumono basse dosi di aspirina o altri farmaci che possono aumentare il rischio di eventi gastrointestinali.
Pazienti con storia di tossicita’ gastrointe stinale, in particolare gli anziani, devono riferire qualsiasi sintomo addominale in particolare nelle fasi iniziali del trattamento.
I pazienti anziani hanno una frequenza aumentata di reazioni avverse ai FANS , specialmente emorragie e perforazioni gastrointestinali, che possono essere fatali.
Quando si verifica emorragia o ulcerazione gastrointes tinale sospendere il trattamento.
Gravi reazioni cutanee alcune delle quali fatali, sono state riportate molto raramente in associazione con l’uso dei FANS.
Nelle prime fasi della terapia i pazienti sembrano essere a piu’ alto rischio: l’insorgenza della reazione si verifica nell a maggior parte dei casi entro il primo mese di trattamento.
Interrompere il farmaco alla prima comparsa di rash cutaneo, lesioni della mucosa o qualsiasi altro segno di ipersensibilita’.
Studi clinici e dati epidemiologici suggeriscono che l’uso di alcuni FANS puo’ essere associato ad un aumento del rischio di eventi trombotici arteriosi.
Non ci sono dati sufficienti per escludere un rischio simile per ketoprofene sale di lisina.
Il farmaco non influisce su diete ipocaloriche o contro llate e puo’ essere somministrato anche a pazienti diabetici. Il medicinale non contiene glutine e aspartame. Pazienti con ulcera peptica attiva o con storia di ulcera peptica. Pazienti con malattia gastrointestinale in atto o pregressa dovrebbero essere attentamente sorvegliati per la comparsa di disturbi digestivi, specialmente sanguinamento gastrointestinale.
Somministrare i FANS con cautela nei pazienti con una storia di malattia gastrointestinale poiche’ tali condizioni possono essere esacerbate.
All’inizio del trattamento, monitorare la funzionalita’ renale nei pazienti con insufficienza cardiaca, cirrosi e nefrosi, in pazienti in terapia con diuretici o affetti da insufficienza renale cronica, soprattutto se anziani. In questi pazienti, la somministrazione di ketoprofene puo’ indurre una riduzione del flusso ematico renale causata dall’inibizione delle prostaglandine e determinare uno scompenso renale.
Il farmaco puo’ essere associato ad eventi avversi sul sistema renale che possono portare a nefrite glomerulare, necrosi papill are renale, sindrome nefrosica ed insufficienza renale acuta.
Un adeguato monitoraggio ed opportune istruzioni sono necessarie nei pazienti con anamnesi positiva per ipertensione e/o insufficienza cardiaca congestizia da lieve a moderata poiche’ in associazione al trattamento con i FANS sono stati riscontrati ritenzione di liquidi ed edema.
In caso di malattia infettiva, le proprieta’ antiinfiammatorie, analgesiche e antipiretiche del ketoprofene possono mascherare i sintomi comuni del la progressione dell’infezione come la febbre.
In pazienti che presentano test di funzionalita’ epatica alterati o con una storia di patologie epatiche, i livelli di transaminasi devono essere controllati periodicamente, particolarmente nella terapia a lungo termine.
Sono stati riferiti rari casi di ittero ed epatite.
L’uso dei FANS puo’ ridurre la fertilita’ femminile.
L’uso del farmaco, e’ sconsigliato nelle donne che intendano iniziare una gravidanza.
La somministrazione dei FANS cosi’ come il medicinale dovrebbe essere sospesa nelle donne che hanno problemi di fertilita’ o che sono sottoposte a indagini sulla fertilita ’.
I pazienti che presentano asma associata a rinite cronica, sinusite cronica e/o poliposi nasale sono maggiormente esposti al rischio di a llergia all’acido acetilsalicilico e/o ai FANS rispetto al resto della popolazione.
La somministrazione di questo farmaco puo’ contribuire a scatenare crisi asmatiche o broncospasmi, soprattutto nei soggetti al lergici all’acido acetilsalicilico o ai FANS.
I pazienti con ipertensione non controllata, insufficienza cardiaca congestizia, cardiopatia i schemica accertata, malattia arteriosa periferica e/o malattia cerebro vascolare devono essere trattati con ketoprofene sale di lisina, cosi’ come con tutti i FANS, soltanto dopo attenta valutazione.
Analoghe considerazioni devono essere effettuate prima di iniziare un trattamento di lunga durata in pazienti con fattori di rischio per malattia cardi ovascolare.
In caso di disturbi della vista, e’ necessario interromper e il trattamento.
Somministrare con cautela nei pazienti con manifesta zioni allergiche o allergia pregressa.
In alcuni pazienti pediatrici t rattati con ketoprofene sale di lisina sono state riscontrate emorragi e gastrointestinali, occasionalmente anche gravi, ed ulcera.
Il farmaco puo’ aumentare l’azoto ureico plasmatico e la creatinina. Il farmaco puo’ provocare piccoli incrementi transitori in alcuni parametri epat ici e anche aumenti significativi nelle
SGOT e SGPT.
In caso di aument o rilevante di tali parametri, interrompere la terapia.
Somministrare il farmaco con cautela nei pazienti affetti da alterazioni ematopoieti che, lupus eritematoso sistemico o affezioni miste del tessuto connettivo.
Usare cautela in caso di alterazioni della funzionalita’ epatica, renale o cardiaca cosi’ come in presenza di altre condizioni che pred ispongono alla ritenzione di fluidi.
In questi casi, l’uso dei FANS pu o’ provocare un deterioramento della funzionalita’ renale e ritenzione di fluidi.
Cautela e’ inoltre richiesta in pazienti soggetti a terapi a diuretica o probabili ipovolemici perche’ risulta aumentato il rischio di nefrotossicita’.
I pazienti anziani sono piu’ predisposti alla riduzione della funzionalita’ renale, cardiovascolare od epatica.

INTERAZIONI:
>>Associazioni sconsigliate.
Altri FANS, (compresi gli inibitori selet tivi della cicloossigenasi 2) e alte dosi di salicilati (> 3 g/die): la somministrazione contemporanea di diversi FANS puo’ aumentare il rischio di ulcere e sanguinamento gastrointestinali, per un effetto sinergico.
Anticoagulanti (eparina e warfarin): i FANS possono amplificare gli effetti degli anticoagulanti, come warfarin.
Aumento del rischio d i sanguinamento per inibizione della funzionalita’ piastrinica e danno alla mucosa gastrointestinale.
Se la cosomministrazione non puo’ essere evitata, il paziente deve essere strettamente monitorato.
Inibitori dell’aggregazione piastrinica (ticlopidina e clopidogrel): aumento del rischio di sanguinamento per inibizione della funzionalita’ piastrin ica e danno alla mucosa gastrointestinale.
Se la cosomministrazione non puo’ essere evitata, il paziente deve essere strettamente monitorato .
Litio (descritto con diversi FANS): i FANS aumentano i livelli plasm atici di litio (diminuita escrezione renale del litio), che possono ra ggiungere valori tossici.
Questo parametro percio’ richiede di essere monitorato e il dosaggio di litio deve essere adattato nel corso e in seguito al trattamento con ketoprofene e con altri FANS.
Metotrexato, usato ad alte dosi di 15 mg/settimana o piu’: aumento della tossicita’ ematica del metotrexato, soprattutto se somministrato a dosi elevate (>15 mg/settimana), probabilmente legato allo spiazzamento del metotrexato dal suo legame alle proteine e diminuzione nella sua clearance re nale dovuta agli agenti antiinfiammatori in generale.
Idantoine e solf onammidi: gli effetti tossici di queste sostanze possono essere aument ati.
>>Associazioni che richiedono precauzione.
Diuretici: pazienti ch e stanno assumendo diuretici e tra questi, quelli particolarmente disi dratati sono maggiormente a rischio di sviluppare insufficienza renale secondaria alla riduzione del flusso ematico renale causata dall’inib izione delle prostaglandine.
Tali pazienti devono essere reidratati pr ima di iniziare la cosomministrazione e, in seguito, e’ necessario monitorare strettamente la funzionalita’ renale.
I FANS possono ridurre l ’effetto dei diuretici. ACE- inibitori e antagonisti dell’angiotensina II: nei pazienti con compromissione della funzionalita’ renale la co-somministrazione di un ACE-inibitore o di un antagonista dell’angiotensina II e agenti in grado di inibire la ciclo-
cicloossigenasi puo’ comportare un ulteriore deterioramento di tale funzionalita’ renale, che comprende una possibile insufficienza renale acuta.
La combinazione deve ess ere somministrata con cautela, specialmente nei pazienti anziani.
I pazienti devono essere adeguatamente idratati e deve essere preso in con siderazione il monitoraggio della funzione renale dopo l’inizio della terapia concomitante.
Metotrexato, usato a basse dosi, inferiori a 15 mg/settimana: aumento della tossicita’ ematica del metotrexato per una diminuzione nella sua clearance renale dovuta agli agenti antiinfiammatori in generale.
Eseguire il monitoraggio settimanale dell’esame emo citometrico durante le prime settimane dell’associazione.
Aumentare il monitoraggio in presenza di un peggioramento anche lieve della funzio nalita’ renale, cosi’ come negli anziani.
Corticosteroidi: aumento del rischio di ulcerazione gastrointestinale o sanguinamento.
Pentossifillina: aumento del rischio di sanguinamento.
Aumentare il monitoraggio clinico e controllare piu’ frequentemente il tempo di sanguinamento.
Z idovudina: rischio di aumento della tossicita’ sulla linea cellulare r ossa per azione sui reticolociti, con anemia severa che si manifesta u na settimana dopo l’inizio del trattamento con il FANS.
Controllare l’ esame emocitometrico completo ed il conteggio dei reticolociti una o d ue settimane dopo avere iniziato il trattamento con il FANS.
Solfonilu ree: i FANS possono incrementare l’effetto ipoglicemico delle solfonil uree spiazzandole dai siti di legame con le proteine plasmatiche.
>>Associazioni che necessitano di essere prese in considerazione.
Agenti A ntiipertensivi (Beta-bloccanti, ACE inibitori, diuretici): i FANS poss ono ridurre l’effetto dei farmaci antiipertensivi. Il trattamento con un FANS puo’ diminuire il loro effetto antiipertensivo mediante inibiz ione della sintesi delle prostaglandine vasodilatatrici.
Ciclosporina e tacrolimus: la nefrotossicita’ puo’ essere aumentata dai FANS per ef fetti mediati dalle prostaglandine renali.
Durante la terapia associat a deve essere misurata la funzionalita’ renale.
Trombolitici: aumento del rischio di sanguinamento.
Agenti anti-aggreganti e Inibitori selet tivi del reuptake della serotonina (SSRIs): aumento del rischio di emorragia gastrointestinale.
Probenecid: la cosomministrazione di probeni cid puo’ ridurre marcatamente la clearance plasmatica del ketoprofene e di conseguenza le concentrazioni plasmatiche di ketoprofene possono risultare aumentate; questa interazione puo’ essere dovuta ad un mecca nismo inibitorio al sito della secrezione tubulare renale e della glucuronoconiugazione e richiede un adattamento della dose del ketoprofene.

EFFETTI INDESIDERATI:
Apparato Gastrointestinale: gli eventi avversi piu’ comunemente osservati sono di natura gastrointestinale. Possono verificarsi ulcere pepti che, perforazione o emorragia gastrointestinale, a volte fatale, in particolare negli anziani.
Dopo somministrazione di OKi 40 mg granulato sono stati riportati: melena, ematemesi, stomatiti ulcerative.
Meno frequentemente sono state osservate gastriti.
Studi clinici e dati epide miologici suggeriscono che l’uso di alcuni FANS (specialmente ad alti dosaggi e per trattamenti di lunga durata) puo’ essere associato ad un aumento del rischio di eventi trombotici arteriosi (p.es. infarto del miocardio o ictus).
L’esperienza derivata dalla commercializzazione d elle formulazioni orali del farmaco evidenzia che la comparsa di effet ti indesiderati e’ un evento molto raro.
Basandosi sulla stima di pazi enti esposti, derivata dal numero di confezioni vendute, e considerand o il numero di segnalazioni spontanee, meno di un paziente ogni 100.00 0 ha manifestato reazioni avverse.
Nella maggior parte dei casi i sintomi hanno avuto carattere transitorio e si sono risolti con la sospens ione della terapia e, in alcuni casi, con trattamento farmacologico specifico.
In studi clinici condotti in neonati e bambini sono stati rip ortati vomito, diarrea e reazioni di ipersensibilita’.
Classificazione delle frequenze attese: molto comune (1/10), comune (da 1/100 a <=1/1 0), non comune (da 1/1000 a
<=1/100), raro (da 1/10000 a <=1/1000), mo lto raro (<=1/10000), non nota.
Le seguenti reazioni avverse sono stat e osservate con l’uso di ketoprofene negli adulti.
Patologie del siste ma emolinfopoietico.
Rari: anemia emorragica; non nota: trombocitopeni a, agranulocitosi, insufficienza midollare.
Disturbi del sistema immunitario.
Non nota: reazioni anafilattiche (compreso shock).
Disturbi ps ichiatrici.
Non nota: alterazioni dell’umore, eccitabilita’, insonnia.
Patologie del sistema nervoso.
Non comuni: mal di testa, sonnolenza; rari: parestesie; non nota: convulsioni, disgeusia.
Patologie dell’occ hio.
Rari: visione offuscata.
Patologie dell’orecchio e del labirinto.
Rari: tinnito.
Patologie cardiache.
Non nota: insufficienza cardiaca, palpitazione.
Patologie vascolari.
Non nota: ipertensione, vasodilata zione, tachicardia, ipotensione.
Patologie respiratorie, toraciche e m ediastiniche.
Rari: asma; non nota: broncospasmo (soprattutto nei pazi enti con ipersensibilita’ accertata all’acido acetilsalicilico e ad al tri FANS), rinite, dispnea, edema della laringe e laringospasmo.
Patol ogie gastrointestinali.
Comuni: dispepsia, nausea, dolore addominale, vomito; non comuni: stipsi, diarrea, flatulenza, gastrite; rari: stomatite, ulcera peptica; non nota: esacerbazione di colite e morbo di Cro hn, emorragia e perforazione gastrointestinale, pirosi gastrica.
Patol ogie epatobiliari.
Rari: epatite, aumento delle transaminasi, livelli di bilirubina sierica elevati dovuti a disturbi epatici.
Patologie del la cute e del tessuto sottocutaneo.
Non comuni: rash, prurito; non not a: reazioni da fotosensibilita’, alopecia, orticaria, angioedema, eruz ioni bollose tra cui sindrome di Stevens-Johnson e necrolisi epidermic a tossica, eritema, esantema, esantema maculo-papulare,
dermatite, eru zioni cutanee.
Patologie renali e urinarie.
Non nota: insufficienza re nale acuta, nefrite tubulo interstiziale, sindrome nefritica, test del la funzione renale alterati.
Patologie sistemiche e condizioni relativ e alla sede di somministrazione.
Non comuni: edema affaticamento; non nota: reazioni allergiche e anafilattoidi, shock anafilattico, edema della bocca.
Esami diagnostici.
Rari: peso aumentato.
Disturbi del meta bolismo e della nutrizione.
Non nota: edema periorbitale.
Sono stati r iportati anche dolore gastrico, vertigini, edema del volto ed ematuria .
Sono stati riportati casi singoli rispettivamente di leucocitosi, li nfangite, porpora, porpora trombocitopenia e leucocitopenia.
E’ stato riportato un singolo caso di tremore e ipercinesia in una paziente anz iana trattata concomitantemente con un antibiotico chilonico.
Eccezionalmente sono stati segnalati casi di vasculite e rossore cutaneo.
E’ stato riportato un singolo caso di insufficienza respiratoria acuta ad esito fatale in un paziente asmatico e sensibile all’aspirina.
Sono stati riportati casi singoli rispettivamente di edema periferico e sincope.
E’ stato riportato un singolo caso di oliguria.
Sono state segnala te ulcera gastrica e duodenale e gastrite erosiva.
In due casi singoli si sono manifestate rispettivamente ematemesi o melena.
Sono stati ri portati due casi singoli rispettivamente di stomatite ed edema della l ingua.
E’ stato riportato un singolo caso di ansia, allucinazioni visi ve, ipereccitabilita’ e alterazione del comportamento in un paziente pediatrico che aveva assunto una dose doppia rispetto a quella raccomandata nel RCP.
I sintomi sono scomparsi spontaneamente nell’arco di 1 2 giorni.
La maggior parte delle reazioni manifestatesi in pazienti al lergici/asmatici e/o con ipersensibilita’ nota ai FANS
hanno avuto car attere di gravita’.
Alcuni effetti indesiderati sono stati osservati s olo occasionalmente in seguito alla somministrazione di ketoprofene: brividi, discinesia transitoria, astenia, cefalea.
Alcuni FANS, incluso ketoprofene, possono causare, ma sono estremamente rare, gravi reazioni mucocutanee (Stevens-Johnson, Lyell) e reazioni ematologiche (anemi a aplastica ed emolitica, e raramente agranulocitosi ed ipoplasia mido llare).

GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO:
L’inibizione della sintesi di prostaglandine puo’ interessare negativa mente la gravidanza e/o lo sviluppo embrio/fetale.
Risultati di studi epidemiologici suggeriscono un aumentato rischio di aborto e di malformazione cardiaca e di gastroschisi dopo l’uso di un inibitore della sintesi delle prostaglandine nelle prime fasi della gravidanza.
E’ stato ritenuto che il rischio aumenta con la dose e la durata della terapia .
Negli animali, la somministrazione di inibitori della sintesi di prostaglandine ha mostrato di provocare un aumento della perdita di pre e post-impianto e di mortalita’ embrione-fetale.
Inoltre, un aumento di incidenza di varie malformazioni, inclusa quella cardiovascolare, e’ stato riportato in animali a cui erano stati somministrati inibitori d i sintesi delle prostaglandine, durante il periodo organogenetico.
Durante il primo e il secondo trimestre di gravidanza, il ketoprofene non deve essere somministrato se non in casi strettamente necessari.
Se i l ketoprofene e’ usato da una donna che desidera una gravidanza, o dur ante il primo e secondo trimestre di gravidanza, la dose e la durata d el trattamento devono essere mantenute le piu’ basse possibili.
Durant e il terzo trimestre di gravidanza, tutti gli inibitori della sintesi di prostaglandine possono esporre il feto a: tossicita’ cardiopolmonar e (con chiusura prematura del dotto arterioso e ipertensione polmonare ); disfunzione renale, che puo’ progredire in insufficienza renale con oligo- idroamnios; la madre e il neonato, alla fine della gravidanza, a: possibile prolungamento del tempo di sanguinamento, ed effetto ant iaggregante che puo’ occorrere anche a dosi molto basse; inibizione de lle contrazioni uterine risultanti in ritardo o prolungamento del travaglio. Di
conseguenza, il ketoprofene e’ controindicato durante il terz o trimestre di gravidanza.
Non vi sono informazioni disponibili sull’e screzione di ketoprofene nel latte materno.
Il ketoprofene non e’ racc omandato durante l’allattamento.

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artiglio del diavolo puro biodisponibile che cos’è e a cosa serve

ARTIGLIO DEL DIAVOLO PURO BIODISPONIBILE 50 CAPSULE DA 500 G

E’ un integratore alimentare a base di Artiglio del Diavolo che contribuisce a favorire la normale funzionalità articolare. I monoconcentrati rachiudono e conservano tutte le sostanze funzionali presenti nella pianta da cui si ricavano, rendendole disponibili in una forma dall’uso semplice e pratico.
I nostri prodotti non contengono coloranti, conservanti, aromi artificiali, OGM, glutine, lattosio, allergeni. Sono di origine vegetale e adatti a vegani e vegetariani. Sono prodotti in labortori certificati; gli estratti sono naturali e titolati e la concentrazione del principio attivo è garantito da analisi.

Artiglio del diavolo:

Le radici secondarie di Harpagophytum procumbens contengono principalmente iridoidi, chimicamente sono dei monoterpeni biciclici in forma glicosidica: fra questi il più abbondante è l’arpagoside, glicoside iridoide esterificato con l’acido cinnamico. Sono inoltre presenti procumbide e relativo 6’-p-cumaroil estere, arpagide (forse prodotto di decomposizione dell’arpagoside) ed acido cinnamico libero. Gli iridoidi dell’Harpagophytum sono caratterizzati da un elevato potere amaricante, ed impartiscono alla droga un indice di amaro compreso tra 5.000 e 12.000. Nell’Harpagophytum procumbens è inoltre presente una frazione idrosolubile, costituita da stachiosio, raffinosio, saccarosio, glucosio, fruttosio, ed altri mono- e di-saccaridi; inoltre glicosidi fenolici: quali acteoside e isoacteoside; acidi: caffeico e clorogenico; alcani; steroli, lipidi, cere.
Le attività biologiche e gli impieghi clinici descritti per l’Harpagophytum procumbens sono:
– Medicina tradizionale sudafricana: la droga viene impiegata come tonico amaro nei disturbi digestivi, nelle emopatie, come antipiretico e come analgesico. L’uso moderno dell’Artiglio del diavolo si è indirizzato verso il trattamento di affezioni reumatiche, artritiche e nelle lombalgie.
– Analgesico-antinfiammatorio-antireumatico: è noto da tempo che estratti totali di Harpagophytum procumbens esercitano attività analgesica periferica, antiflogistica ed antiartritica. Il fitocomplesso di Harpagophytum procumbens è oggi utilizzato nel trattamento sintomatico dell’artrite reumatoide e nell’osteoartrite, nell’artrosi e in altre malattie reumatiche, e di interessanti osservazioni sperimentali hanno dimostrato l’attività antinfiammatoria, analgesica ed antireumatica della droga. Alcuni autori riferiscono anche i successi riportati nel trattamento di disturbi reumatici all’articolazione del ginocchio con un estratto acquoso di Harpagophytum procumbens. Le proprietà analgesiche-antinffiammatorie di Harpagophytum procumbens sono state ampiamente confermate da studi recenti, anche se l’esatto meccanismo con il quale esplica la sua attività non è ancora noto. Alla dose di 100 mg/kg di radice essiccata, il fitocomplesso ha una significativa attività antinfiammatoria nel test dell’edema da carragenina, nell’edema da ovoalbumina e nel diabete mellito indotto da streptozotocina nel ratto, ed una attività analgesica nel writhing test e nel test della piastra calda nel topo. L’attività della droga viene principalmente riferita all’arpagoside.
L’Harpagophytum procumbens è stato dimostrato in vitro essere in grado di inibire la sintesi di eicosanoidi anche nel sangue umano, ma le attività antinffiammatoria ed antireumatica potrebbero anche essere dovute anche ad un meccanismo di azione diverso non ancora del tutto esplicato. Altri autori infatti riportano che la somministrazione di alte dosi di Harpagophytum procumbens nel paziente non modifica le concentrazioni plasmatiche di prostaglandine ed altri eicosanoidi, ed ipotizzano che le attività analgesica ed antinfiammatoria possano essere ottenute con un meccanismo diverso da quello dei comuni farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). Per questo motivo l’impiego clinico dell’Arpagofito non è complicato dagli effetti collaterali gastrointestinali tipici dei FANS; al contrario, l’Harpagophytum procumbens è utilizzato con successo nel trattamento anche di disturbi gastrointestinali.
– Attività sull’apparato gastrointestinale: uno degli usi tradizionali della droga riguarda il trattamento dei disturbi digestivi, sicuramente da attribuire agli iridoidi. Per il suo contenuto in iridoidi amari, infatti, l’Harpagophytum procumbens viene usato come stomachico ed è considerato possedere un potere amaricante. Inoltre stimolando la produzione di bile e lo svuotamento della colecisti, la somministrazione di Harpagophytum procumbens può risultare utile nelle discinesie biliari ed in altri disordini dell’intestino tenue superiore. Dall’esperienza della pratica medica nel settore dei disturbi digestivi è stato visto come un infuso di Harpagophytum procumbens è risultato efficace nel miglioramento dei disturbi dell’intestino tenue, nel riportare ad una condizione fisiologica in casi di costipazione e di diarrea, nell’eliminare la flatulenza e nello stimolare l’appetito.
– Effetti sull’apparato cardiovascolare: gli effetti dell’Harpagophytum procumbens sull’apparato cardiovascolare sono stati studiati da un gruppo di farmacologi Italiani negli anni ‘90. Un estratto metanolico di Harpagophytum procumbens ha esercitato effetti complessi sulla muscolatura liscia vascolare, mediati da una interferenza con i movimenti del calcio intracellulare. Sempre in modelli in vivo il fitocomplesso di Harpagophytum procumbens ha esercitato una significativa attività ipotensiva, ed ha prodotto un effetto inibitorio sul tessuto di conduzione (effetto cronotropo negativo) riducendo l’ampiezza e la velocità del potenziale di azione, mostrando anche una attività bifasica sulla contrattilità ventricolare, aumentandola a bassi dosaggi (effetto inotropo positivo) e riducendo l’insorgenza all’interno del tessuto miocardico, dello stimolo elettrico che dà origine a un battito cardiaco anomalo (effetto batmotropo negativo). L’attività antiaritmica dell’Harpagophytum procumbens è stata confermata per ora, solo in un modello in vivo di tachiaritmia ventricolare ipercinetica indotta da aconitina e, in particolare, nelle aritmie da calcio cloruro e da epinefrina-cloroformio. Se gli effetti osservati nell’animale venissero confermati da opportune sperimentazioni cliniche, potrebbe aprirsi l’uso dell’Harpagophytum procumbens come antiaritmico ed inotropo positivo quando questo effetto sia desiderabile.
– Tollerabilità: da studi tossicologici su animali l’Artiglio del diavolo risulta essere una droga caratterizzata da una elevata tollerabilità e priva di rilevanti effetti collaterali. Tuttavia risulta controindicata in pazienti affetti da gastrite acuta e/o ulcera peptica, vista la presenza di sostanze amaricanti. Non sono noti dalla letteratura studi clinici controllati in donne in gravidanza e durante l’allattamento; tuttavia uno studio recente condotto in vivo riferisce una possibile azione spasmogenica ed uterotonica sulla muscolatura uterina, per cui è opportuno in questi casi non utilizzare il prodotto. Non sono note in letteratura interazioni con altri farmaci o alimenti. Gli effetti indesiderati riportati in letteratura riguardano per lo più lievi disturbi gastrointestinali, verificatisi in soggetti sensibili e a dosaggi particolarmente elevati.

Modo d’uso:

Si consiglia di assumere da 2 a 4 capsule al giorno dopo i pasti, con abbondante acqua.

Ingredienti:

Artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens (Burch.) DC.) radice estratto secco tit. 1% in arpagoside; involucro: capsula in gelatina vegetale (idrossi-propil-metilcellulosa); agenti di carica: cellulosa; agente antiagglomerante: sali di magnesio degli acidi grassi.

Tenori medi per dose massima giornaliera:

Artiglio del diavolo e.s. 1312 mg, pari ad arpagoside 13,12 mg.

Modalità di conservazione:

Conservare in luogo fresco ed asciutto, al riparo dalla luce. La data di fine validità si riferisce al prodotto correttamente conservato, in confezione integra.

Avvertenze:

Non superare la dose giornaliera consigliata. Tenere fuori dalla portata dei bambini di età inferiore a 3 anni. Gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta varia ed equilibrata e di uno stile di vita sano.

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Cardo Mariano puro che cos’e’ e a cosa serve

CARDO MARIANO PURO BIODISPONIBILE 50 CAPSULE DA 500 G

E’ un integratore alimentare a base di Cardo Mariano, fonte naturale di Silimarina, utile a favorire la funzionalità digestiva, epatica e depurativa dell’organismo. I monoconcentrati rachiudono e conservano tutte le sostanze funzionali presenti nella pianta da cui si ricavano, rendendole disponibili in una forma dall’uso semplice e pratico.
I nostri prodotti non contengono coloranti, conservanti, aromi artificiali, OGM, glutine, lattosio, allergeni. Sono di origine vegetale e adatti a vegani e vegetariani. Sono prodotti in labortori certificati; gli estratti sono naturali e titolati e la concentrazione del principio attivo è garantito da analisi.

Cardo Mariano puro biodisponibile:

Il principale componente del Cardo Mariano – la silimarina – è stato identificato e isolato. La silimarina (4-6% nei frutti maturi) è composta principalmente da tre flavonolignani, silibina (silibinina), silicristina e silidianina. Tra gli altri flavanolignani, ci sono la deidrosilibina, la 3-desossisilicristina, la desossi-silidianina (silimonina), la siliandrina, il silibinone, la siliermina e la neosiliermina. Altri costituenti sono l’apigenina ed il silibonolo; un olio fisso (16-18%), composto principalmente di acido oleico e linoleico, oltre che dagli acidi miristico, palmitico e stearico.
Le attività biologiche e gli impieghi clinici descritti per il Cardo mariano sono:
– Medicina popolare: il Cardo mariano è una pianta offcinale utilizzata per il trattamento dei disordini epatici, della milza e della cistifellea come epatiti e calcoli biliari fin dall’antichità. Il Cardo mariano veniva inoltre utilizzato come amaro tonico, come galattogogo, per il trattamento delle emorroidi e per i disturbi dispeptici, nell’amenorrea, nelle emorragie uterine, in caso di costipazione, nel diabete, nella febbre da fieno e per le vene varicose.
– Attività antiossidante: la silimarina e il suo componente principale silibina sono dei potenti antiossidanti che reagiscono con i radicali liberi trasformandoli in composti più stabili, meno reattivi e incapaci di danneggiare i tessuti. In un modello animale la produzione di radicali superossido e ossido nitrico viene inibita del 50% nelle cellule isolate di Kupffer dopo trattamento con silibina.
– Attività epatoprotettiva: numerosi modelli sperimentali hanno dimostrato l’attività epatoprotettrice della silimarina e della silibina contenute nei frutti del Cardo mariano sia in vitro, utilizzando epatociti isolati sottoposti a stimoli citotossici, che in vivo, nei topi e nei ratti provocando il danno epatico tramite agenti fisici o chimici tossici quali tetracloruro di carbonio, tioacetamide, etanolo, paracetamolo, falloidina e a-amanitina, queste ultime tossine del fungo Amanita phalloides. L’attività epatoprotettrice della silimarina del Cardo mariano può essere ricondotta alle seguenti proprietà: azione di inibizione della perossidazione lipidica come risultato dell’attività di scavenger dei radicali liberi e della capacità di aumentare il contenuto cellulare di glutatione; capacità di regolare la permeabilità della membrana cellulare e di aumentarne la stabilità in presenza di danno da xenobiotico; capacità di regolare l’espressione nucleare agendo come effettore steroideo e azione antifibrotica. In sintesi, quindi, l’attività epatoprotettiva del Cardo mariano è dovuta principalmente all’inibizione, da parte della silimarina, dei fattori responsabili del danno epatico, unita alla capacità di stimolare la sintesi proteica nel fegato. La silibina stimola nell’epatocita l’attività della RNA polimerasi (DNA-dipendente) e la trascrizione di RNA ribosomiale; sembra che essa agisca come effettore steroideo naturale e si leghi alla subunità regolatrice della RNA polimerasi (DNA-dipendente) a livello del sito di legame per gli estrogeni; aumentando la sintesi di RNA ribosomiale stimola pertanto la sintesi proteica. Attraverso questo meccanismo la silimarina favorisce la rigenerazione epatica promuovendo la sintesi di nuove proteine strutturali ed enzimi che possono sostituire gli elementi eventualmente danneggiati dalle epatotossine.
– Attività antiinfiammatoria: studi eseguiti con diversi modelli sperimentali di infiammazione (come ad esempio l’edema da carragenina o l’infiammazione cutanea indotta da xilene) documentano una significativa attività antiinfiammatoria per la silimarina. I flavonolignani del Cardo mariano esercitano numerosi effetti, incluso l’inibizione della migrazione dei neutrofili, la stabilizzazione dei mastociti, l’inibizione del rilascio di leucotriene B nelle cellule del Kupffer, l’inibizione della sintesi dei mediatori dell’infiammazione, quali prostaglandine (inibizione della COX-2), leucotrieni e interleuchine.
– Attività antifibrotica: tutte le condizioni di danno epatico cronico sono interessate dall’accumulo di tessuto cicatriziale nel fegato che progressivamente può modificarne l’architettura e la funzionalità. Questo processo, noto come fibrosi epatica, è un processo dinamico, di passaggio, tra il danno cronico a carico del fegato e la cirrosi. Le cellule stellate del fegato svolgono un ruolo cruciale nella fibrosi. In risposta a stimoli lesivi (ad esempio nella esposizione cronica all’etanolo o al carbonio tetracloruro) queste cellule proliferano e si trasformano in miofibroblasti, responsabili della deposizione di fibre di collagene nel fegato.
– Effetti antiaterogeni: il fegato svolge un ruolo importante nella regolazione del metabolismo delle lipoproteine plasmatiche e della sintesi endogena del colesterolo, pertanto un danno epatico si riflette spesso in condizioni di dislipoproteinemie, che possono condurre allo sviluppo di aterosclerosi, particolarmente quando siano associate a ipercolesterolemia. Sono stati inoltre dimostrati effetti della silimarina, e in misura minore anche della silibina, sul
metabolismo del colesterolo sia in test in vivo che in vitro.
– Altre attività: sono state studiate sia in vitro che in vivo le proprietà protettive della silimarina e in particolare della silibina nei confronti degli agenti cancerogeni utilizzando numerosi modelli sperimentali. La silimarina ha mostrato di inibire la proliferazione di cellule tumorali di varia origine (prostata, reni, fegato, pancreas, polmone, seno, vescica) ed è anche stato rilevato come la silimarina riduca la proliferazione di cellule tumorali indotte da radiazioni UVB. Oltre all’attività citoprotettiva, mediata dalle proprietà antiossidanti e scavenger dei radicali liberi, sono stati identificati altri meccanismi d’azione basati sull’interazione con specifici recettori. Questi ultimi sono stati studiati su base molecolare e tramite regolazione di diverse vie di comunicazione cellulare con la silibina; ad esempio, è stata descritta l’inibizione del fattore di transcrizione NF-kB, l’inibizione del segnale EGFR-MAPK/ERK1/2, l’attività sulle proteine Rb e E2F. É stato inoltre ipotizzato che la silimarina possa agire modulando l’attivazione di sostanze regolatrici del ciclo cellulare (cicline) e della proteina chinasi mitogeno-attivata. L’attività proapoptotica della silibina in cellule pre-e/o cancerogene insieme all’attività anti-angiogenica (riduce la secrezione di Vascular Endothelial Growth Factor nelle cellule di carcinomi prostatici, mammari e polmonari) sono altre interessanti proprietà evidenziate dai più recenti studi sui principi attivi del Cardo mariano che suggeriscono nuove applicazioni terapeutiche per i preparati a base di silimarina.
– Tollerabilità: il Cardo mariano risulta essere una droga caratterizzata da elevata tollerabilità. Non sono note in letteratura interazioni con farmaci o alimenti. Anche i dati di sicurezza estrapolati dagli studi clinici evidenziano come i preparati di Cardo mariano siano associati a rari e generalmente lievi effetti avversi, generalmente di tipo gastrointestinale. Dati su 4718 pazienti trattati con estratto secco di Cardo mariano frutti in 4 studi di sorveglianza post-marketing rilevano in effetti solo un basso livello di eventi avversi (0.8-2%), la maggior parte dei quali riferibili a lievi disturbi gastrointestinali. Alcuni autori raccomandano infine una certa cautela nel paziente iperteso a
causa del non trascurabile contenuto di tiramina della droga; tale avvertenza non viene peraltro confermata dalla recente monografia europea sulla droga.

Modo d’uso:

Si consiglia di assumere da 2 a 4 capsule al giorno al momento dei pasti, con acqua.

Ingredienti:

Cardo Mariano (Silybum Marianum (L.) Gearth.) frutto estratto secco tit. 80% in silimarina; involucro: capsula in gelatina vegetale (idrossi-propil-metilcellulosa); agenti di carica: cellulosa; agente antiagglomerante: sali di magnesio degli acidi grassi.

Tenori medi per dose massima giornaliera:

Cardo Mariano e.s. 984 mg, pari a silimarina 787,2 mg.

Modalità di conservazione:

Conservare in luogo fresco ed asciutto, al riparo dalla luce. La data di fine validità si riferisce al prodotto correttamente conservato, in confezione integra.

Avvertenze:

Non superare la dose giornaliera consigliata. Tenere fuori dalla portata dei bambini di età inferiore a 3 anni. Gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta varia ed equilibrata e di uno stile di vita sano.

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Prostadin Prostatite sintomi e cura

PROSTATAPROSTADIN-30-CAPSULE-DA-550-MG

La prostata è un organo fibromuscolare e ghiandolare di cui solo gli uomini sono dotati, delle dimensioni di una castagna, che si trova al di sotto della vescica e circonda l’uretra.

La Prostata è composta da una zona periferica, una centrale, una di transizione, una porzione anteriore ed una sfinterica preprostatica, tutte poi contenute all’interno di una capsula fibrosa che la isola dagli altri organi adiacenti quali il retto, la vescica ed i muscoli del piano perineale.

La Prostata può essere la sede di malattie infiammatorie quali le Prostatiti, l’Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB), e tumori maligni quali l’Adenocarcinoma Prostatico. L’organo trovandosi situato sotto la vescica e intorno all’uretra può influire sul modo di urinare; pertanto ogni volta che insorgano disturbi o alterazioni nella minzione la prostata può potenzialmente esserne la causa.

 L’Ipertrofia Prostatica Benigna non è assolutamente da considerare una condizione che può precedere il tumore della prostata in quanto non degenera in una patologia neoplastica. Piuttosto le due patologie possono coesistere e trarre origine da zone della prostata completamente differenti tra di loro.

Per un uomo è sicuramente importante occuparsi e monitorare la propria prostata prima che essa inizi a causare disturbi. E’ inoltre da tener presente che una sintomatologia non molto importante può ugualmente essere un segnale di un cattivo stato del sistema urinario che può con il passar del tempo sempre più peggiorare la propria condizione.

Dopo i 50 anni è pertanto opportuna una visita urologica a scopo preventivo ogni 12 mesi poiché una adeguata prevenzione permette di scoprire eventuali patologie in uno stadio iniziale consentendo così di trattare le patologie della prostata in maniera sempre più efficace.

 La Prostata ha un’importante funzione nella produzione del liquido seminale (20-30% del totale dell’eiaculato) fornendo componenti fondamentali alla sopravvivenza ed alla qualità degli spermatozoi.

Pertanto alcune alterazioni della struttura e dello stato dell’organo possono influenzare la fertilità maschile.

La restante parte dello sperma è prodotto in maggioranza dalle vescicole seminali; questi due piccoli organi situati tra vescica e prostata hanno la funzione di immagazzinare il liquido seminale per poi espellerlo al momento dell’orgasmo.

Circa il 15-20% delle infertilità maschili sono da attribuire a stati infiammatori cronici della prostata e delle vescicole seminali. Tale condizione è da attribuire ad un’azione diretta dei batteri sullo sperma e sulle vie seminali. Inoltre le infiammazioni prostato-vescicolari determinano alterazioni delle caratteristiche fisico chimiche della parte liquida dell’eiaculato (variazioni della viscosità e della fluidificazione, del pH, presenza di globuli bianchi, modificazioni dei livelli di zinco, fruttosio ed acido citrico) determinando condizioni ambientali sfavorevoli per la normale funzionalità spermatica.

L’emospermia (presenza del sangue nel liquido seminale) può essere anch’essa un segno di patologia infiammatoria ma anche di patologia neoplastica pertanto non deve essere trascurato.

IPB/BPH

L’iperplasia prostatica benigna (IPB o BPH – benign prostatic hyperplasia), conosciuta anche come adenoma prostatico (BEP – benign enlargement of the prostate) o in maniera inesatta come “ipertrofia prostatica benigna”, è una condizione caratterizzata dall’aumento di volume della ghiandola prostatica.

L’aumento di volume in realtà non è dovuto a una ipertrofia, ma a una iperplasia della componente parenchimale e stromale della ghiandola. Anche se entrambe le condizioni comportano un aumento volumetrico globale, il termine ipertrofia indica l’aumento di volume delle singole cellule componenti un organo, che mantengono invariato il loro numero, mentre iperplasia indica l’aumento del numero delle cellule.

In questo caso l’aumento del numero delle cellule ha luogo nella zona centrale della prostata, che si trova a contatto con l’uretra prostatica, o nelle ghiandole periuretrali e nella zona di transizione. Inizia con lo sviluppo di noduli microscopici costituiti principalmente da elementi stromali e parenchimali, che col passare degli anni, aumentando in numero e dimensioni, comprimono e distorcono l’uretra prostatica producendo un’ostruzione che ostacola la fuoriuscita dell’urina.

PROSTATITE

Per prostatite si intende qualsiasi forma di infiammazione della ghiandola prostatica. Poiché le donne sono sprovviste di tale ghiandola si tratta di una sindrome che colpisce esclusivamente il sesso maschile, nonostante ciò le donne possiedono delle microscopiche ghiandole periuretrali, definite ghiandole di Skene, site nell’area prevaginale in prossimità dell’uretra, che sono considerate l’omologo della prostata e possono causare una simile sintomatologia.

La prostatite ha un’incidenza che va dal 7% al 12% a seconda del territorio e delle statistiche.

La prostatite è comunemente suddivisa in quattro differenti categorie.

Categoria I: prostatite acuta (batterica)

Categoria II: prostatite cronica batterica

Categoria III: prostatite cronica abatterica oppure sindrome dolorosa pelvica cronica.

Categoria IV: prostatite asintomatica

La categoria III può essere suddivisa in IIIa (infiammatoria) e IIIb (non-infiammatoria). Nonostante tale divisione queste sottocategorie hanno una utilità limitata nella pratica clinica.

LUTS

I LUTS, dall’inglese “Lower Urinary Tract Symptoms”, ossia sintomi a carico delle basse vie urinarie, sono una serie di manifestazioni sintomatologiche presenti negli uomini con iperplasia prostatica benigna. Il termine LUTS definisce quindi un complesso di sintomi e non una singola malattia dell’apparato urinario. Va sottolineato che tali sintomi non sono esclusivi dell’IPB, essendo infatti presenti anche in altre patologie di diversa natura.

Non esiste una forte correlazione tra dimensione della prostata e gravità o presenza dei sintomi: alcuni uomini con prostata leggermente ingrandita possono avere, infatti, sintomi gravi e, per contro, uomini che hanno una prostata molto allargata possono avere sintomi più lievi. Questo probabilmente perché la sintomatologia è riferibile a due fattori: uno di natura statica, determinato dalla massa della ghiandola, e uno di natura dinamica, dovuto al tono della muscolatura liscia della vescica, della prostata e della sua capsula.

In genere si distinguono due tipi di sintomi: i sintomi ostruttivi e i sintomi irritativi.

Sintomi ostruttivi.

Tra i sintomi urinari di tipo ostruttivo si ricordano la difficoltà a iniziare la minzione, l’intermittenza di emissione del flusso, la sensazione di incompleto svuotamento della vescica, il flusso urinario debole e la necessità di sforzarsi durante la minzione.

Sintomi irritativi.

Fra i sintomi irritativi ricordiamo la maggiore frequenza nell’urinare (pollachiuria), il bisogno di recarsi al bagno anche di notte (nicturia), l’urgenza (definita come il bisogno non posticipabile di svuotare la vescica) e la sensazione di bruciore durante la minzione.

Il medico potrà valutare la gravità di tali sintomi sottoponendo al paziente il questionario del punteggio sintomatologico prostatico internazionale (IPSS, International Prostate Symptom Score). In questo questionario il paziente dovrà indicare la frequenza con cui i sintomi ostruttivi e irritativi si sono presentati nell’ultimo mese.

Se non curata, l’IPB può essere una patologia progressiva. L’incompleto svuotamento della vescica può portare all’accumulo di batteri nel residuo vescicale aumentando i rischi di infezioni, anche gravi, a carico della prostata e dei reni (prostatiti e pielonefriti). Oltre a ciò, aumenta anche il rischio della formazione di calcoli nella vescica (litiasi vescicale) per la cristallizzazione di sali nel residuo vescicale.

Inoltre, la ritenzione urinaria (che può essere acuta o cronica) è un’altra manifestazione del peggioramento dell’IPB.

La ritenzione urinaria acuta è l’incapacità a vuotare completamente la vescica, mentre nella ritenzione urinaria cronica si ha un progressivo aumento del residuo che rimane dopo la minzione.

 Entrambe le forme di ostruzione possono esporre il rene a una condizione di stress che ne può compromettere la funzionalità, anche in maniera grave.

L’iperplasia prostatica benigna non è di per sé in grado di provocare problemi di erezione (disfunzioni erettili), ma è stato riscontrato che la presenza dei tipici sintomi della IPB possono influenzare negativamente la sfera sessuale dell’uomo.

PROSTADIN 30 CAPSULE DA 550 MG

Integratore alimentare a base di Serenoa Repens utile per la funzionalità della prostata e delle vie urinarie, con aggiunta di Epilobio e Zinco. Lo zinco contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossdiativo. Senza glutine. Senza lattosio. Adatto ai vegani.

Componenti principali:

Serenoa Repens: fitoterapico utilizzato nel trattamento dell’ipertrofia prostatica; gli estratti hanno infatti dimostrato un effetto anti-androgeno periferico, per interazione sul metabolismo del testosterone a livello prostatico, ed un effetto inibitorio su lipossigenasi e ciclossigenasi con conseguente azione antiinfiammatoria. L’estratto lipofilo della pianta è in grado di esercitare la sua azione attraverso diversi meccanismi. Più nel dettaglio, quest’estratto è in grado di inibire il legame del diidrotestosterone ai recettori degli androgeni e, allo stesso tempo, è in grado di inibire anche l’attività dell’enzima 5-alfa-reduttasi (tipo 1 e tipo 2). Quest’ultimo è il responsabile della trasformazione del testosterone in diidrotestosterone, suo metabolita attivo responsabile dello stimolo sulla proliferazione cellulare tipica dell’ipertrofia prostatica. Per i suoi effetti a livello ormonale, la serenoa repens è anche usata contro la caduta dei capelli (alopecia androgenetica), per uso orale e topico, proprio in relazione al blocco della 5-alfa-reduttasi. Tuttavia, queste non sono le uniche proprietà attribuite alla serenoa. Infatti, è stato dimostrato da vari studi che la serenoa – in particolar modo il suo estratto lipidico – è in grado di esercitare anche un’azione antinfiammatoria attraverso l’inibizione degli enzimi ciclossigenasi e 5-lipossigenasi, con conseguente inibizione della sintesi di prostaglandine infiammatorie e di leucotrieni.Inoltre, pare che l’estratto della pianta sia anche dotato di azione antispasmodica, esercitata attraverso la riduzione dell’influsso cellulare di calcio e l’attivazione di un meccanismo di scambio ionico sodio/calcio.

Epilobio: principalmente utilizzato nel trattamento dei disturbi della prostata, tuttavia, grazie anche alle sue proprietà antinfiammatorie e antibatteriche, viene impiegato per combattere diverse altre patologie. Grazie alla sua azione antiflogistica, l’epilobio interviene nel trattamento delle iperplasie benigne della prostata e, in generale, migliora il sistema urinario. Inoltre, uno dei principi attivi dell’epilobio, il miricetolo-3-0-beta-D-glucuronide, ha la particolarità di inibire la liberazione di prostaglandine. L’epilobio deve le sue proprietà antinfiammatorie grazie anche alla presenza di un numero elevato di flavonoidi nella sua composizione.I principi attivi contenuti nella pianta di Epilobio sono: flavonoidi (derivati del kaempferolo, quercetina, miricetina), beta-sitosterolo, derivati dell’acido gallico, acidi triterpenici (ursolico, oleanico), mucillagini e zuccheri.

Zinco: componente fondamentale di molti enzimi implicati nel metabolismo energetico. Ha proprietà antiossidanti, favorisce il normale funzionamento della prostata e partecipa alla crescita e al differenziamento cellulare; stimola inoltre la rigenerazione dei tessuti.

Ingredienti:

Serenoa (Serenoa repens (W.Bartram) Small frutti estratto secco tit. al 45% in acidi grassi; involucro: capsula in gelatina vegetale (idrossi-propil-metilcellulosa); Epilobio (Epilobium parviflorum Schreb.) parti aeree estratto secco; agente di carica: cellulosa; agente antiagglomerante; sali di magnesio degli acidi grassi.

Modo d’uso:

Si consiglia di assumere 1 capsula al giorno, durante i pasti.

Tenori medi per dose massima giornaliera:

Serenoa repens e.s. 300 mg, di cui acidi grassi 135 mg; Epilobio e.s. 70 mg; Zinco 7,5 mg

Avvertenze:

Si sconsigli al’uso in donne in età fertile e in soggetti di entrambi i sessi in età prepubere. Non superare la dose giornaliera consigliata. Tenere fuori dalla portata dei bambini di età inferiore a 3 anni. Gli integratori alimentari non vanno intesi come sostituti di una dieta varia ed equilibrata e di uno stile di vita sano.